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Snapping: l'epidemia americana di cambiamenti improvvisi di personalità -
Capitolo Quattro: Le radici dello "Snapping"

Snapping: America's Epidemic of Sudden Personality Change © di Flo Conway & Jim Siegelman, Seconda Edizione, 1995. Stillpoint Press, ISBN 0-9647650-0-4.

Traduzione a cura di Allarme Scientology, 2007.

 

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4. Le radici dello "snapping"

La guarigione miracolosa delle gambe di Jean Turner in est e i momenti di estasi e rivelazione sperimentati da Lawrence e Cathy Gordon nella Chiesa dell'Unificazione trovano controparti in tutta la storia di ogni cultura e civiltà. Nell'antica Grecia al culmine delle tragedie greche e dei rituali religiosi le platee sperimentavano la catarsi, un momento di espiazione e purificazione. Al giorno d'oggi, in Nepal, i dervisci Sufi ruotano su se stessi fino a venire sopraffatti dal fervore religioso. Tribù Voodoo in Africa e America Latina ricercano gli stessi momenti con danze scatenate e battiti di tamburo. In ognuno di quei casi l'attività apre a momenti di sensazione fisica travolgente.

Ma, da sole, le sensazioni fisiche non spiegano il violento sconvolgimento sperimentato da Jean Turner nell'immediatezza del suo addestramento est, o del repentino cambiamento che colpì i Gordon durante quel primo ritiro di tre giorni presso la Chiesa dell'Unificazione. Prima d'ora la cultura moderna non era mai stata testimone di trasformazioni di questo tipo, sebbene vi siano stati esempi simili in tutta la storia della religione. Nell'infinita varietà e ricchezza dell'esperienza religiosa si sono percepite quasi tutti le modificazioni di coscienza improvvise e straordinarie come una grossa svolta spirituale - spirituale perché, sebbene le si percepiscano "nella carne", esse non possono essere ricondotte direttamente a una causa fisica immediata. In mancanza di comprensione del fenomeno e senza alcun metodo attendibile per indagarlo, nel corso delle epoche ci si è aggrappati immaginativamente all'esperienza rivolgendo lo sguardo a qualche ordine superiore e attribuendo questi repentini cambiamenti di coscienza a fonti esterne al corpo. Essi sono stati spiegati

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come messaggi dall'aldilà o doni di illuminazione, comunicazioni personali che potevano essere trasmesse unicamente da un essere universale di proporzioni infinite, una forza cosmica che tutto comprende: spazio, tempo e materia terrena.

Ogni cultura, nel corso dello sviluppo umano, ha conosciuto questo fenomeno spettacolare. I greci lo chiamavano kairos o momento divino, poiché fin dall'antichità era stato caratterizzato da grandiose sensazioni e visioni celestiali. Ogni religione maggiore, dall'Islam all'Induismo, dal Buddismo allo Zoroastrismo, scaturisce da esperienze simili delle sue figure fondanti. Tra le religiosi occidentali, il Giudaismo è pieno di tali momenti nelle divinazioni dei suoi profeti e veggenti, e i racconti del Cristianesimo traboccano di episodi di "verità rivelate". Le pagine della storia raccontano molto poco delle reali circostanze in cui tali episodi si verificavano, ma essi forniscono una prova innegabile dell'universalità dell'esperienza.

Sebbene non si tratti di avvenimento comune, l'esperienza dell'illuminazione è del tutto naturale. Spogliata dei suoi componenti sovrannaturali essa è semplicemente un momento di fondamentale crescita umana, di travolgente emotività e di comprensione, nel momento in cui l'individuo si spinge verso quei più alti livelli di coscienza che ci distinguono come esseri umani. Per il profeta, il genio o il comune cittadino, indistintamente la vita procede a balzi improvvisi, momenti culminanti e punti di svolta.

Nel corso dei nostri viaggi e interviste abbiamo parlato con molti che ci hanno raccontato di avere sperimentato quello stesso "momento divino" dell'illuminazione. Nel raccogliere i loro racconti ci stupimmo di scoprire la varietà di contesti in cui quelle esperienze avvenivano - dai grandi raduni pubblici a stradine solitarie di campagna, durante l'infanzia o in età matura. I cambiamenti mentali e di personalità descrittici spaziavano dalle oscure trasformazioni di cui ci occupiamo primariamente in questo libro alle gloriose svolte che a noi sembrarono veramente spirituali nel senso più alto del termine.

L'esempio più bello e commovente di quest'ultima esperienza ci fu raccontata da una donna che chiameremo Helen Spates. Cristiana devota sulla cinquantina, era una persona gentile con folti capelli neri e occhi grandi e giovanili. La incontrammo nel Sud e sedemmo al suo tavolo di cucina bevendo tè mentre ricordava per noi le circostanze che l'avevano portata, in giovane età, al suo primo risveglio spirituale.

«Ebbi la mia esperienza personale da bambina» ci raccontò. «Raggiunsi veramente la consapevolezza che esiste qualcosa di superiore, qualcosa di bello e meraviglioso. Mia madre era morta e io ero molto sfiduciata. Volevo solo morire come lei, perché lei era parte di me, la amavo moltissimo. Ero in prima elementare e i bambini a scuola mi tiravano i sassi, il che aumentava la mia solitudine.

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Poi un giorno ero sotto un albero, un grande albero del cotone della nostra fattoria, stavo lì sdraiata dentro un vecchio carro, osservavo il cielo e le nuvole bianche. La loro bellezza mi intimoriva, da sotto l'albero del cotone vedevo queste belle foglie luccicanti e pensai Nuova vita, nuova vita, come può esistere tanta bellezza creativa? Deve esserci qualcuno che ci ha portato tutto questo. Deve esserci ».

Ci guardò, scrutando i nostri volti. Ci spiegò che si sentiva imbarazzata a registrare su nastro una parte così intima della sua vita, ma poi, desiderosa di condividerla con noi, proseguì.

«Ero travolta da tutto questo, e cominciai a sfogare a Dio i miei problemi. Sbottai veramente, gli dissi esattamente come mi sentivo. Gli dissi che mio padre era un ubriacone e che mia madre era morta, che ero un'orfanella e non sapevo su quale spalla piangere. Poi smisi di parlare e restai lì sdraiata, e poi avvertii un calore che mi pervase. Fu un momento, ma lungo un'eternità. Non appena ebbi la consapevolezza di quella calda pace che mi avvolgeva fui colpita da una gioia tremenda, una gioia che si abbatté su di me con tale forza che schizzai fuori dal carro e mi misi a correre. Corsi oltre l'orto, oltre l'argine, corsi a perdifiato. Poi alla fine mi fermai. Guardai il campo di alfalfa in piena fioritura di mio padre e le farfalle che mi volteggiavano sulla testa, sollevai le braccia e cantai Il cuore mi sta esplodendo. Sta imparando ad amare!.

La profonda esperienza personale di Helen Spates l'aveva evidentemente liberata dall'enorme stress emotivo con cui aveva dovuto combattere ancora bambina - la perdita della madre, gli insulti dei compagni di scuola, i tormenti di un padre alcolizzato - e aveva contrassegnato la risoluzione di quei conflitti. Di tutte le storie che abbiamo ascoltato, la sua è l'esempio più lampante di illuminazione sincera. Fu un momento in cui raggiunse un nuovo livello di consapevolezza; esso la portò oltre le emozioni dolorose e verso una comprensione che la lasciò con nuovi sentimenti di gioia e amore.

Parlammo con altri che avevano sperimentato questo momento naturale durante la vita adulta. Anche per loro l'esperienza aveva contrassegnato la fine di un periodo di tormento personale per cui non riuscivano a trovare sollievo. Un'altra donna, recentemente convertitasi al Cristianesimo, ci raccontò di una crisi che fu risolta in un istante e che la condusse direttamente alla conversione.

«Quando finalmente accettai Cristo ero in una situazione disperata» ci confessò. «Ero caduta e mi ero fatta un grosso taglio in testa e pensai Nulla accade per caso.

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Pensavo di essere stata io a provocare quella caduta e la ferita, e stavo per impazzire all'idea di avere quegli impulsi autodistruttivi. Continuavo a rimuginare sulla cosa ed ero veramente terrorizzata. Temevo che sarei arrivata a lanciarmi da una scogliera, non riuscivo a fermare i pensieri. Pensavo Come posso porre termine a questa follia? ed esclamai: Dio, se fai sparire tutto questo, diventerò tua serva. E improvvisamente mi sentii calma. Un attimo ero in preda alla follia, il momento dopo ero calmissima».

Mentre questa donna descriveva la sua esperienza ci sembrò che un improvviso shock fisico avesse scatenato una reazione che stava per finire in tragedia. Ma, a differenza di Helen Spates, nella calma che seguì questa donna aveva avuto la sensazione non semplicemente di un sentimento e consapevolezza ritrovati, ma di essere entrata in uno stato completamente nuovo dell'essere, una trasformazione di personalità nel suo livello più intimo.

Tra i cristiani d'America questa potente esperienza viene spesso chiamata "rinascita" e, negli Stati Uniti, è un evento straordinariamente diffuso. I sondaggi Gallup riportano costantemente che metà di tutti gli adulti Protestanti, cioè quasi un terzo di tutti gli americani, sostengono di essere rinati.

Alcuni hanno reso pubblica la loro esperienza. Una delle conversioni di rinascita più stupefacenti fu quella di Charles Colson, ex consigliere della Casa Bianca e aiuto del Presidente Richard Nixon durante il periodo del Watergate. Colson descrisse vividamente l'esperienza nella sua autobiografia best-seller Born Again.

«Qualcosa cominciò a fluire dentro di me - una specie di energia» scrisse Colson raccontando un evento che gli era successo all'improvviso mentre sedeva in macchina. «Con il viso nascosto tra le mani, la testa appoggiata al volante dimenticai il machismo, i pretesti, il timore di essere debole. Poi arrivò questa strana sensazione che l'acqua non mi stesse tanto scorrendo sulle guance, ma scaturisse direttamente da tutto il mio corpo, ripulendo e raffreddando mentre cadeva. Non erano lacrime di tristezza o di gioia, erano lacrime di sollievo. Ripetei infinite volte la parola Prendimi... qualcosa dentro di me mi esortava ad arrendermi».

E Colson si arrese, collaborando completamente con le autorità federali in uno dei più sorprendenti voltafaccia personali di tutto lo scandalo Watergate. Come nei due racconti precedenti, la metamorfosi spirituale di Colson potrebbe essere collegata a circostanze tangibili. L'intensa sensazione fisica che sperimentò accompagna spesso il momento di rinascita, ed essa è stata confermata da molti altri cristiani rinati che abbiamo intervistato. Unna sorta di pizzicore di energia è comune, assieme a sensazioni alterne di caldo e di freddo. Spesso la persona avrà l'impressione di un flusso purificatore di acqua accompagnato da un incontrollabile impeto di lacrime.

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Un'altra figura improbabile, l'ex leader delle Pantere Nere degli Anni Sessanta Eldrige Cleaver, disse di essere anch'egli rinato mentre si nascondeva all'estero dai procedimenti legali che lo vedevano accusato di aggressione e tentato omicidio. In una intervista del 1976 Cleaver descrisse una sconcertante esperienza di rinascita: la visione divina, che potrebbe essere una spinta potente per un'azione che cambia la vita.

«Stavo osservando la luna» raccontò Cleaver, «e vidi l'uomo nella luna ed era il mio volto. Poi vidi una faccia che non era la mia, ma quella dei miei vecchi eroi. Ecco Fidel Castro, e poi Mao Tze Tung... mentre guardavo, il volto si trasformò in quello di Gesù Cristo e rimasi molto sorpreso... non so quando avessi pianto l'ultima volta, ma iniziai a piangere e non riuscivo a fermarmi. Stavo ancora piangendo e mi inginocchiai e recitai il Padre Nostro. Me lo ricordavo ancora, e poi recitai il ventitreesimo Salmo, mia madre mi aveva insegnato anche quello. Era come se non riuscissi a fermare le lacrime a meno che non recitassi la preghiera e il Salmo, e mi arrendessi... tutto quel che dovevo fare era arrendermi e andare in prigione».

Nell'immediatezza della sua visione divina, Cleaver si arrese alla polizia straniera e venne rispedito negli Stati Uniti sotto custodia federale.

Gli scettici hanno messo in dubbio la sincerità di conversioni drammatiche come quelle di Colson e di Cleaver, ma non vi sono dubbi sulla diffusione negli Stati Uniti del movimento di rinascita. Nelle situazioni stressanti appena descritte, la rinascita fu un'esperienza profondamente privata e personale. Per molti altri americani è avvenuta invece a un raduno religioso tenuto da una delle numerose branche del Cristianesimo evangelico americano.

Questa esperienza spirituale pubblica risale alla nascita della società umana ed è stata caratteristica vitale anche della religione d'America. Il primo Grande Risveglio dell'America coloniale, verso il 1740, fu guidato dal ministro Puritano Jonathan Edwards, i cui sermoni infuocati raggiungevano picchi emotivi e religiosi tali da illuminare di "Nuova Luce" intere assemblee di coloni. Nell'Ottocento, battisti, mormoni e altri grandi gruppi religiosi si riunivano in frenetici servizi di devozione che rivaleggiavano con gli estatici rituali delle più esoteriche sette del quaccheri e degli shaker. Con l'arrivo del ventesimo secolo, tra l'emergere dell'ampolloso evangelismo americano degli Holy Rollers, l'esperienza dell'illuminazione divina esplose fino a toccare le grandi masse. Molto prima che il movimento del potenziale umano cominciasse a salutare entusiasticamente gli sballi e le esperienze estreme, vari fondamentalisti, pentecostali e cristiani carismatici americani avevano cominciato a diffondere tra la base la loro rivoluzione. Con l'ascesa dei Reverendi Billy Sunday e Aimee Semple McPherson, il Cristianesimo evangelico crebbe velocemente fino a diventare un movimento internazionale che si allargò in un ampio spettro di sette cristiane e crociate mondiali di rinnovamento.

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È generalmente riconosciuta nel primo giorno dell'anno 1901la nascita del revival estatico carismatico, quando una radicata tradizione di evangelismo cristiano, l'ardente predicazione del vangelo, rinacque essa stessa in una forma nuova e potente. In una scuola biblica di Topeka, Kansas, diretta dal ministro metodista Charles Parham, i fedeli "posarono le mani" l'uno sull'altro e pregarono che lo Spirito Santo potesse scendere su di loro sotto forma di "parlare in lingua".

Anche per moltissimi cristiani rinati l'esperienza di parlare lingue sconosciute resta avvolta dal mistero. Storicamente essa ha origine nel Nuovo Testamento, negli Atti degli Apostoli. Secondo quel passaggio nella città di Efeso, nell'odierna Turchia, il primo cristiano Paolo si imbatté in alcuni discepoli cristiani che non avevano ricevuto lo Spirito Santo secondo Cristo - essi avevano ricevuto soltanto il battesimo secondo suo cugino Giovanni. In quel primo episodio registrato di esperienza carismatica cristiana, Paolo raccontò loro del battesimo secondo Gesù: «Nel sentirlo, essi furono battezzati nel nome del Signore Gesù Cristo. E quando Paolo posò le mani su di loro lo Spirito Santo scese su di loro; ed essi parlarono lingue e fecero profezie».

In quel momento, secondo la Bibbia, chi avvertì lo spirito parlò in una lingua sconosciuta all'umanità; e in seguito all'esperienza la loro vita venne trasformata all'istante. La loro consapevolezza subì un cambiamento repentino che fu attribuito allo spirito di Gesù Cristo, ed essi divennero devoti seguaci del Cristianesimo, la fede confermata da intensa sensazione fisica.

In quella stessa tradizione lo Spirito Santo apparve infatti anche nella congregazione di Parham a Topeka, travolgendo prima una giovane studentessa e poi altri dell'assemblea. Da Topeka il movimento carismatico si è diffuso in tutto il mondo fino a toccare circa quindici milioni di comunità. Altre modalità religiose richiedono a loro volta grandi dimostrazioni di fede da parte dei seguaci. Il più puritano movimento fondamentalista si concentra rigidamente sulle parole letterali della Bibbia e di solito rifugge dall'esotica esperienza delle "lingue". Viceversa il movimento carismatico, ed è uno dei suoi tratti distintivi, si considera «un nuovo e potente segno dello spirito che si adatta ai bisogni dell'epoca moderna». Attenendosi alla tradizione centrale dell'evangelismo, che promette rinnovamento personale attraverso "l'esperienza vivente" del Cristianesimo, il movimento carismatico si adopera per portare i suoi aderenti a frequenti incontri personali con lo Spirito Santo. Rafforzato da quell'esperienza, l'individuo viene poi restituito al mondo con ritrovata gioia, pace interiore e - come un ministro l'ha descritto - «un amore per Dio e il prossimo». Da quel momento in poi, in molte sette carismatiche il centro della devozione del nuovo convertito diventa l'attività di "testimonianza", cioè del dare

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testimonianza personale dell'esperienza vissuta con la speranza di conquistare al movimento nuovi convertiti.

Come fu per il momento naturale di illuminazione di Helen Spates, abbiamo trovato molti esempi in cui la forma cristiana di "incontro personale" di gruppo si è dimostrata essere fonte di sincera crescita personale. I benefici potenziali di questa modalità di venerazione ci furono intensamente dimostrati durante una conversazione avuta con un gentiluomo che chiameremo Martin Young, marito premuroso, padre affettuoso di due figli e, per molti anni, imprenditore di successo nel Midwest. Cattolico Romano per tutta la vita, alla fine degli anni Sessanta entrò nel crescente movimento carismatico in seno alla Chiesa Cattolica, che in anni recenti ha scatenato controversie tra i cattolici tradizionali e quelli più innovatori. In contrasto con la vecchia immagine dei carismatici che li vede come estremisti religiosi e divoratori della Bibbia, Martin Young ci apparve come un individuo gioviale ed educato, un uomo basso di statura e di bell'aspetto felice di condividere con noi la sua prima esperienza di "battesimo nello Spirito Santo". Ci accolse nel suo salotto, accese il camino e versò tre bicchieri di vino bianco.

«Eravamo in sette e ci recammo a questo incontro di preghiera» iniziò a raccontare. «Dopo l'incontro chiesero se qualcuno di noi voleva salire al piano superiore per pregare insieme. Salimmo. C'erano altre persone che posavano le mani, e mi inginocchiai nel cerchio. Mi inginocchiai semplicemente - non chiesi nulla - e improvvisamente cominciai a cantare in lingua. Non sono mai stato bravo a cantare, ma mi usciva questo canto melodioso. Mia moglie, di fianco a me, osservava. Poi anche lei ricevette il dono della lingua».

Secondo la descrizione di Martin Young, in quel piccolo gruppo carismatico di preghiera lui e la moglie ebbero un'esperienza personale della presenza dello Spirito Santo. Proprio come gli altri membri del gruppo anch'essi emettevano suoni privi di significato in qualsiasi lingua moderna o antica, ma la interpretarono come parte delle scritture cristiane tradizionali. I canti in lingua, ci disse Young, erano stati messi spesso in relazione con dialetti mediorientali e asiatici, ma una approfondita ricerca accademica aveva escluso origini di quel tipo, o di un vocabolario o una grammatica definita. Indipendentemente dalle sue origini, parlare lingue sembrava essere un'esperienza di gruppo profonda e avvolgente che, disse Young, poteva influenzare visibilmente sia i partecipanti che gli osservatori. Cercò di trasmetterci l'essenza del rituale carismatico che gli era divenuto così familiare.

«Quando entri in un'atmosfera di preghiera» ci disse, «tutti riescono a percepire una sensazione diversa.

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Se lei entrasse qui durante un incontro di preghiera avvertirebbe con tutto il suo essere l'intensità del fervore - con il cuore, con la mente, con tutto. Vedrebbe la reverenza della gente. Riuscirebbe a capire chi è già stato in un gruppo di preghiera e chi no, potrebbe avvertire che sono immersi nello spirito di Dio».

A seguito di quel suo primo incontro carismatico, e dopo il momento di rinascita come altri avevano dichiarato, Martin Young sperimentò un improvviso risveglio di consapevolezza che lo ancorò alle dottrine del Cristianesimo. Dal suo racconto ci fu chiaro che l'aderenza stretta a quel corpo tradizionale di insegnamenti e linee guida morali gli permise di crescere sia in senso sociale che personale. Ci spiegò in che modo, dopo l'esperienza in lingua, la sua consapevolezza si era trasformata in meglio.

«Dopo aver ricevuto le lingue» ci disse, «vieni trasformato. È come se vedessi con occhi nuovi, gli occhi di Dio. Cerchi nuovi modi di apprezzare la gente; invece di concentrarti sulle loro debolezze trovi in loro qualcosa di buono. Tendi al positivo, al bello - questo è vivere il Cristianesimo. Non sto dicendo che abbiamo smesso di essere deboli o figli dell'abitudine, ma che camminare con Dio è una trasformazione. È un viaggio. È una modalità di cambiamento».

Dal nostro punto di vista la comprensione di Martin Young della sua trasformazione sembrava decisamente perspicace, sebbene, come egli disse, l'intera esperienza fosse contenuta nell'ambito della sua ferma fede religiosa. In America, da tradizione, la religione ha facilitato e incoraggiato questo tipo di crescita personale attraverso la credenza spirituale. E ha portato il movimento della rinascita a fondere fede religiosa ed esperienza fisica in un programma organizzato di rinnovamento personale che ha offerto un cammino preciso di vita quotidiana e venerazione a chi lo stava cercando.

Per lo più le dottrine e i valori espressi dall'evangelismo sono coerenti con gli ideali spirituali della vita americana. Essi non si distaccano molto da altre tradizioni religiose che hanno giocato ruoli autonomi ma integrali allo sviluppo sociale e politico della nazione. Tuttavia, a differenza di altre religioni storiche d'America, all'interno del diversificato movimento di rinascita troviamo numerose sette che sembrano condividere non poche caratteristiche con culti religiosi più estremi e con terapie di auto aiuto. Si ricercano momenti di estati, e sono momenti di grande intensità. La conversione è improvvisa e profonda. Il movimento vanta cure miracolose per disturbi mai risolti prima e si impegna in uno zelante reclutamento di nuovi membri. Inoltre, come molti culti e terapie, in anni recenti il movimento di rinascita ha generalmente moltiplicato la sua enorme ricchezza e seguito con l'uso di sofisticate tecniche di marketing di massa, portando le sue fortemente

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pubblicizzate crociate nelle prime serate televisive. Esso ha creato in tutto il paese stazioni televisive satellitari o via cavo, stazioni radiofoniche e pubblicazioni che promuovono raccolte fondi, proselitismo e azione politica.

Tale uso delle moderne strategie di marketing e di tecnologie di comunicazione di massa ha rappresentato la tendenza dell'evangelismo del ventesimo secolo, ma negli ultimi travolgenti decenni è diventata la modalità primaria di reclutamento e conversione del movimento. Ed è in questo balzo da "religione vecchio stampo" verso nuove arene di grandi affari e tecnologia avanzata che in America il nuovo evangelismo incrocia i sentieri dello "snapping" - e solleva alcuni dei quesiti più difficili e sensibili della nostra indagine.

Negli anni Settanta era possibile cogliere i segnali più visibili di questo nuovo atteggiamento sulle autostrade americane, dove enormi cartelloni azzurri e innumerevoli adesivi sui parafanghi proclamavano la semplice frase "Io L'ho Trovato". Questo vago messaggio divenne ben presto il motto del movimento di rinascita, ma pochi americani erano al corrente delle campagne di pubbliche relazioni pesantemente finanziate e ben coordinate che c'erano dietro. Creazione di un laureato alla Harvard Business School ed ex pubblicitario della Coca Cola, la campagna degli anni '70 Io L'ho Trovato portò a 600.000 il numero delle reclute di Gesù in duecento città americane.

L'organizzazione sponsor di Io L'ho Trovato era la Campus Crusade for Christ International, Inc.. Fondata nel 1951 è diventata la maggiore organizzazione missionaria dei rinati d'America e forse del mondo, con attività in oltre cento paesi diversi. In uno dei molti opuscoli coperti da diritti d'autore della Campus Crusade intitolato "Gesù e l'intellettuale", il presidente e capo spirituale del gruppo, Bill Bright, riportava citazioni bibliche per dare corpo alla discussione "arrendersi alla volontà" - lo stesso atto di resa che sia Colson che Cleaver testimoniarono nei loro racconti di rinascita. Secondo Bright, la chiave per diventare un cristiano è «la capitolazione dell'intelletto, delle emozioni e della volontà - dell'intera persona». Solo allora, come si afferma nei Corinzi, l'individuo diventa una "nuova creatura" in Cristo, poiché le «vecchie cose sono superate» e «tutte le cose sono diventate nuove». Nelle sue similitudini con i richiami dei reclutatori e dei conferenzieri di tantissimi culti, questa dottrina tradizionale cristiana e le suggestioni in essa contenute assunsero implicazioni nuove e sinistre.

La Campus Crusade, e l'intero movimento di rinascita, erano un "culto"? Quando negli anni Settanta iniziammo la nostra indagine ci sentimmo fare questa domanda da molte persone legate alla religione tradizionale, e anche da diversi ardenti cristiani rinati.

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All'epoca liquidammo l'idea come un'accusa impossibile, poiché i nostri rapporti con i nuovi crociati cristiani non rivelarono alcuna delle caratteristiche di rilievo che identificavamo con il comportamento settario. La gran parte dei rinati militanti che avevamo incontrato non aveva troncato i rapporti con la famiglia o non lasciava la scuola per vivere nelle comuni del movimento. Non lavoravano ventiquattr'ore al giorno per raccogliere fondi, non donavano le loro proprietà o i risparmi di una vita alle casse delle organizzazioni di rinascita. E nemmeno si impegnavano in rituali arcani e comportamenti incostanti o dimostravano l'incapacità di comunicare con il mondo in generale. Inoltre ci sembrava che questo movimento, con i suoi tantissimi aderenti importanti che ricoprivano alte posizioni sociali e politiche, fosse troppo vasto per essere considerato un culto.

Nelle nostre prime interviste con decine di rinati di tutto il paese trovammo tante persone amabili e garbate come Helen Spates e Martin Young: persone deliziose, consapevoli, preoccupate e attivamente impegnate a migliorare la vita della propria famiglia e della comunità. Altre, però, ci lasciarono decisamente turbati. C'era chi, alla fine di ciò che pensavamo essere stata una discussione aperta e franca, dichiarava con fermezza che saremmo stati condannati all'inferno per le opinioni che avevamo espresso e le credenze che mantenevamo. Una ragazza lasciò a intendere che il nostro progetto fosse temerario poiché era contrario al "progetto di Dio". «Sono le persone intelligenti come voi che hanno così tante difficoltà a venire a Cristo» ci disse. Un'altra crociata ci consegnò un piccolo libro scritto, disse, «proprio per i nostri amici ebrei», diritti d'autore della American Messianic Fellowship. Esso conteneva passi scelti dalle scritture ebraiche del Vecchio Testamento per dimostrare che il "Messia Gesù" avrebbe purificato il lettore «da tutta la tua sporcizia». Nei nostri viaggi rimanemmo anche stupiti dal vedere quanti cristiani rinati, molti dei quali membri della Campus Crusade e di altri gruppi evangelici aggressivi, erano stati totalmente assorbiti dalla fede ritrovata e dedicavano gran parte della loro vita, tempo e denaro a organizzazioni le cui attività caritative più visibili sembravano limitarsi a raccogliere fondi e a reclutare nuovi membri.

Qual è il confine tra un culto e una religione legittima? Nell'America odierna è sempre più difficile tracciare categoricamente quel confine. Nel corso della nostra indagine, però, ci è diventato progressivamente sempre più chiaro che molti cristiani rinati avevano davvero ed efficacemente troncato i rapporti con la loro famiglia, con il loro passato e con la società in generale dopo le loro profonde trasformazioni personali. Non era scopo della nostra indagine esaminare il vastissimo movimento evangelico nella sua interezza, ma la nostra ricerca sollevò seri quesiti sulle tecniche utilizzate da molti gruppi evangelici al fine di scatenare la conversione. Per approfondire la nostra comprensione di quelle tecniche facemmo visita a un noto leader carismatico americano, Holy Roller [Santo Rullo Compressore N.d.T.] e guaritore per fede - ora ritiratosi.

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Marjoe Gortner fu il primo predicatore evangelico a lanciare l'allarme sulla professione. Nel suo documentario Marjoe, vincitore di un Oscar e girato alla fine degli Anni Sessanta, Gortner rivelò trucchi del mestiere vecchi come il mondo e denunciò alcuni degli aspetti spettacolari del movimento che hanno contribuito a renderlo un vero affare.

Molto probabilmente, anche se vivesse in eterno, Hugh Marjoe Ross Gortner resterebbe per sempre il "Ministro Ordinato più Giovane del Mondo". Nato il 14 gennaio del 1944, durante il parto Marjoe rimase quasi strangolato dal cordone ombelicale. L'ostetrica disse a sua madre che la sopravvivenza del bimbo era stata un vero miracolo per cui Marjoe - abbreviazione di Maria e Giuseppe - il "Bambino del Miracolo", si guadagnò un posto nel lungo elenco di ministri evangelici.

Le sue abilità di predicatore vennero meticolosamente coltivate fin dall'infanzia. Gli insegnarono a declamare "Alleluia" prima ancora di saper dire "Mamma" e "Papà". A nove mesi la madre gli insegnò il modo giusto di urlare "Gloria!" in un microfono. A tre anni sapeva citare il vangelo a memoria, e ricevette lezioni di recitazione e in qualsiasi altra arte dello spettacolo, dal sassofono al giro del bastone [es.: majorettes N.d.T.]. Il giorno di Halloween del 1948, all'età di quattro anni, Marjoe venne ordinato ufficialmente e lanciato verso una carriera di enorme successo, una sorta di Shirley Temple della "Bible Belt" [cintura della Bibbia - N.d.T.], una estesa comunità non geografica di aderenti stretti alle Scritture cristiane. Nel decennio successivo predicò da costa a costa dentro a tendoni o sale gremite, mentre folle entusiastiche accorrevano per vedere il Bambino del Miracolo che, si diceva, aveva ricevuto i sermoni direttamente dal Signore, nel sonno. Grazie al meticoloso allenamento della madre, a una disciplina severa e alla sua indomabile ambizione, Marjoe recitava a memoria i sermoni senza sbagliare una sola parola, con pause e gestualità impeccabili e perfettamente a tempo. Frequenti Alleluia e Amen punteggiavano i suoi spettacoli, abilmente promossi con titoli quali "Dalla sedia a rotelle al pulpito" e "Diretti verso l'ultima adunata" ["roundup" nel testo, cioè radunare il bestiame, N.d.T.], che Marjoe predicava indossando un vestito da cowboy.

Gli ammalianti sermoni di Marjoe riempivano regolarmente fino all'orlo il secchiello delle offerte alla chiesa, e le sue famose guarigioni risultavano miracolose persino a lui. Raggiunta l'adolescenza, però, Marjoe sviluppò un certo disincanto per la descrizione continua che veniva fatta dei suoi poteri "divini" e lasciò il movimento evangelico per cercarsi mezzi di sostentamento più legittimi. Trascorse un certo tempo con un complesso rock, cercando di adeguarsi al periodo, per poi tornare al circuito del rinnovamento e girare il suo film rivelatore. Marjoe è uno di quei documentari molto schietti che scavano in profondità in quelle aree molto delicate della moralità americana che oltrepassano il confine verso il puro profitto.

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Scovammo Marjoe a Hollywood, in un edificio isolato su una collina di Laurel Canyon. Dopo esserci inerpicati per la tortuosa carrareccia che portava alla sua incredibile dimora, venimmo accolti cordialmente e Marjoe ci fece strada verso il luminoso salotto, da cui ci indicò, dalle enormi porte finestre, alcune delle caratteristiche familiari del paesaggio della California meridionale. Lo informammo che ci eravamo recati da lui per farci raccontare dei suoi poteri miracolosi di "salvazione" e "guarigione", quei segreti commerciali che né il suo film né la biografia uscita subito dopo avevano rivelato in modo soddisfacente. Alto, prestante, con riccioli leonini e uno sguardo penetrante, anche in maglietta e jeans sdruciti Marjoe emanava forza. Fin dall'inizio della nostra conversazione, comunque, respinse qualsiasi idea ci fossimo fatti che i suoi talenti fossero qualcosa di straordinario.

«Non ho alcun potere» esordì, giusto per fare chiarezza. «E non ce li hanno nemmeno tutti questi altri tizi. Alle mie crociate sono guarite centinaia di persone, ma so dannatamente bene che non dipendeva da nulla che io stessi facendo».

Ma, ammise Marjoe, era ancora in un certo senso sconcertato dalle migliaia di anime che aveva contribuito a "salvare" e dalle numerose malattie che sembrava avere curato. La sua idea sulle proprie abilità di predicazione erano a livello decisamente terreno. Basandosi sui suoi anni di formazione ed esperienza, localizzò la fonte del suo potere divino semplicemente tra il gregge che si riuniva per ricevere i suoi doni.

«Cominci con qualcuno che ha chiaramente un problema» ci spiegò. «Devi partire da quella premessa. Le cose per lui non hanno funzionato oppure sta cercando qualcosa. Per cui va a uno di questi revival. Ascolta cose molto quadrate. Vede intorno a sé un sacco di gente raggiante - gente che sembra molto, molto felice - gente che lo invita a partecipare, ad unirsi al gruppo, e sembra tutto meraviglioso. Gli dicono "Hey! La mia vita è cambiata" oppure "Hey! Ho trovato un nuovo lavoro". È in quel momento che si sente pronto per essere salvato o per rinascere; e una volta salvato, tutti gli battono affettuosamente la mano sulla spalla. È come se fosse stato ammesso a questo piccolo club elitario molto speciale».

Marjoe minimizzò molto il suo ruolo nel procedimento. Secondo lui il vero spettacolo lo faceva il pubblico. Lui era semplicemente il conduttore.

«Come predicatore» disse, «lavoro con la folla, osservo la folla, cerco di portarla in quel preciso punto ad una certa ora della serata. Lascio che il tutto monti e si gonfi fino a quando sono tutti in estasi. La folla si monta a vicenda e devi stare attento che non si smonti. Cominci dicendo che hai sentito che questa sera sarà una grande sera, poi inizi ad alzare il tono, e lo tieni alto».

Per Marjoe, che l'ha visto accadere milioni di volte, il momento divino dell'estasi religiosa non aveva alcuna qualità mistica. Era semplicemente una questione di frenesia, di delirio della folla che trova la sua controparte in ogni tipo di assembramento.

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«Succede la stessa cosa ai concerti rock», affermò. «Hai un numero di apertura con un'entrata forte, poi ti rifai a un sacco di vecchi standard, monti i presenti fino al pezzo di successo, che esegui alla fine».

Nel suo caso il pezzo di successo era la rinascita spirituale, il prodotto di una vecchia e sperimentata ricetta della religione evangelica a cui il predicatore e ogni membro della platea contribuisce con qualche ingrediente piccolo ma attivo. Poi, secondo Marjoe, il solo piccolo bis adatto all travolgente momento della salvazione è una dimostrazione personale della forza di quella fede ritrovata. E questo è il fattore motivante che spinge a parlare in lingua, conosciuto anche come "ricevere la glossolalia". Come Marjoe ci spiegò, questa ben nota tradizione evangelica richiede partecipazione ancora maggiore da parte di chi riceve la lingua e dell'intero pubblico.

«Dopo che sei stato salvato» continuò, «il passo successivo è ciò che definiscono "il riempimento dello Spirito Santo". Dicono al nuovo convertito: "Bene, adesso sei stato salvato. Ma devi ricevere lo Spirito Santo". Perciò torni per vivere l'esperienza in lingue. Alcuni la fanno quella stessa sera, altri parteciperanno alle funzioni per settimane o anni prima di riuscire a parlare in lingua. Li senti, senti che tutti in chiesa parlano in lingua e ti dicono "ti amiamo, e speriamo che anche tu questa sera ce la farai". Poi una sera vai alla funzione e tutti cercano di farti vivere l'esperienza ed entri in una specie di trance - non proprio un delirio ma è un'esperienza incredibile.

«In quel momento si dimenticano tutti i problemi. Sei circondato da gente di cui ti fidi e tutti ti dicono "ti amiamo. Va tutto bene. Sei accettato in Cristo. Siamo con te, lasciati andare, rilassati". E prima o poi cominci a parlare in lingua, ta-ta-ta. E allora tutti ti dicono "Ecco! Ce l'hai fatta!", il bottone è premuto e comincerai a parlare in lingua e a decollare: dehandayelomosatayleesaso... eccetera».

Marjoe fece una pausa. Eravamo sbalorditi dalla sua dimostrazione anche se non era entrato in quell'estasi a scatti, simile alla trance, che viene comunemente associata al momento della lingua. Nel suo film vi sono decine di esempi di vita reale della presunta esperienza mistica. Ma anche in quella piccola dimostrazione sembrò quasi misteriosamente scatenare qualche innata liberazione o meccanismo. Gli chiedemmo come vi riuscisse.

«Se mantenete quell'atteggiamento non ci riuscirete mai» scherzò. Poi ci spiegò la vera natura dell'esperienza. Secondo il suo punto di vista si tratta di un processo che per essere appreso alla perfezione richiede molto sforzo.

«La lingua è qualcosa che apprendi» enfatizzò. «È una liberazione che insegni a te stesso.

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Se li prendi alla lettera, i tuoi compagni, la chiesa e la Bibbia ti dicono che lo Spirito Santo parlava un'altra lingua; e allora ti convinci che essa è l'espressione definitiva dello spirito che scorre in te. Forse la prima volta dirai semplicemente ta-ta-ta-ta e non riuscirai ad andare oltre. Poi senti gli altri e la sera dopo potresti dire ta-tu ta-ta, um-ta- et-dee-ta-ta e già andiamo meglio. E la cosa successiva che dirai è elahandosatel ayeekcondelemosandreyaseya..., e ti ritrovi a parlare una nuova lingua».

Secondo Marjoe, comunque, non si tratta affatto di una lingua. Contrariamente a quanto molte religioni credono, secondo lui parlare in lingua non è una possessione spirituale passiva. Essa deve essere attivamente acquisita e praticata. Sebbene il "dono" della lingua sia un prodotto umano e non di origine sovrannaturale, Marjoe mostrava grande rispetto per l'esperienza in quanto espressione di spiritualità e appartenenza.

«Non la ridicolizzo davvero» ci disse. «Non l'ho mai fatto. Semplicemente la analizzo e la osservo da un punto di vista molto razionale. Non la vedo come proveniente da Dio e non dico che a un certo punto lo Spirito Santo ti colpisce in testa come un super fulmine e "parli in lingua", ecco fatto. No, parlare in lingua è un processo che la gente costruisce. Poi, quando cominci a fare qualcosa, tipo le scale musicali al pianoforte, allora via via migliori».

Riuscivamo già a cogliere la differenza tra Marjoe e alcuni dei suoi colleghi predicatori odierni. A differenza di molti culti, terapie di gruppo o leader evangelici, Marjoe aveva sempre mantenuto grande rispetto per il suo pubblico. Negli anni trascorsi nel circuito della "cintura della Bibbia" era arrivato a considerare l'esperienza evangelica come una forma di intrattenimento popolare, una specie di teatro partecipativo divino che premia il suo pubblico con una ricompensa profondamente emotiva. Marjoe si rendeva conto che quella sua prospettiva non sarebbe stata condivisa dalla maggioranza dei cristiani rinati.

«Chi partecipa a questi eventi non li considera una forma di intrattenimento, sebbene in realtà non siano altro che questo» ci confessò. «Quella gente non va al cinema, non va a bere al bar, non va ai concerti rock - ma tutti noi abbiamo bisogno di un momento di liberazione emotiva. Quella gente va ai revival e balla, e parla in lingua. È una cosa socialmente approvata ed è la loro via di fuga».

E in quel contesto di intrattenimento sociale, Marjoe era orgoglioso del suo ruolo di star come predicatore itinerante.

«Era mio compito dare loro il miglior spettacolo possibile» ci disse. «Poniamo che abbiate un timoroso piccolo predicatore del North Carolina o qualcosa del genere. Fa venire evangelisti itineranti per tenere in piedi la sua chiesa. Arrivavamo noi, arringavamo la folla ed eravamo superstar. È al carisma dell'evangelista che la gente crede, è lui che viene a vedere».

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Ciò che colpì Marjoe e che alla fine lo spinse fuori dal business, ci spiegò, furono molti degli aspetti inquietanti del movimento evangelico che anche noi avevamo notato durante i nostri viaggi.

«Quando viaggiavo» ci disse ripensando ai vecchi tempi, « ai miei incontri vedevo gente che voleva veramente essere salvata ed era molto palese e spumeggiante nel suo desiderio di ricevere lo Spirito Santo. Era meraviglioso, una ventata d'aria fresca ma poi tornavo in quella località magari quattro anni dopo ed erano diventati cristiani intolleranti che si ritenevano superiori a chiunque si facesse un drink. Pensavano di essere i migliori al mondo, perché avevano trovato Cristo. Ed è in quel momento che scatta il pericolo. La gente cerca un'esperienza. Vuole sentirsi bene e la sua vita può trarne giovamento. Ma poi quando cominci a muoverti nel lato operativo della cosa inizi a controllare masse, potere e soldi».

Marjoe scosse tristemente il capo. A dire il vero non ci diede l'impressione di essere il tipo di persona a proprio agio in quel ruolo. Negli anni Sessanta, mentre esplorava nuovi sbocchi per i suoi talenti, osservò la sua professione crescere fino ad assumere vaste proporzioni internazionali. Da allora ha seguito la curiosa ascesa dei nuovi culti religiosi, tra cui la Chiesa dell'Unificazione di Moon.

«Moon sta facendo esattamente ciò che facevo io» disse Marjoe. «Solo che si è spinto un passo oltre. Suggerisce al suo pubblico che lui è il Messia. Nella mia religione, la religione dei vecchi tempi, suggerire una cosa del genere è pura blasfemia. Moon si è spinto troppo oltre ma è un numero eccezionale visto che tutti desideriamo incontrare il Messia».

Marjoe sottolineò prontamente che la forza di predicazione di Moon, così come la sua, non era nulla di divino o anche solo di innato. Marjoe riconobbe che il suo potere sul pubblico derivava primariamente dalle abilità perfezionate da bambino, dalle tecniche di retorica e oratoria tramandateci dagli antichi greci. Quegli strumenti sono di pubblico dominio da millenni e costituiscono i ferri del mestiere di chiunque lavori con il pubblico.

«È la stessa cosa. Che si tratti di un predicatore, di un avvocato o di un venditore» ci spiegò. «Incominci con i processi di pensiero di una persona e poi gradualmente ma in breve tempo la svii verso un altro modo di pensare».

Nell'approssimarsi della mezz'età Marjoe aveva limitato 'uso dei suoi talenti alla carriera di attore e a cause sociali in cui credeva profondamente. La più importante tra quelle cause era informare il pubblico su alcune delle tecniche retoriche usate per manipolare pensiero ed emozioni. Molte delle tecniche di cui era esperto erano semplici e molto vecchie,

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ma così efficaci che si dimostravano potenti anche quando il pubblico era stato esplicitamente preavvisato sul loro uso. Verso la fine del nostro incontro Marjoe ci fece un racconto rivelatore della finezza delle sue capacità. In contrasto con le profonde esperienze fisiche, gli intensi rituali di gruppo e le crisi personali intime che avevamo identificato come contributi più importanti per il momento dello snapping, Marjoe ci dimostrò come anche le sole parole, se artatamente manipolate, potessero essere usate per influenzare gruppi e singoli, fino al punto di evocare la travolgente reazione emotiva di essere "salvati".

«Tengo una ventina di conferenze l'anno nelle università» iniziò, «e faccio una dimostrazione di guarigione per fede - ma aspetto sempre che me lo chiedano. Premetto che non ci credo e che uso un sacco di trucchi; e il titolo della conferenza è "Retorica e Carisma" per cui è già evidente come le grandi masse vengano manipolate da una figura carismatica. Ho già dato tutte le spiegazioni più crude, ma ancora vogliono vedere di persona. Così dico "No, non ci tenete davvero a vederla", e loro "Sì sì, faccelo vedere!", e dico "Ma non ci crederete comunque, per cui non la faccio". E loro dicono "Ci crediamo! Ci crediamo!". Così dopo un po' di questo tiremmolla chiedo un volontario, sale questa ragazza e le chiedo "Così vuoi sentirti meglio, giusto?". E poi le dico: "Mi stai mentendo! Sei quassù solo per divertirti e vuoi impressionare tutta questa gente e vuoi prenderti gioco di me e di tutta questa cosa, perciò perché non te ne torni al tuo posto?". La strapazzo veramente, e lei dice "No, no, ci credo!" e vado avanti ancora un po', la poveretta è quasi in lacrime. E poi, anche se siamo in una università tra universitari e lo sto facendo solo per gioco, recito il mio vecchio copione Nel nome di Gesù!, li tocco sulla testa e sbang, ogni volta cascano giù come le pere».

 
 
 
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