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Il processo parigino: parlano gli imputati (Terza parte)

Il 16 ottobre 2013 la Corte di Cassazione francese ha confermato le condanne a due entità della Chiesa di Scientology e a sei suoi operatori. Il giornalista anglo-francese Jonny Jacobsen ha seguito tutte le udienze del primo grado e ci racconta le deposizioni di tre degli imputati.

Di © Jonny Jacobsen, giugno/luglio 2009.

© Traduzione di Simonetta Po, novembre 2013.

 

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La presidente del Celebrity Centre

Il giorno dopo la deposizione durata molte ore di Alain Rosenberg, il giudice Château ha chiamato a deporre Sabine Jacquart.

La Jacquart, 44 anni, è stata presidente del Celebrity Centre di Parigi dal settembre 1997 all'ottobre 1999 ed è accusata di truffa organizzata e di abuso di professione di farmacista.

Come per Rosenberg il giorno precedente, anche il suo esame si è trasformato un una maratona. Il giudice è tornata sugli stessi argomenti, scendendo nel maggior dettaglio possibile. E proprio come per Rosenberg, anche con la Jacquart abbiamo assistito a momenti teatrali, in particolare durante le domande più ostili della pubblica accusa e dell'avvocato delle parti civili.

La testimonianza della donna ha visto lacrime e disprezzo, scatti di rabbia e più di una denuncia appassionata di quella che a suo dire è una persecuzione contro di lei e contro la Chiesa di Scientology.

In quanto presidente del Centro all'epoca degli eventi in questione, la Jacquart è stata ritenuta parzialmente responsabile delle truffe presumibilmente commesse ai danni di Aude-Claire Malton, Eric Aubry e Parangorn, l'azienda gestita da Pierre Auffret.

Dal fascicolo del rinvio a giudizio si è appreso che la Jacquart era stata interrogata la prima volta - "non senza difficoltà" - nel maggio 2002 come testimone. In quell'occasione si era limitata a confermare la sua posizione di presidente del Celebrity Centre, rifiutandosi di aggiungere altro. Le accuse contro di lei erano state formulate l'estate successiva, quando era stata nuovamente interrogata (luglio 2003). In quell'occasione aveva detto agli inquirenti che, durante il suo periodo di presidenza, non era lei a gestire di fatto l'organizzazione. Tutti sapevano quali erano i loro compiti e che cosa dovevano fare, e se ne assumevano la responsabilità senza dover ricevere istruzioni da nessuno. Sapeva poco o niente delle transizioni finanziarie del Centro.

Sono trascorsi sei anni e adesso siamo in tribunale. La Jacquart - minuta, carina ed elegante - quando il giudice l'ha invitata a parlare è sembrata inizialmente persa. Aveva naturalmente sentito le accuse fatte in tribunale, e le contestava. «Aspetto le vostre domande.»

Incoraggiata dal giudice, ha poi iniziato a parlare. Il suo ruolo come presidente del Celebrity Centre era stato quello di rappresentarlo e di gestire i problemi che potevano insorgere con il personale. Non era stato il ruolo di un direttore che ha l'ultima parola: per quello c'era un consiglio di amministrazione.

«Non ho mai preso decisioni...», ha detto. «La sola cosa era assicurarsi che gli statuti venissero rispettati.»

Ma lei sapeva che cosa succedeva al Centro, ha affermato il giudice Château. Non tutto, ha risposto la Jacquart. Il centro era frequentato da 120/130 membri attivi, «Perciò non potevo sapere tutto di tutti.»

E che ci dice delle questioni finanziarie? Ha chiesto il giudice. «Per quelle c'era un tesoriere, non erano di mia competenza.»

Il giudice Château le ha fatto domande sul periodo in cui il Celebrity Centre (L'Association Spirituelle de l'Eglise de Scientologie (ASES) ) aveva condiviso le operazioni bancarie con la libreria Scientologie espace librairie (SEL): usavano la stessa macchinetta per accettare le carte di credito e quella per verificare gli assegni. Il che minava le affermazioni degli imputati secondo cui le due attività erano totalmente separate; era anche un punto chiave, dal momento che sia il Celebrity Centre, sia la libreria SEL sono a processo per truffa organizzata.

La Jacquart ha spiegato che questa collaborazione tra le due organizzazioni era nata in un periodo in cui il Celebrity Centre non riusciva a farsi dare quelle apparecchiature dalla banca. «L'associazione (Celebrity Centre) non poteva aprire conti bancari in Francia, così a un certo punto avevamo bisogno di averne uno», ha spiegato. «Non riuscivamo a usare bancomat e carte di credito, e per noi era un grosso problema perché quasi tutti i nostri clienti usavano quei mezzi di pagamento, così avevamo chiesto alla SEL se potevano aiutarci, e loro lo hanno fatto.» Si era trattato di un accordo temporaneo con la libreria, fino a che il Centro non avesse risolto il problema, ha ribadito la Jacquart. Benché le due organizzazioni condividessero lo scopo di promuovere gli scritti del fondatore di Scientology L. Ron Hubbard, si trattava di due entità separate. «Non ho nulla a che fare con la SEL.»


"Il Sig. Aubry era molto esigente"

Qui però il problema era che alcune delle fatture che Michaux, coimputato della donna, aveva emesso a Eric Aubry (uno dei primi a denunciare) comparivano sia nei conti del Celebrity Centre, sia in quelli della libreria. «Lei come lo spiega?», ha chiesto il giudice Château. (All'epoca degli eventi in questione, Didier Michaux era il venditore capo della libreria. Non aveva mai lavorato al Celebrity Centre).

«Il Sig. Aubry voleva parlare solo con il Sig. Michaux, e questo era un problema. Ma quando un fedele chiede di una persona, e di quella persona soltanto, non vedo come si possa dire di no», ha ribattuto la donna. «Il Sig. Aubry era molto esigente», ha aggiunto. Voleva vedere solo Michaux. «Ho avuto a che fare con lui una volta o due, ma lui continuava a insistere: "Michaux, Michaux".»

Il giudice Château ha iniziato a parlare dell'utilizzo di conti bancari personali di alcuni scientologist. Il magistrato inquirente Jean-Christophe Hullin aveva stabilito il passaggio di ingenti somme di denaro sui conti personali dello staff del Celebrity Centre. «Abbiamo l'impressione che i vostri conti (personali) vengano usati come una banca», ha detto il giudice.

La Jacquart ha risposto che mentre i suoi conti personali erano per utilizzo proprio, suo marito lavorava in una scuola di danza, e questo è il motivo per cui sul conto comparivano due nomi. «I miei conti sono stati controllati, perciò può accertare che non ci sono stati movimenti bancari ingiustificati.»

Il giudice Château ha sottolineato che la donna aveva avuto molto tempo per sistemare le cose. Alla domanda sul denaro inviato all'estero, la Jacquart ha spiegato che si trattava di pagamenti per materiali e servizi provenienti dagli USA. «Di tanto in tanto [al Celebrity Centre] arrivano dei rappresentanti della Chiesa madre» per aiutare a risolvere i problemi. Il Celebrity Centre doveva anche pagare il noleggio dei film necessari a fini di studio. La donna non era in grado di dare cifre precise, ma si trattava di importi nell'ordine del 2% delle entrate.

«E il resto?», le ha chiesto il giudice. Quello serviva a pagare le varie fatture, dall'affitto all'elettricità, alle tasse.

La Jacquart ha detto che nei suoi 20 anni di membro dello staff di Scientology aveva guadagnato tra i 20 e i 100 euro alla settimana. Non le serviva di più perché suo marito lavorava come insegnante di musica.

Il giudice Château è quindi passata ai Test della Personalità e, proprio come aveva fatto il suo collega Alain Rosenberg il giorno precedente, anche la Jacquart è sembrata minimizzarne l'importanza. I neofiti potevano fare il test alla reception e gli scientologist più esperti potevano scegliere di farlo al termine di un gradino importante dell'addestramento: «Non è la cosa più importante.»

Nei suoi 20 anni in Scientology, quasi tutti quelli che aveva conosciuto erano entrati nel movimento grazie a parenti o amici. «Non arrivano per il Test della Personalità.»

E allora perché prendersi tanto disturbo? Ha chiesto il giudice. «È un sacco di lavoro d'ufficio per una cosa di scarsa importanza.» Sì, ha risposto la Jacquart. «Ecco perché ora lo abbiamo in Internet, è molto più conveniente.» Ha aggiunto che l'idea del test è mostrare alla persona che, se vuole migliorare, allora ha la possibilità di farlo.


"Ho sentito solo degli insulti"

Il giudice ha ricordato alla Jacquart che Didier Michaux e Jean-François Valli, i due venditori suoi coimputati, avevano detto che il test è un modo per verificare il progresso spirituale. «Se le persone si premurano di farlo molte volte», ha aggiunto, «allora dire che è inutile è un po' contraddittorio.»

«Lo usiamo durante i nostri programmi Scientology», ha risposto la Jacquart. Quando uno scientologist fa il test, nessuno lo usa per dirgli che cosa dovrebbe fare. «Faccio il test e, se ho avuto un progresso, fine del discorso.»

E che cosa ci dice dell'interpretazione dei risultati? Ha chiesto il giudice Château.

«Lo interpreta chi conosce il programma», è stata la risposta. E il manuale utilizzato allo scopo? «Non mi interessa», ha risposto la Jacquart. Perciò lei non ha mai valutato i test altrui? «No, mai.»

E non ha mai valutato il test della sig.ra Malton? Ha chiesto il giudice, visto che la Malton aveva parlato di una Sabine.

Aude-Claire Malton, una delle due parti civili superstiti, aveva riferito agli investigatori che una donna di nome Sabine aveva valutato il suo test. Tuttavia, in tribunale non era stata in grado di riconoscere nella Jacquart la responsabile di quella valutazione.

«Mi sto ancora chiedendo quale sia l'importanza di questi test», ha commentato il giudice, «perché tutto è un po' contraddittorio.»

«Alcuni lo fanno solo per gioco, poi se ne vanno», ha risposto l'imputata. E per chi non se ne va? Le ha chiesto il giudice. «Il valutatore si limita a dare il risultato, fine», ha detto l'altra.

Che cosa ci dice dei punti negativi e positivi rivelati dai risultati? Ha insistito il giudice. Non erano forse usati, in un modo o nell'altro, per orientare le persone?

La Jacquart ha cominciato a sentire la pressione: «Quando ho conosciuto Scientology», ha detto cedendo all'emotività, «il mio scopo era trovare una filosofia... che non mi imponesse nulla... perché non lo sopporto.» Uno dei suoi primi corsi era stato quello di Integrità Personale, dove aveva appreso che «è vero ciò che è vero per te», ha proseguito ormai in lacrime.

«Chiedo scusa, ma sono scioccata», ha spiegato. «Da una settimana sento solo insulti e commenti inopportuni sulla mia religione.» Ha riferito di essere scientologist da 20 anni, e ora veniva molestata per strada (il giorno prima il giudice aveva riferito di una lettera del suo avvocato che si lamentava che la Jacquart era stata molestata da un manifestante anti-scientology).

All'inizio dell'indagine, ha proseguito la donna, la polizia l'aveva tenuta ammanettata per due ore in una cella. «Sono membro attivo di Scientology da 20 anni e vi dico che non è per i soldi. Quando ami il tuo prossimo non lo costringi a fare certe cose.»

Il giudice Château l'ha lasciata sfogare, poi le ha chiesto di calmarsi. «Non sono irritata», ha replicato la Jacquart, «sono solo turbata. A questo si aggiungono le molestie fuori dal tribunale. Non è la prima volta che [quella persona] lo fa», ha aggiunto riferendosi a uno dei manifestanti che segue il processo.

Il giudice Château ha chiarito di non approvare quanto può essere accaduto fuori dal tribunale, ma durante il procedimento era importante mantenere la calma: «Non mescoliamo le cose. Se fuori succede qualcosa può sporgere denuncia, ma qui cerchi di stare calma.»


"I test non avevano niente a che fare con me"

Il giudice è tornato alla questione dei test. Aude-Claire Malton aveva detto che dopo aver fatto il Test della Personalità le erano stati mostrati i punti positivi e negativi, ed era stata incoraggiata a comprare il Corso di Comunicazione. Perciò, ha chiesto il giudice, come si poteva dire che il test non aveva importanza?

La Jacquart ha fatto riferimento alla sua esperienza. «Io non sono arrivata [in Scientology] per via del test. Fu una mia amica a farmela conoscere.» In riferimento alla Malton, ha aggiunto: «Se mi metto nei suoi panni, forse aveva un vero problema di comunicazione e ovviamente desiderava risolvere qualche suo problema.» Ma i libri di Scientology richiedevano impegno, non era come leggere un romanzo.

Il giudice l'ha riportata sul Test della Personalità. Come aveva fatto il giorno prima con l'altro imputato Alain Rosenberg, la Château ha attinto agli scritti di Hubbard. Infatti, il fondatore del movimento aveva personalmente sottolineato l'importanza del test quale primo punto di contatto con il pubblico, un modo per comunicare, per far entrare la gente nelle organizzazioni di Scientology. E aveva chiarito quale fosse la procedura da seguire.

«È sempre la stessa [direttiva]», ha protestato la Jacquart, come aveva fatto Rosenberg prima di lei. «È un documento degli anni '60... io non ero nemmeno nata.» [1]

«Ma ci sono molti documenti altrettanto vecchi», le ha fatto notare il giudice.

«Personalmente, non conosco quel documento», ha ribattuto la donna.

«Lei è la presidente dell'associazione e non ne sa nulla?», le ha chiesto il giudice. La Jacquart ha sottolineato che Hubbard scrisse oltre 3000 pagine di direttive e non tutte erano state tradotte in francese.

Il giudice Château ha continuato a leggere degli estratti della direttiva di Hubbard: gli scientologist devono insistere, devono valutare il test dei nuovi arrivati; dovrebbero dire che Scientology può aiutarli a risolvere i loro problemi.

«Queste non sono forse raccomandazioni generali?», ha chiesto il giudice. «Non lo so», ha replicato la Jacquart. «Non posso parlare di queste questioni che non hanno nulla a che fare con i miei compiti.» Lei era la responsabile degli statuti dell'associazione, «i test non avevano nulla a che fare con me.»


"Non facciamo pagare tutti in anticipo"

Il giudice Château ha poi affrontato la questione dei prezzi dei corsi - o donazioni come li hanno descritti alcuni degli scientologist. Come funzionava il sistema dei prezzi?

«I prezzi non erano affissi al muro, ma erano disponibili a tutti gli scientologist, sia nei negozi interni, sia nei computer», ha risposto la donna. Nei caffè del Centro, per esempio, gli scientologist potevano consultare le riviste e trovare i prezzi.

Allora come mai la corte non era riuscita a trovare una rivista con i prezzi del 1998? Ha chiesto il giudice. «Non lo so», ha risposto la Jacquart.

La Château le ha chiesto se i membri del personale cercassero di scoprire l'entità del reddito della gente. No, ha risposto la donna. «Lei ha mai chiesto la busta paga di nessuno?» «No, non sono cose che ci riguardano.»

E che cosa ci dice della pratica di pagare i corsi con anni di anticipo? Ha chiesto il giudice. È una pratica che ha fatto indebitare molte persone, «lei dice che voi siete lì per portare felicità e serenità alla gente. Come spiega questa contraddizione?»

«Non facciamo pagare tutti in anticipo», ha risposto la Jacquart. «La persona guarda e poi sceglie la formula che preferisce.»

E che cosa ci dice dei prestiti al 10% di interesse? Ha domandato il giudice in riferimento al prestito acceso da Aude-Claire Malton alla banca SOFINCO.

«Sono scelte personali», ha risposto l'imputata. «Suppongo che quello sia il modo di lavorare della SOFINCO.»

Alla Malton era stato detto che i prezzi sarebbero aumentati e che doveva pagare prima di giovedì. «Lei la ritiene una prassi normale?»

«Ho visto molto raramente la Sig.ra Malton - vorrei riuscire a risponderle, ma avevo altre cose di cui occuparmi», ha replicato la Jacquart.

[Nota della traduttrice: anche io alla metà degli anni '80 acquistai l'intera "Accademia di Scientology" sull'onda delle pressioni che si trattava di un'offerta speciale, irripetibile e irrinunciabile. Mi sento perciò di confermare che quella della "offerta speciale" era una prassi normale.

Il prezzo dell'"Accademia" era di 6/7 milioni di lire e comprendeva anche 12 ore e mezza di auditing. Cedetti alle pressioni, proseguite per diverse ore. All'epoca guadagnavo sul mezzo milione al mese e chiesi un prestito. Quando qualche mese dopo informai l'org che era mia intenzione trasferire quei miei soldi non usufruiti (non mi furono MAI consegnati nemmeno i libri/materiali di studio che pure avevo pagato...) sul conto di un parente scientologo in stato di urgente bisogno di "assistenza spirituale", mi dissero che non era possibile poiché avevo "rotto il pacco", cioè avevo fatto mezz'ora di auditing delle 12 ore e mezza allegate alla "offerta speciale". Questo fu un altro dei mille motivi per cui decisi di lasciar definitivamente perdere Scientology, che aveva sempre più le fattezze di una... "bufala", di un predicare bene, ma razzolare molto, molto male.

Una decina d'anni dopo ricevetti numerose telefonate, a tutte le ore del giorno e della notte, di personale Scientology che mi chiedeva come mai non mi fossi più fatta vedere, nonostante avessi sul conto una discreta somma. Mi informarono che potevo chiedere un rimborso, ma che per ottenerlo dovevo andare all'org e parlare con questo e quell'altro, ecc. Risposi che, se veramente erano le persone moralmente integre che sostenevano di essere, dovevano farmi un assegno a saldo e inviarmelo. Non ho più avuto notizie. Sei mesi dopo ho aperto il sito "Allarme Scientology" che state leggendo.]

Il giudice Château si è detta perplessa dai prezzi diversi citati dai ricorrenti, che sembravano indicare che persone diverse pagavano importi diversi. Per quanto riguardava i pagamenti anticipati, quello della Malton non sembrava un caso isolato. «Abbiamo verificato che c'erano veramente moltissime cose pagate in anticipo», ha rimarcato il giudice. E quando i clienti acquistavano a rate l'E-meter usato nelle sedute di auditing di Scientology, ricevevano l'apparecchio soltanto al saldo dell'ultima rata.

I prezzi erano calcolati dal computer, ha detto la Jacquart - computer «a cui tutti avevano accesso, perché non abbiamo nulla da nascondere.»

Il giudice Château ha poi affrontato la questione della Malton: poco dopo aver chiesto un prestito per acquistare in anticipo dei corsi Scientology, la donna aveva accettato di lavorare per il movimento. Stando agli atti, qualcuno del Centro le aveva stilato un elenco particolareggiato di cose che doveva fare: licenziarsi dall'impiego che aveva; trasferirsi dal suo appartamento a un altro più vicino al Centro; incassare l'assicurazione sulla vita; ecc. Che cosa ne sapeva la Jacquart?

«Non l'ho scritto io», ha risposto la donna. «Non ne sapevo niente. Mi spiego meglio: ho incontrato la Sig.ra Malton soltanto una volta, ecco perché non mi ha riconosciuta (in tribunale).»

La Jacquart stava cercando qualcuno che la aiutasse a occuparsi dei locali del Celebrity Centre. Aveva sentito dire che Aude-Claire Malton lavorava nell'industria alberghiera, così si incontrarono in un caffè in modo da spiegarle che cosa comportava il lavoro. «In quel momento sembrava felice», ha aggiunto. «Ho un buon ricordo della mia comunicazione con la Sig.ra Malton.»


Che cosa bisogna fare per ottenere un rimborso?

Ma il giudice Château è tornata alle contraddizioni in merito al prestito ad alto interesse chiesto dalla Malton per pagare anticipatamente i 110,000 franchi (16.700 euro) necessari per i corsi. Se stava per diventare un membro dello staff, allora avrebbe potuto usufruire gratuitamente di quei corsi, giusto?

«Se avesse voluto il rimborso di parte di quella somma avrebbe potuto chiederci di esaminare la sua situazione», ha risposto la Jacquart. Ma la Malton non sollevò mai la questione, e poco dopo lasciò Scientology.

Il giudice ha cercato di entrare nel dettaglio e, quando l'imputata ha iniziato a parlare di doni/donazioni a Scientology come aveva fatto Rosenberg il giorno prima, non s'è fatta scappare l'occasione.

Questo non è il modo in cui i querelanti hanno rappresentato i loro pagamenti, ha sottolineato il giudice. Anche Pierre Auffret, che aveva ribadito di non voler querelare Scientology, aveva parlato di pagamenti, non di donazioni. A sentir nominare Auffret, la Jacquart si è adirata. «il Sig. Auffret usava i soldi della sua azienda», ha detto in modo sprezzante. Il riferimento era al fatto che Auffret aveva attinto ai conti aziendali per pagarsi i corsi. «il Sig. Auffret è il Sig. Auffret, non facciamo confusione.»

Quante persone si erano trovate nella stessa situazione [della Malton]? Ha chiesto il giudice. Gente diventata staff del movimento dopo aver pagato cifre importanti per corsi che ora, dato il loro nuovo status di dipendenti, potevano avere gratuitamente? La Jacquart non lo sapeva.

Secondo il giudice Château, il processo aveva fatto emergere che sembrava effettivamente esistere un'apparenza di possibilità di rimborso, ma che la punizione connessa era il divieto di fare ulteriori corsi di Scientology. «Ne consegue l'impressione di poter avere [il rimborso] soltanto se te ne vai per sempre. A me non sembra automatico.»

Il giudice ha rilevato che la posizione della sig.ra Malton sembrava parecchio difficile: stava per entrare staff, quindi avrebbe potuto chiedere la restituzione del denaro versato per corsi che ora poteva avere gratuitamente. Ma se avesse chiesto quella restituzione, allora non le sarebbe stato possibile continuare il suo percorso Scientology.

No, ha detto la Jacquart, gli assoluti non esistono: «ogni caso è diverso. Chi vuole un rimborso viene rimborsato.» Ha portato l'esempio di Eric Aubry, uno dei querelanti originali che ha ritirato la denuncia dopo aver raggiunto un accordo con Scientology. Lui aveva ottenuto un rimborso parziale.

E che dire della lettera [di Aubry] scritta per denunciare le molestie subite in Scientology? Le ha chiesto il giudice. In qualità di presidente, lei che cosa ne sapeva?

«Il Sig. Aubry scrisse quella lettera quando era molto arrabbiato, è il meno che si possa dire», ha risposto la donna. «Non era arrabbiato solo con Scientology, ma con tutti: con la sua famiglia, con il mondo... dentro la Chiesa di Scientology ci sono persone che si occupano di questo tipo di cose.» Quando aveva visto la lettera di Aubry, l'aveva inviata direttamente a una di queste persone perché se ne occupasse, «e non ne ho più saputo nulla.»

«Nella lettera, [Aubry] tocca diversi punti», le ha fatto presente il giudice. «Era molto arrabbiato», ha ribadito la Jacquart. Ma bisogna guardare le cose in prospettiva. «Il Sig. Aubry non era molto stabile, e quando si arrabbiava...»

«Sì, ma stava denunciando dei punti molto specifici», ha insistito il giudice.

«Capisco», ha risposto la Jacquart. Ma dopo aver parlato con il cappellano, [Aubry] avrebbe potuto perseguire la sua richiesta di rimborso; però non lo fece. «Perché ha continuato a fare auditing? Dopo aver parlato con il cappellano, cambiò idea. Se avesse mantenuto la sua posizione avrebbe ottenuto un rimborso», ha concluso la Jacquart.


"Non siamo un'azienda commerciale"

Il giudice Château ha fatto alla donna la stessa domanda che aveva fatto a Rosenberg il giorno prima. Nella sua lettera, Aubry aveva lamentato che durante l'auditing gli avevano fatte domande sul suo reddito. Era successa una cosa del genere? Ha chiesto alla Jacquart. «Assolutamente no», ha risposto la donna. «Se [Aubry] durante l'auditing ha parlato di soldi, doveva esserci qualche motivo», perché durante l'auditing non vengono discusse cose del genere, a meno che la questione non sia sollevata dal soggetto stesso.

E che cosa poteva dire della lamentela di Aubry, cioè che dopo una seduta di auditing molto lunga, quando ormai si era fatto tardi e lui era molto stanco, gli fu suggerito di comprare altri corsi? Ha chiesto il giudice.

La Jacquart ha confermato che le sedute di auditing possono durare diverse ore, ma un punto importante del Codice dell'Auditor è che prima di entrare in seduta le persone devono aver mangiato ed essere riposate. [2]

«Esiste un codice che dice che dopo una seduta di auditing non si chiede alle persone di acquistare dei corsi?», le ha chiesto il giudice. «Non c'è un codice che specifica quel particolare», ha risposto la donna. «Ma si sa che non si può trattenere a lungo chi è appena uscito da una seduta, perché dovrà essere audito anche il giorno dopo.»

Come poteva spiegare allora l'esperienza di Aude-Claire Malton, che aveva raccontato che al termine delle sedute di auditing aveva subito pressioni per acquistare altri corsi? Ha chiesto il giudice. «Non lo so», ha risposto la donna. «Io non c'ero.»

La Château le ha domandato delle lettere di follow-up inviate a chi non frequenta più i corsi. Come funziona il sistema? La Jacquart ha risposto che non esiste un sistema di follow-up dei fedeli. «Per noi scientologist una cosa importante è comunicare; così se qualcuno scrive a qualcuno è per avere sue notizie, per sentire se è contento. Non siamo un'impresa commerciale che cerca di inseguire i clienti.»

Perciò, come funziona il sistema? Ha insistito il giudice. La Jacquart ha risposto che se qualcuno conosce qualcuno, allora gli scrive.

«Il Sig. Aubry ha detto di aver ricevuto lettere da gente che non conosceva», le ha fatto presente il giudice. «Ne conosceva alcune, ma altre no.» E poi c'erano le telefonate sul lavoro.

«No», ha detto la Jacquart. «Non si telefona alla gente sul lavoro.»

In Scientology esisteva qualche raccomandazione in merito? Le ha chiesto il giudice. «No, non esistono istruzioni su questo», ha risposto la donna. «Se voglio telefonare a un fedele gli telefono, ma è solo per affinità... questo è quanto.»

[Nota della traduttrice: Durante la mia affiliazione a Scientology alla metà degli anni '80, le telefonate a casa e sul lavoro erano frequentissime, a cadenza plurisettimanale, a volte anche più volte nello stesso giorno.]

Il giudice Château è passata alle domande sugli E-meter venduti ad alcuni scientologist che, per i corsi che stavano frequentando, non ne avevano reale necessità. Alcuni ne possedevano addirittura due.

«Personalmente possiedo un E-meter che non ho mai usato», ha detto la Jacquart. «Non ho nemmeno fatto l'addestramento» [per usarlo]. Ma se uno vuole addestrarsi per diventare auditor, allora deve avere il suo E-meter, descritto come uno "strumento religioso".

Perché si acquista l'E-meter così in anticipo rispetto alla reale necessità di averlo? Le ha chiesto il giudice. E perché chi lo paga a rate deve attendere fino all'ultimo versamento prima di entrarne in possesso?

La Jacquart è sembrata non saperlo.

Il giudice Château ha quindi lasciato la parola a Olivier Morice, avvocato delle parti civili Aude-Claire Malton e Nelly Retziga.

In che modo la Malton era arrivata al Celebrity Centre? Ha chiesto alla donna. La Malton aveva già testimoniato di essere stata reclutata dopo aver compilato il Test della Personalità. «Non lo so», ha risposto la Jacquart. Forse su consiglio di amici.

«Lei ha detto che [la Malton] non aveva mai fatto un Test della Personalità», ha continuato Morice riferendosi alle dichiarazioni della Jacquart agli inquirenti.

«La prima volta che mi hanno interrogato potrei anche aver detto delle stupidaggini, è possibile», ha replicato la donna.

«Non [lo ha detto] la prima volta», ha specificato Morice. «La prima volta lei si è rifiutata di rispondere, perché pensava di non dover rispondere a un magistrato inquirente fino a che non avesse avuto modo di confrontarsi con chi la accusava. Quindi, lei non lo sa», ha concluso l'avvocato riferendosi alla sua domanda iniziale.

«Non posso esserne certa, adesso», ha risposto la Jacquart. «È stato più di 10 anni fa. Ero presidente dell'associazione. Non gestivo io la reception - non potevo sapere.» Morice ha accennato a quanto testimoniato dal coimputato Jean-François Valli, cioè che la Malton aveva fatto il test, e le ha rifatto la domanda, ma ancora una volta la donna ha risposto di non sapere, poiché non erano questioni di sua competenza.

L'avvocato le ha chiesto dei suoi rapporti con Aude-Claire Malton. La Jacquart ha risposto di averla incontrata «una volta o due», compresa quella in cui discussero dell'impiego al Centro, ma non ricordava una lettera citata da Morice in cui le aveva scritto offrendole il lavoro.

Morice è passato alla questione dei rimborsi: erano molte le richieste in questo senso che pervenivano al Centro? «Non lo so», ha risposto la donna, «ma non credo.» Ogni settimana al Centro passavano centinaia di persone, ha proseguito, se vi fossero state molte richieste di quel tipo se ne sarebbe accorta.

Ma una certa Sig.ra Noukrati, che aveva lavorato come tesoriera del Celebrity Centre nel periodo in questione, aveva detto agli inquirenti di ricordare che in quel periodo diverse persone avevano chiesto un rimborso e alcune lo avevano ottenuto.

«Questo è quanto ha detto lei», ha risposto la Jacquart. «Io non ho nulla da dire. Non ricordo molte richieste.» In ogni caso, se qualcuno avesse chiesto un rimborso lo avrebbe ottenuto, «se è questo quanto lei sta cercando di farmi dire...»

Ma la sig.ra Noukrati, ha proseguito l'avvocato, suggerì che eravate lei, Alain Rosenberg e altri membri del consiglio a gestire quei rimborsi, e che dovevano ricevere l'approvazione dagli Stati Uniti. No, ha detto la Jacquart. Niente di tutto questo è vero.

Ma la donna testimoniò sotto giuramento, ha incalzato Morice. « Tant pis pour pour elle », peggio per lei, ha commentato la Jacquart. L'avvocato ha insistito e ha suggerito che Rosenberg, in quanto membro del consiglio, fosse al corrente di tutto quanto accadeva. «Le ho già detto che lui non era nel consiglio di amministrazione...», ha ribadito la donna. «Tutti i nostri conti sono verificabili, quindi se il denaro fosse andato all'estero ve ne sareste accorti.»


"Scientology viene demonizzata..."

La Jacquart ha cominciato a dare segni di turbamento. «È una follia», ha detto. «Chi vuole avere un rimborso lo dice al cappellano e ottiene un rimborso», ha insistito. «Che cosa c'entrano gli Stati Uniti?»

Ma Aude-Claire Malton aveva chiesto un rimborso, giusto? Ha detto Morice. Voi le avete inviato la fotocopia dell'assegno di rimborso, ma prima di incassarlo la donna doveva compilare un modulo e rinunciare a qualsiasi azione legale. Morice lo trovava sorprendente. «Non è per nulla insolito», ha ribattuto la Jacquart - e comunque non aveva scritto lei quella lettera.

«Ma lei l'ha inviata», ha ribadito Morice.

La Jacquart era sempre più nervosa. «Chi lascia la Chiesa di Scientology ha tutti i diritti di farlo», ha detto. Non poteva certo costringerlo a proseguire in Scientology se non voleva farlo. «La Chiesa di Scientology è un'organizzazione molto poco accettata in Francia, uno dei pochi paesi in cui viene demonizzata. Perciò ritengo del tutto corretto che ci proteggiamo in questo modo», ha detto in riferimento alla clausola sulle azioni legali. E ha iniziato ad alzare la voce. In Francia ci sono 45.000 scientologist, «e io mi ritrovo in tribunale perché due persone ritengono che Scientology sia responsabile di tutte le cose negative che gli sono accadute, nonostante tutto il tempo che abbiamo dedicato loro, ed è stato parecchio...»

«... ma soprattutto un sacco di soldi», ha detto Morice.

«... per favore, non urlate nei microfoni», è intervenuta il giudice Château.

La Jacquart però era ormai fuori di sé. Non era una questione di soldi, qualsiasi cosa vogliate pensare. «Sono una scientologist perché non sopporto che la droga invada le nostre scuole! Abbiamo una campagna di sostegno e prevenzione e sono orgogliosa di sostenere quella campagna», ha detto urlando. «Vuole sapere quanto io e mio marito abbiamo speso in Scientology?»

«Sono io che faccio le domande», ha replicato Morice tornando alla questione dei rimborsi.

«La gente sa che può essere rimborsata», ha detto la Jacquart. «Ecco perché non capisco per quale motivo [la Malton] non abbia preso il rimborso.»

Morice non è sembrato convinto. La Jacquart poteva spiegargli come mai, diversi anni dopo l'uscita dal movimento e con l'indagine sulle due organizzazioni Scientology in pieno svolgimento, Aude-Claire Malton si era vista accreditare improvvisamente sul conto 4000 euro, senza una parola di spiegazione?

«Non so risponderle - non so di che cosa si tratta», ha risposto la donna.

«Lei era la presidente del Celebrity Centre», ha ribattuto l'avvocato. «Lei è in tribunale, lei sa di che cosa si tratta.» Lei è in tribunale, ha proseguito, e lei è imputata a un processo. «Non ha cercato di scoprire se il Celebrity Centre avesse rimborsato la Malton, e quando?»

A questo punto è intervenuto Yann Streiff, avvocato della Jacquart, per protestare che la donna aveva già risposto. «In quel periodo (2004) non ero presidente», ha risposto la Jacquart, «perciò non lo so.»

Morice le ha fatto domande sull'elettrometro o E-meter, l'apparecchio usato durante le sedute di terapia Scientology. Ha fatto riferimento a quanto detto poco prima dalla donna, cioè che lei ne possedeva uno, anche se non lo aveva mai usato. La Jacquart ha spiegato che era semplicemente perché non aveva mai deciso di diventare una auditor, cioè la persona che dispensa la terapia auditing del movimento.

«Quando non si hanno abbastanza soldi, è meglio comprare dei corsi, piuttosto che un E-meter?» Le ha chiesto l'avvocato. «Non comprendo la sua domanda», ha replicato la Jacquart.

Il punto di Morice era che l'E-meter non è indispensabile per proseguire Scientology, e la Jacquart s'è detta d'accordo. «Perciò, se qualcuno ha risorse limitate, perché cercare di vendergli un E-meter?» ha chiesto Morice.

«Perché ha deciso di diventare un auditor, come lo aveva deciso la Sig.ra Malton», ha risposto la donna.


"Non sono una farmacista"

Poi è venuto il turno dell'avvocato Olivier Saumon per l'Ordine dei Farmacisti, l'altra parte civile. Ha chiesto alla Jacquart se avesse fatto il Rundown di Purificazione. Sì, ha risposto lei, circa 20 anni prima - ed era andato molto bene. Aveva seguito alla lettera le istruzioni del libro in merito ai dosaggi di vitamine. Si era fatta visitare dal medico - il suo medico - ma non ricordava dove si fosse rifornita delle vitamine necessarie per il programma.

«E come si sentiva?», le ha chiesto Saumon. «Esattamente come descritto nel libro: molto sollevata», ha risposto la Jacquart. «Non voglio parlarne, ma mi sentivo molto bene e se mi fossi sentita male avrei smesso.»

Quando Saumon le ha chiesto nello specifico quale fosse il suo ruolo in quanto presidente, in particolare per quanto riguardava il Rundown di Purificazione, la Jacquart ha insistito sul fatto che si tratta di un cerimoniale religioso.

Ma non aveva verificato se fosse legale? Le ha chiesto l'avvocato. «Non ne vedevo la necessità», ha risposto la donna. «Se gli scritti non fossero conformi [alla legge], allora mi pare che avrebbero dovuto essere proibiti molto tempo fa.»

Però, le ha fatto presente Saumon, il programma non aveva avuto origine in Francia, bensì negli Stati Uniti.

L'avvocato ha poi fatto riferimento alla testimonianza di Stéphane Lange dell'AFSSAPS, l'osservatorio francese sui prodotti relativi alla salute. Alle domande sul pesante cocktail vitaminico usato durante il Rundown, aveva descritto il procedimento come ciarlataneria. Saumon era consapevole che la difesa aveva prodotto alcuni esperti a supporto del programma, ma si è chiesto se avessero mai letto un libro su Scientology.

«Non sono una farmacista», ha protestato la Jacquart. «Non sono un medico e lei mi sta chiedendo di darle un'opinione sulla pericolosità dei dosaggi.»

«Le sto solo chiedendo se ne verificò la legalità», ha ribattuto l'avvocato. «Assolutamente no», ha risposto la donna.

E che cosa ne sapeva della G&G, l'azienda che vendeva le vitamine?

«Ne ho sentito parlare vagamente», ha risposto la donna. Un giorno al lavoro si era imbattuta in un loro volantino pubblicitario, «e questo è tutto. Lo gettai nel cestino.»

È poi stato il turno del pubblico ministero Nicolas Baïetto. La sig.ra Noukrati, ex tesoriera del Celebrity Centre, aveva detto agli inquirenti che le decisioni più importanti relative alle finanze dovevano essere comunicate agli Stati Uniti. «Assolutamente no», ha risposto la Jacquart. «Ogni chiesa mantiene la sua indipendenza.»

«Per cui se aveste avuto troppe richieste di rimborso non ci sarebbero stati dei provvedimenti?» No, ha detto la donna.

Baïetto ha consultato il complesso organigramma dei vari incarichi del Celebrity Centre. C'era una Divisione dei Contatti con il Pubblico, con una Unità di Contatto Postale. Il che faceva pensare a un'attività di marketing. «Certo, comprendo», ha detto la Jacquart. «Ma noi vogliamo condividere con le persone i benefici avuti con Scientology.»

Baïetto è tornato all'organigramma, notando l'esistenza di un Dipartimento Comunicazioni con un riferimento a potenziali acquirenti ("unité pour des acheteurs potentials"). La Jacquart ha detto che la traduzione era fatta male. [3] C'è anche una cosa chiamata Unità di Correzione Celebrità, ha fatto notare il PM. [4] Poteva chiarire alla corte di che cosa si trattava? La Jacquart ha spiegato che le celebrità, che hanno molta influenza sulla gente, possono portare il buon esempio e perciò collaborare alle campagne contro l'alcol e la droga. Ecco perché c'è una unità dedicata alle celebrità.


"Non so... non so"

Poi Baïetto le ha chiesto dei conti trasferimento clienti. Attraverso questi conti, tra il Celebrity Centre e la libreria SEL erano transitate somme ingenti. Voleva delle spiegazioni, poiché le organizzazioni - entrambe a processo per truffa organizzata - avevano ribadito di essere completamente separate e indipendenti l'una dall'altra.

La Jacquart ha spiegato che a volte chi aveva fatto delle donazioni al Celebrity Centre voleva acquistare libri dalla SEL. I conti erano stati istituiti per permettere a quelle persone di avvantaggiarsi della struttura, trasferendo alcuni importi dal Celebrity Centre alla libreria. Baïetto non è sembrato convinto. «Mi chiedo se tra ASES [Celebrity Centre] e SEL non esistano più collegamenti di quanti lei non voglia ammettere.» Gli sembrava che quei conti servissero semplicemente per mascherare le attività for-profit del Celebrity Centre, istituito invece come organizzazione no-profit. Quei trasferimenti, ha detto Baïetto, mostrano che non c'era alcuna separazione di attività, che tale separazione era fittizia.

Poi è tornato a quanto riferito agli inquirenti dall'ex tesoriera, Sig.ra Noukrati: alcuni membri dello staff guadagnavano bene, compresa la presidente. No, ha detto la Jacquart, i membri dello staff non percepivano un salario, venivano ricompensati per la loro opera di proselitismo a favore della chiesa. Ma chi riceveva cosa? Ha insistito Baïetto.

I membre dello staff del Centro ricevevano gratuitamente i servizi, ha detto la Jacquart. E se un fedele voleva usare il suo tempo per fare proselitismo - cioè portare dentro nuovi membri - allora veniva ricompensato con una percentuale sulle donazioni.

E in che modo venivano calcolate? Ha chiesto il PM. «Non lo so», ha risposto la donna. Baïetto è sembrato incredulo. Come poteva mai essere, dal momento che il fondatore L. Ron Hubbard aveva organizzato tutto in modo molto chiaro? [5]

Il PM ha affrontato la questione delle fatture false che l'imprenditore Pierre Auffret aveva chiesto di preparare a Jean-François Valli per coprire il fatto che aveva usato i fondi aziendali per acquistare i suoi corsi. Solo molti anni dopo, nel 2002, Valli era stato licenziato dal Celebrity Centre. Se Valli aveva ammesso il suo errore, perché ci era voluto tanto tempo per disciplinarlo?

«Non lo so», ha risposto la Jacquart. «Nessuno me ne ha parlato. Non ne ero stata informata.»

Baïetto ha insistito e Yann Streiff, avvocato della donna, è intervenuto per contraddirlo: le fatture erano in realtà state modificate molto tempo dopo. [6] E la Jacquart ha aggiunto: «Non sapevamo che il sig. Auffret stesse usando i soldi dell'azienda.»

Il pubblico ministero ha parlato dei commenti che la Jacquart aveva fatto agli inquirenti in merito a come il Test della Personalità servisse a scremare le persone deboli che il Centro non poteva aiutare. «Se il grafico si rivela più basso di un certo livello, non si accetta quella persona perché potrebbe essere sotto l'influenza di qualcun altro», aveva detto la donna.

«Se una persona non sa prendere decisioni da sola, allora bisogna essere realistici. Se fa uso di droghe...», ha replicato la Jacquart. Quindi parla di dipendenza da qualcun altro, ha detto Baïetto. Sì, ha risposto la donna. Succede molte volte a causa del problema droga. Ma non era quello il problema, «Scientology pretende che si abbia almeno un minimo interesse allo studio.»


"Non gestisco queste cose"

Quando Baïetto ha cominciato a farle domande più tecniche sul rimbalzo di assegni tra Celebrity Centre e la libreria, la Jacquart ha chiarito di non poter rispondere, andava oltre le sue competenze. Al PM è sembrato strano, dato che i membri dello staff incaricati della tesoreria non erano certo meglio qualificati (una aveva studiato da stenografa). Perciò, chi era qualificato per trattare quelle questioni? «Abbiamo un contabile che controlla tutto», ha risposto la Jacquart.

E il contabile non aveva mai affrontato queste questioni con lei? Ha chiesto Baïetto. «No», ha replicato la donna. «Se ci fosse stato un problema lo avrebbe detto molto tempo fa.»

Rispondendo a una serie di domande dei giudici a latere, la Jacquart ha negato che lo staff cercasse di scoprire informazioni sulle entrate dei nuovi arrivati: sarebbe stato del tutto inappropriato, ha sottolineato. Le è stato poi chiesto chi si occupasse della distribuzione dei Test della Personalità. «Non sono io a gestire queste cose», ha risposto.

«Lei era la presidente e non si occupava di queste cose?», le ha chiesto uno dei giudici. No, ha detto la Jacquart.

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Le è stato fatto notare che, in quanto presidente del Celebrity Centre nel periodo in cui i Test della Personalità venivano distribuiti davanti alle scuole, la responsabilità ultima era sua. Lei ha accettato che fosse così, ma ha aggiunto che quando quelle cose avvenivano «Non ne ho mai sentito parlare. Non mi interesso di queste cose.»

Tre persone che distribuiscono volantini per strada? Le ha chiesto un giudice. Non c'erano raccomandazioni o linee guida? Ha chiesto l'altro.

La divisione che si occupa di quelle cose è la Sei (Contatti con il Pubblico), ha risposto la Jacquart. «Io non me ne occupavo proprio per niente.»

Le sono state fatte anche domande sulle forti pressioni lamentate dai querelanti per pagare prima delle ore 14,00 del giovedì. Perché quella scadenza è così importante e che cosa succedeva a quelle riunioni settimanali degli staff? «I membri dello staff si riuniscono semplicemente per condividere le buone notizie», ha risposto la donna. «Ci diciamo che cosa abbiamo fatto.»

Nel chiudere una deposizione-maratona durata parecchie ore, l'avvocato della difesa Yann Streiff è tornato a una delle prime domande del giudice Château, che aveva ricordato quanto detto dalla Sig.ra Malton: a valutare il suo Test della Personalità era stata una certa "Sabine". La Jacquart ha negato che si trattasse di lei [Sabine Jacquart], e la Malton non l'aveva riconosciuta in aula. Streiff ha letto la descrizione della donna fatta dalla Malton, che non corrisponde all'aspetto della Jacquart, ne di allora, né di oggi - ha concluso.

Note dell'autore:

1. Come ho citato nel post relativo alla testimonianza di Rosenberg del giorno precedente, il solo documento del 1960 che rientra nella descrizione è l' Hubbard Communications Office Policy Letter del 28 ottobre, 1960, "Nuova sezione della promozione dei test". L'ex scientologist Roger Gonnet, forse il critico del movimento attualmente più attivo in Francia, mi ha confermato che si tratta di uno dei documenti che lui inviò al magistrato inquirente.

2. Il che è assolutamente vero. Il Codice dell'Auditor di Scientology richiede che all'inizio della seduta il soggetto sia ben riposato e non sia affamato. Ma la domanda del giudice si riferiva a quanto avveniva dopo, non prima della seduta.

3. In realtà, la traduzione sembra perfettamente ragionevole: "Unité pour des acheteurs potentials corrisponde a una sezione dell'organigramma Scientology che tra i suoi scopi ha quello di ottenere "prodotti promozionali efficaci stampati e consegnati nelle mani dei potenziali acquirenti". (In Scientology è noto come Prodotto finale di Valore (VFP), e quello riportato è lo scopo principale della Divisione Due, Disseminazione/Dipartimento Quattro, Orientamento (Promozione e Marketing).

4. Per la cronaca, si tratta della Divisione Cinque, Qualificazioni/Dipartimento 15: Correzioni.

5. Hubbard fu veramente molto chiaro sulla questione delle commissioni da liquidare a chi in Scientology è noto come Field Staff member (FSM), membro dello Staff del Campo.
«L'organizzazione ufficiale di Scientology con cui il membro dello staff del campo è in contatto, pagherà al membro dello staff del campo una percentuale di tutte le contribuzioni per addestramento e processing ricevute da quell'organizzazione tramite il membro dello staff del campo», scrisse nella direttiva HCO PL "Gli auditor del campo diventano staff" del 9 maggio 1965RA. La commissione varia generalmente tra il 10% per il totale in contanti e il 6% per una combinazione di contanti e credito. Ma può salire al 15% se il FSM ha venduto addestramento di auditor. La corte aveva già sentito parlare di commissioni dal venditore Scientology imputato al processo, che aveva ricevuto tra il 5 e il 15% di provvigioni sui materiali e servizi venduti. (Si veda Il primo imputato).

6. Il racconto di Valli nella prima settimana del processo, quando richiamato per rispondere a delle domande sulla questione, suggerisce che Auffret gli avesse chiesto - e lui avesse accettato - di cambiare le fatture nel 1999. (Si veda "Il dirigente d'azienda"). Ma probabilmente la difesa stava cercando di dire che questo gioco di prestigio venne alla luce soltanto anni dopo, durante le indagini di polizia su Auffret.

 
 
 
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