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Copenhagen: la via della felicità 

Italia, Marzo 1999.

L'organizzazione parla spesso della Advanced Org Saint Hill (AOSH) di Copenhagen in termini entusiastici. È il luogo dove, in Europa, vengono consegnati i corsi più avanzati. La centrale Europea di Scientology, seconda solo a Flag, la "Mecca" della Florida. La AOSH-EU di Copenhagen dovrebbe perciò essere il luogo più mentalmente sano del vecchio continente.

Un amico ha voluto raccontarci la sua personale esperienza: aspettative e realtà messe a confronto.

 
 
 
 
 
 
L'Org di Copenhagen 

Una hostess porge due tartine al salmone. Intorno, gente elegante con l'aria da manager e fuori dal finestrino dell'aereo lo straordinario spettacolo delle cime alpine innevate.  

Sembra uno spot pubblicitario, invece è la realtà: sono sul volo per Copenhagen, in viaggio verso la maggiore org d'Europa per attestare Clear

L'idea di trascorrere qualche giorno in questa enclave della Sanità Mentale, archetipo della futura civiltà senza mente reattiva, mi incuriosisce molto. Sono ansioso di conoscere l'atmosfera di un posto ad alta densità OT. Smanioso di immergermi in una comunità che ha definitivamente sconfitto le malattie fisiche, le aberrazioni mentali e i disagi psicologici. Ho la certezza che sarà stimolante vivere in un ambiente dove le abilità personali sono enormemente amplificate e le intenzioni malvagie sono appannaggio del criminale mondo wog.

Il "Ponte", metaforico percorso "verso la libertà totale e la felicità" tracciato dal buon vecchio Ron, è già stato percorso da chi si reca in questa Libera Repubblica di Scientology, e immagino quindi di stare per visitare uno Stato fatto di cittadini che, consapevoli di avere raggiunto potenzialità divine, sono allegri, pieni di vita e perseguono gioiosamente il loro obiettivo: rendere più sana e felice tutta l'umanità. Me li figuro determinati ma spensierati. Come quando lavoravo in una delle prime "radio libere", che poi più che libere erano pirata. Non eravamo pagati, ma ci divertivamo ed era tutto un gioco, anche la costante e reale minaccia di pignoramento. Come potrebbero non essere spensierati nella più avanzata org di Scientology d'Europa? Qui gli OT crescono come funghi e possono ottenere qualsiasi cosa semplicemente postulando. Spero solo che non siano altezzosi. 

Nella piccola org che io frequento l'ambiente è abbastanza scherzoso e sereno, ma a pensarci bene non è per niente diverso dagli altri ambienti "meno sani" che ho frequentato. È vero, di OT non c'è traccia e i Clear sono 4 gatti, ma tutta questa abbondanza di tecnologia per liberare la mente, espandere le abilità e risolvere i problemi della vita, dovrebbe pur manifestarsi in qualche modo. Bisogna però ammettere che non si manifesta proprio per niente. Tolti un paio di auditor decisamente simpatici e il supervisore del corso meravigliosamente burbero a cui sono affezionato, con gli altri non andrei neanche a pescare la domenica mattina. Mi sa che le direttive della "Fonte" siano alquanto disattese, non c'è altra spiegazione.

Comunque, l'aereo atterra con una manovra perfetta (mi sa che il pilota è Clear) e tra poco assaggerò finalmente le delizie di un ambiente veramente theta, libero da soppressivi, psichiatri e guerrafondai. 

Eccomi finalmente a Scientology-Paradise. Il primo impatto è da caserma. Mi sembra di rivivere il primo giorno del servizio di leva. Ambienti scalcinati, trafila di attese aspettando che arrivi un tizio che mi porta da un altro tizio che deve avvisare un terzo tizio... Cordialità zero. Mi aspettavo di essere ricevuto come un Lazzaro rinato che dopo miliardi di anni trascorsi nell'inferno mest si ricongiunge alla schiera dei "felici". Invece la sensazione è di essere una pratica da sbrigare. Il disagio cresce quando mi accorgo che ho un calzino rotto nel calcagno. Si tratta di un particolare che normalmente avrei ritenuto appena buffo, da liquidare con una battuta scherzosa, ma in questo ambiente fatiscente, popolato da "soldati" scontrosi che aspettano un lontano congedo, un sorriso ha poche possibilità di sopravvivere. 

Dopo 2 3 ore la Repubblica della Standard Tech ha formalmente preso atto del mio arrivo, sono ormai le 10 di sera e me ne vado in cerca di un panino. Ci rivediamo domattina, con la speranza che saziato lo stomaco e senza questo calzino bucato che mi imbarazza, l'ambiente sia più gradevole. 

L'indomani è una splendida giornata di sole e prima di entrare all'org faccio un giro in cerca di una generosa colazione. Copenhagen è proprio una bella città. Il centro è un'isola pedonale piena di gente, di negozi scintillanti e di pasticcerie irresistibili. Scelgo la più grande e dopo un panino farcito con tutte le "schifezze" che fanno inorridire mia moglie, rientro baldanzoso nel santuario della Libertà Totale confortato nel corpo e nell'anima (pardon: nel thetan).

Della mia deludente esperienza all'org di Copenhagen, fra staff che sembrano dei carcerati, dove in una settimana non vedrò neppure un sorriso, dove incredibilmente puoi riconoscere uno staff per lo sguardo spento perennemente rivolto al pavimento, il ricordo più triste che ho, è legato a un incontro che sto per fare adesso. Per l'espletamento delle interminabili procedure burocratiche, vengo accompagnato dal responsabile dell'etica, il MAA in persona. Nella dottrina hubbardiana, l'etica è lo strumento che dà la felicità. Senza etica la felicità non esiste, annientata dal rimorso ecc. Mi aspettavo quindi che il "depositario della beatitudine" fosse la personificazione della voglia di vivere, forte della sua integrità morale, che si gode la pace del giusto. 

Seduto su una panca in un disadorno corridoio deserto, finalmente arriva il Mastro di Chiavi della felicità, fortunato custode del benessere scientologico. È una ragazza scozzese sui trent'anni, decisamente carina se non avesse quell'apparenza da automa. Sembra un personaggio orwelliano. Tutto è spento in lei, e ciò che mi colpisce di più è il suo sguardo: sembra attanagliata da una cupa rassegnazione senza speranza. Ne rimango scosso. Arrivo a chiederle se si sente male o se ha bisogno di aiuto. 

Adesso, col senno di poi, è facile comprendere il motivo di questi sguardi vuoti, di questa cronica mancanza di vitalità, ma all'epoca mi sentii solo confuso. Non capivo perché invece di essere una gioiosa macchina di benessere, tutta l'org era un ambiente così opprimente. Il controllo mentale era all'epoca un concetto che nemmeno avevo sentito nominare, ma il contrasto tra le iperboliche promesse del santone e la tristezza esistenziale dello staff era troppo stridente. Nonostante l'indiscusso indottrinamento che avevo subito, nonostante l'euforia per l'imminente certificazione del mio stato di Clear, qualcosa dentro me si ruppe. 

Non fu un processo immediato, e nemmeno cosciente. Ritornai in Italia deluso, ma non ebbi mai la forza di invalidare Scientology o il "Grande Benefattore dell'Umanità" suo inventore. Nemmeno con me stesso. Dopo qualche giorno tornai alla mia piccola org. Venni accolto con molto entusiasmo, ricevetti un sacco di felicitazioni e mi fecero molte domande sul mio nuovo stato e sulla patria sognata: l'org di Copenhagen. Risposi in modo evasivo alle prime e non risposi alle seconde. Fu il mio ultimo contatto con la setta. 

 
 
 
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