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La punta della lancia

A metà anni '80 il giornalista Joel Sappell e un collega iniziarono un'indagine sulla Chiesa di Scientology che sarebbe durata cinque anni. Il risultato fu una serie di 24 articoli che cambiò la vita di Sappell in maniera tanto sconcertante quanto snervante. A distanza di trent'anni, il navigato giornalista investigativo indaga su quanto gli accadde.
© di Joel Sappell, Los Angeles Magazine, 18 dicembre 2012.

©Traduzione a cura di Simonetta Po, dicembre 2012.

 
Non avevo mai sentito mia moglie così turbata. «Il cane è stato avvelenato», mi disse al telefono. Aveva la voce tremante e piena di paura, con toni di panico: sarebbe successa la stessa cosa anche a me. Era la fine del 1985 e mi ero appena registrato in un hotel di San Diego assieme a Bob Welkos, come me giornalista del Los Angeles Times. I nostri direttori ci avevano mandati fuori città subito dopo la turbolenta uscita di un nostro articolo sulla Chiesa di Scientology in cui rivelavamo per la prima volta gli insegnamenti segreti del suo fondatore L. Ron Hubbard, il quale faceva risalire le origini dei problemi dell'umanità a una battaglia galattica di 75 milioni di anni fa, quando un malvagio tiranno di nome Xenu regnava incontrastato.

L'articolo aveva avuto risonanza internazionale e la chiesa era furiosa. Il giornale pensò che per me e Bob fosse meglio scomparire per qualche giorno in attesa che le acque si calmassero. Avevo preparato la valigia e mi ero diretto a sud, mentre mia moglie Linda era rimasta in città con Crystal, la nostra meticcia di pastore tedesco che aveva ormai 13 anni.

Adesso l'amica fedele che avevo salvato da un canile di Huntington Bay un anno dopo la fine del liceo stava morendo. «Ha la schiuma alla bocca e le convulsioni», mi disse Linda dall'ambulatorio del veterinario. Il malessere di Crystal era arrivato all'improvviso e il veterinario non riusciva a identificarne la causa. L'unica cosa che potevamo fare era tenerla sedata. «Cose come queste non accadono per caso», mi disse Linda in lacrime. Un mese dopo, quando infinite dosi di fenobarbital non erano riuscite a calmare le spaventose convulsioni di Crystal, la misi per l'ultima volta su una barella e continuai ad accarezzarla in quel suo ultimo viaggio.

Avevo prove per puntare il dito contro la Chiesa di Scientology? No. Ma continuavo a sentire nelle orecchie gli avvertimenti più volte ventilati all'inizio di quella che sarebbe diventata un'indagine sulla chiesa durata cinque anni. Più di una fonte ci aveva raccomandato di tenere d'occhio i nostri animali. Tra chi aveva fatto arrabbiare i leader della chiesa c'erano persone che avevano perso i loro fedeli amici in circostanze sospette - ma io non li avevo ascoltati.

Poco dopo l'inizio della malattia di Crystal ricevetti un'altra telefonata - questa volta dal giudice della Corte Superiore di Los Angeles Ronald Swearinger. Non gli avevo mai parlato, ma mi stavo occupando di una antipatica causa civile che lui presiedeva e che vedeva contrapposti la Chiesa di Scientology e un suo ex membro che sosteneva di essere molestato incessantemente. Migliaia di scientologist di tutto il paese erano confluiti nel centro di Los Angeles per protestare contro il processo e contro ciò che essi ritenevano essere il fanatismo religioso di Swearinger. E ora il giudice mi cercava.

«Ho sentito dire che il suo cane è stato avvelenato», mi disse con tatto. Rimasti molto stupito. È veramente insolito che i giudici contattino i giornalisti durante un processo, in particolare quando sono già stati accusati di pregiudizio. Swearinger fece una pausa. «Il mio cane è stato annegato», mi disse poi riferendosi al suo collie. «L'abbiamo trovato morto in piscina. Lui non si avvicinava mai all'acqua di sua iniziativa.»

Oltre quattro anni dopo, nel giugno del 1990, il Los Angeles Times pubblicò la serie di articoli che io e Bob avevamo scritto sulla Chiesa di Scientology, una delle inchieste più complete mai comparse su un giornale americano. I nostri 24 articoli si basavano su migliaia di documenti e centinaia di interviste; discutevamo di tutto, dalle false affermazioni biografiche di Hubbard alle intrusive tecniche di vendita dell'organizzazione, fino alle tattiche intimidatorie usate contro chi, come me e Bob, veniva ritenuto avversario. L'esperienza personale ci aveva insegnato che la chiesa e i suoi leader - prima Hubbard e poi il suo successore David Miscavige - avevano fatto della guerra psicologica un imperativo spirituale.

Le comuni regole della professione giornalistica non funzionavano. Per i suoi fedeli, Hubbard era sia un guru, sia un generale. Aveva infiorettato i suoi scritti teologici con direttive militanti su come mettere a tacere i nemici. «Se attaccati su un qualche punto vulnerabile da chiunque, singolo o organizzazione, trovate sempre contro di loro o costruite sufficiente minaccia da farli implorare la pace», aveva detto Hubbard al suo gregge. «Non sottostate mai docilmente a un'investigazione. Rendete la vita dura a chi ci attacca, molto dura su tutta la linea.»

E sicuramente lo fecero. La morte di Crystal risultò essere solo l'inizio di una serie di eventi che hanno disturbato la nostra vita. Ed è questo il motivo per cui, alcuni giorni prima di Halloween, ho preso un aereo per il Texas dove ho voluto incontrare l'uomo che un tempo gestiva le operazioni di intelligence di Scientology, la persona di rango più elevato ad aver lasciato la chiesa dopo la pubblicazione dei nostri articoli. È anche l'uomo che oggi la chiesa etichetta come «apostata sospeso [dalle sue funzioni pastorali]» e «bugiardo patologico». Ciononostante, desidero appurare ciò che sa sulle mie vicende.

Tutta la mia carriera di reporter - dal Los Angeles Herald Examiner al New York Daily News fino al Los Angeles Times - è stata dedicata al giornalismo investigativo. Adoravo quelle crociate populiste e l'adrenalina della caccia. Per molti anni ho scavato in ogni direzione, dalla corruzione nel Dipartimento di Polizia di Los Angeles alla morsa mafiosa nella Little Italy newyorkese, ai traffici finanziari poco chiari del sindaco di L.A. Tom Bradley nei suoi ultimi mesi di mandato. Ma nessuna di quelle inchieste mi aveva preparato alle difficoltà poi incontrate nell'indagine sulla Chiesa di Scientology - né all'ossessione che avrebbe rappresentato per noi.

Quando avevo proposto l'idea al direttore cittadino del Times mi ero prefigurato qualcosa di parecchio più modesto. Ero venuto a sapere che un sergente che il Dipartimento di Polizia di Los Angeles aveva licenziato era stato assunto dalla chiesa come capo investigatore privato. L'uomo era riuscito a convincere un ex collega del Dipartimento ad aiutarlo. Il Dipartimento di Polizia aveva preso provvedimenti disciplinari contro il suo agente per aver illecitamente autorizzato l'investigatore di Scientology a video-riprendere in segreto un ex membro ostile della chiesa. Il mio direttore si disse d'accordo che si trattava di una storia interessante.

Ma ce n'era anche una più grossa da raccontare. In quel periodo Scientology stava affrontando un'ondata di cause legali: appena due mesi prima una giuria dell'Oregon aveva riconosciuto un risarcimento di 39 milioni di dollari a una donna che sosteneva di essere stata truffata dalla chiesa, che le aveva promesso un'intelligenta più brillante e una vista migliore. Il mio capo prese a bordo anche Bob, un collega del giornale, e ci disse di scavare. Voleva il ritratto completo e definitivo di Scientology.

All'epoca non sapevo nulla della chiesa, salvo che gli attori John Travolta e Kirstie Alley erano tra i suoi membri. Una volta, al liceo, ero entrato in un centro Scientology di Hollywood Boulevard e avevo fatto il test della personalità. Me ne ero andato al primo tentativo di vendermi i loro corsi - il primo passo sul "ponte della libertà totale" il cui completamento oggi so che può costare svariate migliaia di dollari.

Al cuore degli insegnamenti della chiesa, basati sugli scritti e le conferenze di Hubbard, c'è la credenza che lo spirito della persona, o "thetan", sia immortale e passi da un corpo all'altro grazie alla reincarnazione.

Lo scopo di Scientology è liberare il thetan dalle esperienze dolorose che nel corso delle ere hanno indebolito i suoi poteri e creato problemi emotivi negli individui in cui ha dimorato. Quelle esperienze dolorose vengono definite "engram". Alcuni di essi, predicava Hubbard, erano la conseguenza di guerre galattiche e di tipi truci come Xenu. Grazie a sedute individuali di consulenza chiamate "auditing", i fedeli localizzano e ripuliscono questi engram, restituendo potere al thetan e salute spirituale e fisica al suo ospite. Tutto questo lo si ottiene con l'ausilio di uno strumento somigliante a una macchina della verità, l'E-meter.

Oggi la chiesa sostiene che la teologia di Hubbard conta milioni di seguaci nel mondo, concentrati principalmente a Los Angeles, dove Scientology ha accumulato un vero impero immobiliare. Ma fuoriusciti di alto livello affermano che il numero di membri attivi è ridotto ad alcune decine di migliaia.

Quasi tutti i giornalisti che si sono occupati approfonditamente di Scientology hanno continuato a restarne affascinati anche dopo la pubblicazione dei loro articoli. Io me ne sono interessato per anni. Ma quello è solo uno dei motivi che mi stanno portando a Ingleside on the Bay, minuscola enclave (615 abitanti) sulla Costa del Golfo a mezz'ora da Corpus Christi e oggi casa di Mark "Marty" Rathbun. Per me si tratta di una cosa personale: voglio risposte.

Io e Bob Welkos eravamo soliti scherzare sul fatto che prima o poi tutti i dirigenti di Scientology finiscono per lasciare la chiesa, nonostante abbiano firmato impegni per servire e onorare l'organizzazione per un miliardo di anni - un corpo dopo l'altro. Ed è precisamente ciò che Rathbun, il 55enne ex maestro di spionaggio di Scientology, fece nel 2004 dopo essere rovinosamente caduto in disgrazia con David Miscavige, il leader massimo di Scientology. Io e Bob fummo tra i primi a raccontare la sua ascesa al potere dopo la morte di Hubbard.

Miscavige si ritirò dalle superiori e crebbe ai piedi di Hubbard; era uno dei "Messaggeri del Commodoro", il corpo elitario di adolescenti incaricati di trasmettere i messaggi del fondatore a tutto l'impero Scientology. Quando all'inizio degli anni '80 Hubbard si diede alla macchia per sottrarsi a cause legali e investigazioni, Miscavige diventò il suo solo collegamento con il mondo esterno. Alla sua morte nel 1986, scoppiarono guerre intestine e Miscavige sbaragliò tutti i contendenti, consolidando il potere unico di cui gode oggi come Presidente del Consiglio del Religious Technology Center, l'ente che controlla copyright e marchi di impresa di Scientology. Miscavige aveva scelto Rathbun per gestire le "minacce esterne".

Lasciata l'organizzazione, per quasi cinque anni restò in silenzio sui suoi 27 anni di appartenenza. Quel silenzio fu rotto nel 2009, quando accettò di collaborare a una serie di articoli del St. Petersburg Times. Assieme ad altri testimoni, Rathbun accusò Miscavige di avere istaurato ai massimi livelli della chiesa un vero regime del terrore, di avere preso a pugni e calci i suoi sottoposti, di aver cercato di strangolarli quando non obbedivano ai suoi ordini o non raggiungevano gli standard produttivi che lui imponeva. A quegli articoli seguì la serie di trasmissioni di Anderson Cooper della CNN intitolata "Scientology: una storia di violenza". Anche in quell'occasione Rathbun si scagliò contro Miscavige (sebbene avesse ammesso con Cooper che lui stesso aveva malmenato dei dirigenti di Scientology.) La chiesa replicò alla CNN e al St. Petersburg Times sostenendo che Miscavige non aveva mai malmenato nessuno e presentò numerose testimonianze giurate a sostegno delle sue affermazioni. Disse poi che Rathbun era un violento capobanda e anche per questo era stato espulso.

Poi a ottobre 2012 è uscito l'articolo di copertina di Vanity Fair in cui la giornalista Maureen Orth descrive il bizzarro tentativo di Miscavige di trovare un'affascinante sposa Scientology per Tom Cruise, suo migliore amico, prima del matrimonio con Katie Holmes.

L'articolo ci spiega che Rathbun era l'auditor di Cruise, la persona a cui la chiesa affidò il compito di guidare la star attraverso le confessioni che avrebbero ripulito il suo thetan. Tra le altre cose, Rathbun accusa Miscavige di avere violato la sacralità di quelle sedute, utilizzando ciò che Cruise aveva rivelato di sé per manipolare il famoso attore (la chiesa ha negato le accuse di Rathbun e ha definito "pure invenzioni" l'articolo della Orth.)

Nei miei cinque anni di indagini su Scientology, Rathbun era il capo silenzioso delle sue operazioni per controllare, pedinare, intimidire le persone come me. Ora, mentre lo osservavo reinventarsi sui media come autoproclamato Martin Lutero alla guida della riforma di Scientology e incitarne i fedeli a unirsi a lui nella "Scientology indipendente", non potevo non pensare a ciò che, sotto la sua guida, era stato fatto a me e a Bob.

Nonostante oggi io abbia un incarico governativo come vice di Zev Yaroslavsky, il supervisore della Contea di Los Angeles, nel cuore resto pur sempre un giornalista e le mie avventure con Scientology sono come un "cold case" irrisolto. Quando ho visto citare Rathbun così spesso, il mio istinto da giornalista ha avuto la meglio. Dopo tanti anni, l'emergere di Rathbun dall'ombra ha rappresentato la mia prima e concreta speranza di ottenere la verità da chi maneggiava la punta della lancia Scientology.

Ho cercato il suo indirizzo e-mail e ho riavvolto il nastro di qualche decennio. «L'ultima volta che ci siamo parlati», gli ho scritto, «eravamo su barricate opposte, tanto per usare un eufemismo.» Gli ho detto soltanto che desideravo il suo aiuto per un articolo che avevo in mente di scrivere e gli ho proposto un incontro. Mi ha risposto nel giro di tre minuti, educato e cordiale. «In fin dei conti penso che il vostro fu un lavoro decisamente equilibrato. Certo, vediamoci.»

Ancor prima del mio arrivo, la comunicazione con Rathbun mi fa pensare all'incontro tra due vecchi compagni di università che si erano persi di vista. Prima mi offre il suo appartamento per gli ospiti (rifiuto). Poi mi dice che può venirmi a prendere all'aeroporto e accompagnarmi tutti i giorni in macchina da casa sua al mio albergo (noleggio un'auto).

Quando parcheggio davanti a casa sua, in fondo a un cul-de-sac affacciato su un canale, lui scende le scale e mi saluta con una entusiastica stretta di mano. Sembra un tipo comune: bermuda, sandali, una camicia a quadri un po' consunta sopra la pancetta della mezz'età. Al nostro ultimo incontro non aveva ancora 30 anni. Il suo atletico metro e ottantacinque era vestito nella strana divisa della marina della cosiddetta Sea Organization o Sea Org di Scientology - e mi guardava in cagnesco. Oggi mi ricorda un insegnante di ginnastica del liceo. Gli occhi azzurri hanno rughe cordiali agli angoli e mi sorride per la prima volta da sempre. «Hai un aspetto magnifico - non sei cambiato affatto, hai solo i capelli grigi» mi dice, senza accennare al fatto che entrambi mostriamo molto più cranio di 30 anni fa.

Mi invita a entrare e mi ritrovo subito seduto davanti a un piatto di spaghetti cucinati dalla moglie Monique. Non ricordo di aver mai sentito tanta distanza tra l'esteriorità di un'intervista e l'argomento che voglio trattare. Sono venuto qui per interrogare un uomo sul modo in cui penso che lui e i suoi colleghi abbiano cercato di distruggere la mia vita, ma mi ritrovo a condividere un pasto al suo tavolo di cucina. Seduti uno di fronte all'altro, un'altra cosa mi colpisce: l'aria intimidatoria che un tempo Rathbun coltivava è completamente sparita. Senza il sostegno del potere e delle risorse della Chiesa di Scientology, è semplicemente un altro baby boomer come me.

Torno col pensiero a quando il campo da gioco non era così pianeggiante. Io e Bob fummo oggetto di molti giochi sporchi, dalle azioni legali pretestuose alle molestie assortite. Sapevamo che tre diverse squadre di investigatori privati stavano frugando nelle nostre vite, che facevano domande ai vecchi amici, ai vecchi datori di lavoro, alle persone che intervistavamo. Alle nostre banche arrivavano numerose richieste di informazioni dai più svariati concessionari d'auto. Quando li contattavamo, tutti ci garantivano di non avere idea di chi, tra i loro dipendenti, avesse fatto quei controlli illegali - o perché.

Dalla sera alla mattina le nostre vite furono segnate da eventi misteriosi e anonimi. Io e Bob eravamo una squadra: se succedeva qualcosa a uno dei due era come se fosse successo a entrambi. Quella «patina di terrore», mi dice Rathbun, era precisamente l'effetto che Scientology voleva ottenere. «Eravate ovunque», ricorda mentre beviamo da vasetti vuoti da marmellata. «E Miscavige era veramente furioso... "sbarazzatevi di quella faina di Sappell e di quel ciccione di Welkos", lui parlava così.» Il messaggio, prosegue Rathbun, era chiaro: «Distruggeteli.»

Anche le nostre mogli furono coinvolte. Mentre stava uscendo per andare al lavoro, una mattina la mia, che insegnava in una scuola di infanzia, si vide sbucare improvvisamente da dietro una siepe un messo degli avvocati della chiesa con un mandato di comparizione per me.

Un altro giorno ascoltai Bob che al telefono dell'ufficio cercava di calmare sua moglie, che era sola in casa e aveva scoperto sui gradini un opuscolo di una ditta di onoranze funebri. Sarebbe accaduto diverse altre volte e un pomeriggio vide addirittura qualcuno fuggire via. Poi vi fu la sera in cui quattro volanti della polizia a sirene spiegate bloccarono Bob sulla 710, mentre tornava a casa. Gli ordinarono di scendere dall'auto e di fare l'alcol test. Bob lo superò e chiese il perché di quell'inseguimento. Gli risposero che avevano avuto una segnalazione di guida pericolosa in stato di ebbrezza.

Il giorno dopo il capo della sicurezza del Times, un ex agente del Dipartimento dello Sceriffo della contea di Los Angeles, fece alcune indagini e scoprì che la caccia all'uomo era partita a seguito della telefonata di un uomo che aveva detto di stare inseguendo un ubriaco. Il tizio aveva detto di essere un poliziotto fuori servizio e aveva guidato le volanti nella posizione esatta.

Non dimenticherò mai la notte in cui, arrivato nel mio appartamento al secondo piano di una casa di Fairfax, trovai il biglietto da visita di un detective del LAPD infilato nella porta. "Mi chiami al più presto", c'era scritto sul retro. Quando gli telefonai mi disse che ero accusato di aggressione aggravata ed era in corso un'indagine. Ero stato denunciato da un uomo che sosteneva di aver bussato alla mia porta per chiedere informazioni su un appartamento libero, ma io lo avevo spinto giù dalle scale, inseguito sul prato davanti casa, preso a calci e picchiato con il cartello di un'agenzia immobiliare.

Dissi al poliziotto che con i miei 65 chili su 1,70 ero un oratore, non un picchiatore. Poi lo informai che stavo lavorando a una serie di articoli sulla Chiesa di Scientology e sospettavo un collegamento. Il detective mi richiamò una settimana dopo per dirmi che aveva suggerito al pubblico ministero di archiviare il procedimento, visto che il denunciante si era reso irreperibile: aveva dato nome e indirizzo falsi. Andò avanti così a lungo, un episodio folle dopo l'altro.

Scrivere quegli articoli si dimostrò un'impresa eccezionalmente litigiosa. Sopportammo incontri molto ostili con i leader della chiesa e con il loro battaglione di avvocati super-pagati, uno dei quali ci urlò: «Se volete una fottuta guerra, l'avrete!»

Miscavige, che in quegli anni non aveva ancora preso ufficialmente il comando, rifiutò di incontrarci. Impiegammo mesi di logoranti trattative per riuscire a fissare una intervista anche solo con gli addetti alle pubbliche relazioni della chiesa, il cui obiettivo principale sembrava essere intimidire gli avvocati del giornale e affossare la nostra serie di articoli.

Infine, io e Bob entrammo in uno dei lussuosi palazzi di Scientology su Hollywood Boulevard per la nostra intervista. Ci accompagnarono in una grande sala conferenze e ci dissero di accomodarci su due sedie dietro un tavolino minuscolo. Diversi rappresentanti della chiesa erano seduti a un grande tavolo su un palco. Ci puntarono in faccia dei riflettori e una schiera di telecamere, violando l'accordo che ne prevedeva una soltanto. Con il cuore in tumulto decidemmo di andarcene. Tornammo qualche giorno dopo quando luci e telecamere furono rimosse.

Non eravamo i primi giornalisti fatti oggetto dell'ira di Scientology. Negli anni '70, il Guardian's Office - o GO - della chiesa aveva intrapreso una massiccia campagna di molestie, furti e giochi sporchi contro i nemici del governo e della stampa. Il peggio toccò a Paulette Cooper, che nel 1971 aveva scritto il libro The Scandal of Scientology. La reporter venne incastrata dagli operativi del GO che riuscirono a impossessarsi della sua carta da lettere con le sue impronte digitali, che usarono per mandare messaggi minatori alla chiesa.

La Cooper venne imputata e poi prosciolta. In seguito, undici membri di alto rango della chiesa furono condannati al carcere; tra di loro anche Mary Sue, la moglie di Hubbard, sovrintendente delle molte attività criminali del GO.

Ai primi anni '80 il Guardian's Office fu sostituito dall'Ufficio degli Affari Speciali (OSA), comandato da Rathbun. I dirigenti di Scientology insistevano che le indagini sui presunti nemici, se necessarie, erano affidate a investigatori privati assunti e controllati dagli avvocati della chiesa - o almeno questa era la storia di copertura. Ora Rathbun mi dice che quegli investigatori erano sì pagati dagli avvocati della chiesa, ma riferivano direttamente a lui e al suo staff. «Dovevamo fingere di esserci lasciati tutto alle spalle», mi dice riferendosi alle operazioni occulte del movimento, «ma era soltanto un sotterfugio.»

Rathbun cammina su e giù per il soggiorno, una sigaretta elettronica in mano. Ha mal di schiena e ha bisogno di muoversi, il che significa che io più che altro sto seduto sul suo divano e lo guardo. Potrebbe benissimo essere su quel palco. Monique, capelli scuri, voce gentile e occhi attenti, è seduta lì accanto a un tavolino vicino alla finestra - lo chiamano "trespolo" - e scrive tranquilla su un computer portatile. Ho l'impressione che stia ascoltando come testimone.

La nostra intervista si protrae ormai da ore e fatico a controllare la conversazione. Rathbun non discute soltanto delle presunte malefatte di Miscavige e del futuro della chiesa. I suoi monologhi spaziano dal segreto della longevità creativa di B.B. King al genio degli addetti delle pubbliche relazioni di Ronald Reagan, fino alla "evoluzione dittatoriale" di Hubbard negli anni '60. Non so se sta usando i suoi vecchi trucchi Scientology per dominare la comunicazione, ma questo incontro a lungo atteso sta cominciando a ricordarmi il mio ultimo incontro con i dirigenti della chiesa.

Ma c'è qualche lento progresso. Quando gli racconto la saga delle nostre interviste e l'ostilità della chiesa, Rathbun annuisce come se ancora apprezzasse un lavoro ben fatto della sua vecchia squadra. «L'idea di fondo era farvi sentire piccoli, intimiditi, di farvi retrocedere», mi spiega. I video delle nostre interviste furono consegnati immediatamente a Miscavige, che gestiva nel dettaglio la reazione della chiesa a ogni indagine. «Godeva nel vedere quanto eravate a disagio.»

Far assumere a Rathbun la responsabilità delle sue azioni non si dimostra un'impresa facile. Ecco un piccolo esempio: quando gli chiedo degli investigatori privati che ci pedinavano, mi dice subito: «non ho mai assunto un investigatore per starvi addosso.» Un momento dopo, però, ammette che voleva dire che lui non ha mai personalmente assunto un investigatore. Mi dice che erano i ragazzi dell'"intel" alle sue dipendenze che si occupavano di quelle cose per conto suo. «Funziona come un ingranaggio, io ricevevo soltanto i rapporti.» Lo dice in modo piatto, quasi stessimo parlando del tempo o dei progetti per le vacanze. «È tutto sfuocato, ma ricordo molti rapporti di intelligence su di voi, in tutto quel periodo.» Miscavige leggeva i rapporti e poi, aggiunge, «distruggevo tutto... non doveva restare traccia di quei documenti.»

Le risposte di Rathbun alle domande su me e Bob procedono tutte sulla stessa falsariga - prima nega e poi, dopo le mie ripetute insistenze, fa qualche vaga ammissione. A volte sembra che il nuovo Marty e il vecchio siano impegnati in una sorta di dialogo. Le mie domande, mi dice a un certo punto, lo fanno sentire come in una seduta di auditing, gli scatenano memorie di eventi dolorosi così che lui possa liberarsi dalla loro morsa - solo che non stiamo usando un E-meter.

Rathbun dice, per esempio, che la chiesa ottenne i tabulati telefonici e bancari miei e di Bob da degli investigatori privati che li avevano acquistati da gente specializzata in quel tipo di traffico illegale. «C'erano diversi passaggi di mano», continua, così che la chiesa non comparisse mai in quelle transazioni. In questo modo, ragiona, non si può certo dire che la chiesa abbia fatto nulla di illegale contro di noi.

«Ma quello che facevate era illegale», ribatto io. «Sì, hai ragione», mi risponde. «Mi hai accusato e io non lo sto negando. Ma il tempo ha offuscato i ricordi.»

Quando gli parlo della denuncia per la falsa aggressione e dell'inseguimento della polizia a Bob Welkos, Rathbun mi dice che non avrebbe mai tollerato cose del genere. Poi riconosce che nel suo ufficio c'erano dei "volontari" provenienti dal disciolto Guardian's Office che continuavano a molestare le persone, forse anche noi. «La cosa mi infastidiva molto. Non avrebbe potuto infastidirmi se non fosse successa. E successe parecchie volte», commenta nel suo bizzarro ragionamento circolare. «Perciò mi sto difendendo, ma allo stesso tempo devo dire che... non lo sto perpetuando. Ma, naturalmente, lo sto facendo perché permetto che prosegua.»

Rathbun insiste che lui stava soltanto eseguendo gli ordini. Miscavige, dice, nutriva un «vero odio» per me e Bob. «Voleva che tutti nella sala conferenze cercassero di escogitare come fermare Welkos e Sappell», ricorda. «Stavate lavorando per il nemico... eravate parte di quel macchinario, agenti sul campo. Il L.A. Times veniva demonizzato.»

Per Miscavige la posta in gioco era alta, prosegue Rathbun, più alta di quanto potessimo immaginare. I nostri articoli rappresentarono uno dei primi test dell'abilità del giovane attivista di gestire una sfida seria in un momento in cui la chiesa stava cercando di riemergere dallo scandalo e di rendersi accettabile. Tra le altre cose, la chiesa aveva pagato milioni di dollari per accordarsi in via stragiudiziale con degli ex membri, per mettere a tacere le loro rivendicazioni nei confronti di Scientology e per evitare maggiori problemi finanziari e di pubbliche relazioni.

«Bisognava far tacere Sappell e quei tizi del Times », dice Rathbun nel ricordare gli ordini di Miscavige. Ma non ci riuscirono. Mi spiega che la chiesa sperava di farci credere che con «quel tipo di intrusione nella vostra vita, non sarebbe valsa la pena darci fastidio.» Con me e Bob quelle intimidazioni non funzionarono, anche se secondo Rathbun erano solitamente sufficienti. Di tutti i giornalisti che cominciano a indagare sulla chiesa, dice, «quelli come voi che poi scrivono davvero sono l'eccezione, non la regola.»

La Chiesa di Scientology riuscì però ad avere l'ultima parola - usando le nostre parole. Il movimento inondò la California meridionale con una campagna pubblicitaria durata tre mesi che citava brani dei nostri articoli all'apparenza positivi. Le citazioni fuori contesto - parole scritte da me e Bob - furono fatte pubblicare su 120 cartelloni stradali e su quasi 1000 autobus. Eccone un esempio: «La Chiesa di Scientology... ha superato crisi che avrebbero tramortito, se non totalmente distrutto, altri nuovi movimenti religiosi - è la testimonianza della determinazione a sopravvivere del gruppo.» I cartelloni riportavano data dell'articolo, logo del giornale e riferimenti a noi. La chiesa acquistò un cartellone a un isolato da casa mia a Silver Lake, su una strada che percorrevo tutti i giorni. Ebbi l'impressione che non si trattasse di una coincidenza e in seguito un fuoriuscito mi disse che avevo ragione.

Rathbun ammette che fu lui a selezionare i passaggi dei nostri articoli, ma sostiene che l'idea era stata di Miscavige. «Vedeva quella serie come una sconfitta, ma la trasformò in vittoria perché l'idea della campagna cartellonistica fu sua», mi dice. «Nella sua versione della realtà, vi aveva "sventati".»

Marty Rathbun a sinistra, David Miscavige a destra

Oggi David Miscavige non tira più segretamente i fili di Scientology come faceva quando io e Bob scrivemmo i nostri articoli. All'epoca riuscimmo a vederlo soltanto una volta, nel corridoio del tribunale di Los Angeles. Rifiutò di rispondere alle domande, ma un nostro fotografo riuscì a scattare una delle rare fotografie del piccolo ma muscoloso giovanotto. Oggi Miscavige ha 52 anni, veste sempre abiti su misura e viaggia il tutto il mondo, da Amburgo a Pasadena, per inaugurare chiese di Scientology nuove o lussuosamente restaurate. Il sito web della chiesa lo descrive come il "leader ecclesiastico" di Scientology e, forse ancora più importante, come "fidato amico di L. Ron Hubbard". Sotto la sua guida, prosegue il sito, Scientology negli ultimi cinque anni ha raddoppiato le sue dimensioni, posizionandosi come una "vera religione del 21 secolo" grazie alle sue sbalorditive attività multimediali, alcune delle quali troveranno sede in uno studio di Hollywood che la chiesa ha acquistato nel 2011 per 42 milioni di dollari. Ma per certi versi Miscavige e la chiesa che dirige restano immutati. L'aggressività è nel loro DNA.

Un tempo Rathbun condivideva gli agi di Miscavige, che vive in un lussuoso bungalow della "Base Internazionale" della chiesa appena fuori Hemet, cittadina a 100 chilometri da Los Angeles. Ma ora non più. Negli ultimi tre anni, da quando ha collaborato agli articoli del St. Pete Times sui presunti attacchi di violenza di Miscavige, Rathbun si è trasferito a Ingleside on the Bay e cerca di schivare i colpi di membri e operativi della chiesa.

Un investigatore privato ha istallato delle telecamere in una casa a due piani di fronte alla sua, mi dice Rathbun. Il detective in questione è lo stesso che Rathbun dice di avere assunto nel 1988 per scavare nella vita di due fuoriusciti di alto livello di Dallas, una coppia che io e Bob avevamo intervistato. Una sera, mentre percorrevo la carrareccia che collega la casa di Rathbun alla statale, ho visto un uomo in una Crown Victoria grigia avanzare a velocità sostenuta nella direzione opposta; parlava al cellulare. Era l'investigatore privato in questione.

La chiesa non nasconde di tenere Rathbun sotto controllo. Una sua foto mentre pranza sulla terrazza di un ristorante con il giornalista Lawrence Wright del New Yorker è stata pubblicata in una edizione speciale del 2011 della rivista Freedom di Scientology. L'articolo cercava di demolire un lungo pezzo che Wright aveva appena scritto su Scientology e che poi è diventato un libro in uscita a gennaio 2013. Quando lo contatto per chiedergli della foto, Wright mi dice: «Marty mi aveva detto di essere sorvegliato, ma pubblicarla sembrava troppo sfacciato.» Wright ebbe l'impressione che «la chiesa avesse assunto un investigatore privato per pedinare uno dei due, o entrambi, e ne sembrava orgogliosa.»

Per sei mesi di fila una troupe televisiva chiamata Squirrel Busters Productions ha seguito Rathbun come un'ombra, arrivando a puntargli provocatoriamente le telecamere in faccia. La faccenda prese una piega così fastidiosa che i vicini cominciarono a piantare in giro cartelli con scritto "No agli Squirrel Busters" e ad azionare gli innaffiatori automatici per allontanarli. (Nel gergo hubbardiano uno "squirrel" è chi dà servizi Scientology al di fuori del controllo tecnico della chiesa madre. In base a quella definizione, ritengo che Rathbun sia uno squirrel. Ma lui si definisce "eretico".)

Su whoismartyrathbun.com potete visionare una raccolta dei video degli Squirrel Busters. «Marty Rathbun potrebbe considerarsi un pacifico e onesto bravo ragazzo che non fa del male a una mosca», dice la voce fuori campo, «ma se si guardasse per bene allo specchio vedrebbe la sua vera immagine: quella di un leader pazzo di una piccola setta del Texas meridionale. Un uomo con una mentalità da miliziano e una lunga storia di violenza.»

Mentre sono a casa sua, ogni volta che fuori si sente il rumore di un'auto o di una portiera che sbatte i suoi occhi corrono immediatamente alle finestre, spesso simultaneamente a quelli della moglie. Continuo a chiedermi quanto tutto questo possa essere traumatico per la tranquilla Monique, che incontrò il marito su Match.com nel 2006, prima che si scatenasse l'inferno. Oggi siede sul trespolo come una sentinella. Rathbun sostiene che il vero messaggio di tutto questo è: «Pensi davvero di poter uscire da una setta? Ti sbagli. La setta ti seguirà fino nella fottuta tomba.»

Gli dico che i lettori di questo articolo penseranno probabilmente che ha quel che si merita. Dopo tutto, è il medesimo trattamento che era lui un tempo a riservare agli altri. Per la prima volta vedo un lampo dell'aggressivo Marty che ricordavo. Smette di camminare su e giù per la cucina e mi fissa. «È ciò che penseranno se tu lo scriverai!», dice alzando la voce e puntandomi il dito. «Negli ultimi tre anni ho avuto molti attacchi», aggiunge abbassando la voce. «Mi sono liberato di un sacco di karma negativo per ciò che avevo fatto.» Adesso, però, «ho pareggiato il conto. Ho costruito una riserva di karma positivo a cui attingere.»

Oggi il buon lavoro che Rathbun si attribuisce consiste nella "decompressione" di persone che hanno lasciato ciò che lui definisce la "Scientology corporativa". Porta quelle persone in auditing, come un tempo faceva con Tom Cruise; le aiuta a localizzare i traumi che le separano dallo stato di "clear".

Rathbun è ancora un vero credente, crede nel valore di Hubbard e dei suoi scritti, ma distingue tra scritture e struttura della chiesa. In salotto ha una libreria zeppa di tomi Scientology su questioni spirituali e manageriali, oltre al libro che sancì l'inizio della carriera di Hubbard: il best-seller del 1950 Dianetics: The Modern Science of Mental Health ["Dianetics, la forza del pensiero sul corpo" in italiano].

Rathbun ha auto-pubblicato due libri graffianti sul management di Scientology e gestisce un blog parecchio frequentato - Move on Up a Little Higher - in cui incoraggia i lettori a lasciare la "Scientology Inc." e a professare pubblicamente la propria indipendenza. Nel predicare l'inevitabile collasso della Chiesa di Scientology di Miscavige, Rathbun sembra deciso a collocarsi a capo di un movimento rivale di scientologist scontenti, ma mantiene lo stesso stile "non si fanno prigionieri" che una volta usava contro giornalisti e critici della chiesa.

«C'è un motivo per cui DM mi teme più di chiunque altro», mi dice riferendosi a Miscavige con le sole iniziali, come fanno molti nella chiesa. «Perché nel profondo del cuore lui sa... che sono il peggiore dei suoi incubi per un motivo e solo per un motivo: non sono in vendita», a differenza di altri ex membri che a metà anni '80 firmarono accordi stragiudiziali. «Tutti hanno un prezzo, ma io no.» Dice che Miscavige era ciò di cui la chiesa aveva bisogno: un leader «totalmente dedicato a quelle manovre machiavelliche in un periodo fatto di colpi di mano e di guerre di potere.» Riconosce a Miscavige il merito di essere andato dritto al vertice dell'IRS per ottenere finalmente l'esenzione fiscale della chiesa, arrivata nel 1993 con un accordo costato milioni di dollari.

Ma secondo Rathbun, Miscavige sta minando il movimento e incarna la segretezza e l'aggressività che negli ultimi anni di vita caratterizzarono L. Ron Hubbard, il suo mentore eremita. Accusa soprattutto Miscavige di aver trasformato la sua più preziosa arma pubblicitaria in una mina vagante. Sta ovviamente parlando di Tom Cruise, «l'epitome dello scientologist dedicato.»

Rathbun accusa Cruise e Miscavige di aver distorto la percezione del pubblico verso gli scientologist, di averli dipinti come persone intransigenti e arroganti, piene di «entusiasmo artificiale.» Un esempio è il battibecco di Cruise con Matt Lauer di Today di qualche anno fa, quando l'attore accusò il giornalista di essere "tonto" e di caldeggiare l'uso di psicofarmaci infantili. O il famoso video di Cruise a un gala di Scientology, quando Miscavige lo premiò con la prima "Medaglia della Libertà al Valore" della chiesa. Nel video, l'attore suggerisce che gli scientologist sono così potenti che quando vedono un incidente stradale devono sentirsi obbligati a fermarsi, perché sono gli unici che possono veramente dare aiuto in situazioni del genere.

Ma Rathbun dice che a fargli prendere la decisione di lasciare la chiesa fu il comportamento di Miscavige. Sostiene di essere stato testimone di abusi e violenze dietro gli alti recinti della Base Internazionale di Scientology di Hemet, dove dice che Miscavige teneva prigionieri quegli alti dirigenti che riteneva degli inetti, sottoposti a percosse e a confessioni forzate. Secondo Rathbun, tutto questo avveniva in una grande casa mobile chiamata "Il Buco". «Chiunque fosse qualcuno veniva sbattuto lì dentro», prosegue. E ammette di aver menato le mani anche lui, ma di averne anche prese.

Sebbene la chiesa insista che Miscavige non ha mai alzato le mani su nessuno, Rathbun lo accusa di averlo preso a pugni nello stomaco, tanto da farsi male anche lui. «Iniziò a dare in escandescenze, urlava con quanto fiato aveva in gola "il figlio di puttana vuole uccidermi! È malvagio!". Solo perché non mi lasciavo picchiare docilmente.»

Quando alla sera torno al mio albergo, inizio ciò che potrebbe dirsi una seconda giornata di lavoro: ascolto ore di registrazione e trascrivo le interviste. Poi resto sveglio fino a tardi per leggere il nuovo libro di Rathbun, The Scientology Reformation: What Every Scientologist Should Know. In altre parole, sono di nuovo immerso in Scientology e riaffiorano i ricordi dell'ultima volta in questo mondo fatto di neolingua orwelliana, di diffamazioni, di investigatori privati e paranoia. Ogni sera entrando nell'atrio osservo il parcheggio dell'hotel per vedere se qualcuno mi controlla. Ogni volta che a casa di Rathbun si sente un rumore esterno, anche io sbircio fuori proprio come lui e sua moglie.

In questi giorni non ho potuto fare a meno di notare che Chiquita, la cagnolina di Rathbun, è spesso accucciata ai miei piedi. Il piccolo incrocio tra un chihuahua e un corgi è una presenza costante durante le passeggiate lungo la baia, le nostre chiacchierate, nelle ore trascorse sul pontile, a volte semplicemente sdraiata a zampe all'aria vicino a Rathbun, che chiaramente la adora. È lì anche quando comincio a parlare di animali domestici uccisi.

Siamo in salotto, uno di fronte all'altro. Lui è seduto sul divano consunto, io sprofondato nei cuscini dell'altro. Decido di non iniziare da Crystal. Parliamo di giochi sporchi, gli dico. Magari di animali. Non riesco ad aggiungere nemmeno una parola che Rathbun si alza e mi dice: «No, non esiste. Non può essere successo.» Se davvero è stato fatto del male a degli animali, specula, allora i colpevoli erano probabilmente delle "terze parti" che volevano far ricadere la colpa sulla chiesa, azioni per incastrarla. Mi dice che gli agenti dell'IRS che a metà anni '80 indagavano sulla chiesa «erano sicuri che fossimo coinvolti nell'uccisione di animali.»

Cosa? Nemmeno io ne avevo mai sentito parlare. Poi mi cita il defunto giudice. «Swearinger disse che il suo fottuto cane era stato annegato.» Il mio cuore accelera. Da quasi trent'anni aspetto di parlare di Crystal con qualcuno della Chiesa di Scientology. «So del cane di Swearinger», gli dico. «Il giudice mi aveva telefonato.»

«Te l'ha detto in privato?» Mi chiede Rathbun. «Sì», gli rispondo teso. «Aveva sentito dire che il mio cane era stato avvelenato.» Rathbun mi guarda a bocca aperta e resta in silenzio per un momento. «Il tuo cane? Mi stai prendendo in giro?»

«No, assolutamente.»

Mi guarda sconcertato. «Ti ripeto che questa era una cosa assolutamente verboten », insiste. Gli dico che non credo affatto a delle "terze parti". Ed è in quel momento che Rathbun cambia completamente registro. «Prima ancora che tu venissi qui, te lo assicuro, stavo attento al mio cane», mi dice mentre Chiquita dorme lì vicino. «Non la faccio avvicinare ai figli di puttana, se capisci ciò che voglio dire.»

***

Nel tardo pomeriggio del nostro terzo giorno insieme comincio a percepire che l'umore non è più così cordiale come il primo, quando ho salito la scala di Casablanca, come Rathbun chiama casa sua. Spengo il registratore e chiudo il mio taccuino con un gesto che suggerisce che ho finito. Dico a Rathbun che è arrivato il momento di salutarci, anche se il mio aereo parte soltanto tra due ore. Mi avvio verso la porta e Monique mi abbraccia; io la ringrazio per avermi aperto la porta di casa sua. Io e Rathbun usciamo nella calura texana. «È stato divertente», mi dice. Io non avrei mai scelto la parola divertente, penso tra me. Mi indica col mento il suo furgoncino: «ti accompagno fino alla statale per assicurarmi che nessuno ti segua», mi dice. Al bivio lui gira da una parte, io dall'altra. Guardo lo specchietto retrovisore e lo vedo scomparire dietro una curva.

Sto guidando verso l'aeroporto di Corpus Christi e ricomincio a sentirmi nervoso, molto cosciente che la mia determinazione a scrivere questo articolo - come già era stato per gli originali - potrebbe riverberarsi sulla vita delle persone a cui voglio bene. Prima di imbarcarmi in questa fatica ne avevo parlato con la mia famiglia. «Sei davvero sicuro di volerlo fare?», mi aveva chiesto Mona, la mia seconda moglie. Sì, le avevo assicurato. Non potevo trascurare la possibilità di indagare sulla mia stessa storia. Avevo parlato anche con i miei figli, entrambi adulti. Quando il L.A. Times aveva pubblicato la nostra serie mio figlio era nato da un mese e mia figlia non era ancora arrivata. Non volevo impaurirli, ma avevo consigliato loro di tenere gli occhi aperti.

Avevo fatto lo stesso con Bob Welkos, il mio vecchio collega. Anche a lui avevo detto di guardarsi intorno.

Quando l'aereo tocca la pista di Los Angeles mi rendo conto di dover fare altre due telefonate. La prima è alla mia ex moglie. Non sento Linda da anni, ma temo che se parlo di lei e di Crystal, potrebbe ricevere la visita di qualche agente della chiesa là tra i boschi del Colorado dove ora vive.

Ci eravamo lasciati nel 1987, quando io ero più concentrato su Scientology che sul nostro matrimonio. Quel periodo fu brutalmente duro anche per lei, sebbene mi senta profondamente imbarazzato nel dire che fino a un paio di anni fa non avevo mai veramente riflettuto su quanto. Nel riordinare vecchie carte avevo trovato un dettagliato diario di Linda sulle dosi di fenobarbital che somministrava a Crystal nelle settimane in cui cercammo di tenerla in vita. Parlo al plurale, ma devo dire che Linda fece molto più di me. Io ero troppo occupato con Scientology. Proprio come tutti i membri della chiesa, anche io mi ero immerso nell'universo creato da Hubbard - spesso a discapito delle persone e degli eventi del mio mondo.

Quando rintraccio Linda e le dico che sto nuovamente scrivendo di Scientology, mi risponde con il suo ben noto «oh cavolo!». Riandiamo con la memoria al messo che si materializzò da dietro un cespuglio per consegnarle un documento e ridiamo insieme delle follie di quel periodo, ma ogni allegria finisce nel ricordare Crystal. «Sono stata così male. Fu una cosa orribile.» Le dico che mi sono sempre sentito in colpa perché il mio lavoro aveva fatto del male al cane che entrambi amavamo. La ringrazio tacitamente per avermi sostenuto nell'ossessivo impegno per quegli articoli, per la sua pazienza, perché adesso sta parlando con me. Prima di salutarla mi faccio promettere che mi telefonerà nel caso ricevesse visite inattese.

La mia seconda telefonata è alla Chiesa di Scientology. La sua portavoce internazionale mi dice freddamente di inviarle per e-mail la descrizione di ciò che scriverò e le domande specifiche. Sei giorni dopo ricevo una lettera di otto pagine che comincia con una domanda: «Perché a distanza di 22 anni da quei cinque epici anni spesi per scrivere la sua insopportabile opera in sei parti per il Los Angeles Times, è ancora incapace di darsi pace?».

La lettera dice che Rathbun è «uno stalker ossessionato.» La Chiesa di Scientology e Miscavige non hanno fatto nulla di male. Quel pugno nello stomaco sferrato da Miscavige? «Falsità e diffamazioni.» Il «vero e proprio odio» di Miscavige contro me e Bob? «Possiamo assicurarle che Mr. Miscavige non ha mai detto una cosa del genere, né che ha perso tempo a ossessionarsi per voi due.» I tabulati telefonici e bancari trafugati? «Ancora una volta possiamo soltanto dire che Rathbun le sta dicendo ciò che lei si vuole sentir dire.» Bob inseguito dalla polizia? «La Chiesa non sa se Mr. Welkos guida in modo pericoloso, o se guida del tutto.» La denuncia della falsa aggressione? La chiesa «non ha niente a che fare con false denuncie... non abbiamo nulla a che fare nemmeno con le multe per eccesso di velocità, sosta vietata o per aver sporcato il suolo pubblico che lei ha preso o non preso nella sua vita.»

Infine, che cosa mi possono dire sulla morte di animali domestici? «Ci piacciono gli animali, non uccidiamo i cani e ci dispiace per la perdita del suo, oltre vent'anni fa... in altre parole, Joel, gli articoli possono andar bene per un po' di pettegolezzo serale su Internet, ma sono tutte e senza eccezione delle menzogne.»

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Nelle conferenze e nelle direttive ai suoi seguaci L. Ron Hubbard sosteneva che le "persone soppressive" che cercano di ostacolare Scientology vengono inevitabilmente colpite da gravi malattie. «Li uccide letteralmente», scriveva.

Rathbun ricorda che Miscavige condivideva la stessa opinione e che un giorno ascoltò estasiato un rapporto di intelligence su di un giornalista che aveva iniziato una cura antidepressiva. «Ecco quel che ottieni se ci dai fastidio», avrebbe commentato Miscavige. «Se attacchi Scientology finisce che impazzisci.» (La risposta della chiesa? «Ma per piacere...»)

Forse loro sono al corrente di casi del genere, ma la cosa non mi riguarda. Per quanto possa sembrare banale, so che il progetto Scientology mi ha insegnato delle lezioni importanti, la maggiore delle quali è andare avanti nonostante timori e dubbi. Se tornassi indietro lo rifarei. Ricordo che dopo la pubblicazione della nostra serie pensai che non avrei mai incontrato una sfida professionale altrettanto dura, e il tempo me lo ha confermato. Sebbene non possa dire di preciso - dannato buonsenso - che cosa mi abbia spinto a cercare Rathbun e a scrivere questo articolo, penso che abbia a che fare col dimostrare a me stesso che non solo sono sopravvissuto, ma che mi sono irrobustito. La patina di terrore non mi ha fatto cedere.

Mentre scrivo queste parole Phoebe, la mia cagnolina di un anno - un'altra cucciola salvata dal canile - dorme beatamente nella stanza accanto. Una passeggiata ci farà bene.

Joel Sappel è stato giornalista e redattore del Los Angeles Times per 26 anni. Questo è il suo primo articolo per il Los Angeles Magazine.

 
 
 
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