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«Scientology è un pericolo serio»

Intervista di Paolo Brogi a Mons. Ersilio Tonini.

Corriere della Sera, 30 Aprile 1998, pagina 15.

 
ROMA - "So per certo di atti terribili, immondi, compiuti da una setta satanica" - rivela monsignor Ersilio Tonini - "intendo atti irriferibili. Ma proprio per questo penso che gli adepti di simili congreghe criminali continueranno ad avere tutto l'interesse a restare nascosti". Le "psico-sette", che secondo il Viminale potrebbero trovare nel Giubileo un momento di amplificazione per atti inconsulti, non sono una novità per lui. 
 

Anche lei le considera un pericolo? 

"Conosco Scientology. Ho visto ragazzi risucchiati da un meccanismo in cui hanno perso la loro libertà. Lì viene sconvolto il pensiero, si pratica una totale decostruzione per una successiva reimpaginazione della persona. La destrutturazione ha un passaggio obbligato: la rottura completa con la propria famiglia. Scientology è un pericolo serio. Ma non tutti i Paesi la pensano allo stesso modo. È questo un motivo di attrito tra la Germania, che considera Scientology un pericolo pubblico, e gli Usa, permissivi". 
 

L'allarme riguarda soprattutto sette dove operano meccanismi di destrutturazione psichica degli adepti. 

"Certo, bisogna temere queste entità che giocano sull'irrazionalità, sulla negazione della ragione e sull'esaltazione delle emozioni. Si tratta di strutture dispotiche, di dipendenza dal gruppo, dove l'io è sciolto. È chiaro che in simili contesti tutto è possibile". 
 

Anche sindromi tipo Waco? 

"Questo stento a crederlo. Però conosco guru che miscelando mondo orientale e riti cristiani creano forme di tensione totale, assoluta, con una dipendenza spasmodica nei loro confronti". 
 

Come valuta il rischio di atti cruenti contro il Giubileo? 

"Se il Viminale ha ritenuto necessario lanciare questo tipo di allarme avrà attentamente valutato la differenza che corre tra libertà d'opinione e violenza. Resta il fatto che l'irrazionalità può costituire un pessimo terreno di coltura". 
 

L'azione penale è insufficiente: che fare? 

"La psicodipendenza è pericolosa, va denunciata. Ma per fare davvero terreno bruciato bisogna puntare sull'educazione. Gli elementi essenziali della filosofia e della morale devono tornare ad essere la linfa di tutta la scuola. Questa resta la medicina migliore".

 
 
 
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