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Come ridurre al silenzio i giornalisti

Di Robert W. Welkos.
                                       
Ristampato da The Quill, Novembre-Dicembre 1991, pag. 36-38.

Traduzione a cura di Martini.

Nella tarda primavera del 1990, poco tempo prima che il Los Angeles Times pubblicasse una esauriente serie di articoli sulla Chiesa di Scientology curata del redattore Joel Sappell e da me, un fattorino arrivò a casa mia e appoggiò alla mia porta d'ingresso una grande busta gialla. 

L'intestazione era di un'impresa di Onoranze Funebri, e dentro c'era un opuscolo che magnificava i vantaggi di organizzare il proprio funerale prima di morire. 

«Venite a trovarci ora ed esaminate il programma preliminare» diceva «sarete contenti di averlo fatto, e lo sarà anche la vostra famiglia» 

Incuriosito, telefonai all'impresa di Onoranze Funebri e domandai perché mi avessero inviato il materiale. Con mia sorpresa mi dissero che non sapevano di averlo fatto, e aggiunsero che non mandano mai opuscoli non richiesti perché la gente può rimanerne sconvolta. Mi assicurarono che si preoccupavano sempre di questi aspetti e che non sarebbe successo di nuovo. 

Ma successe. 

Due giorni più tardi mia moglie scorse di sfuggita un uomo che si allontanava velocemente dal nostro vialetto d'ingresso. Quando aprì la porta la sua auto stava partendo, ma appoggiata sui gradini c'era un'altra busta della stessa impresa di Pompe Funebri. 

Non ho mai saputo se la sua consegna sia stata un errore o uno scherzo sinistro. Così come non ho mai saputo chi ha fatto le decine di telefonate mute a casa mia; chi ha fatto sequestrare il cane del mio collega il giorno in cui il Times ha pubblicato le "scritture segrete" di Scientology; perché al Dipartimento di Polizia di Los Angeles sia stata fatta una falsa denuncia di aggressione contro Sappel da parte di un uomo il cui nome e indirizzo sono risultati inventati, o perché concessionari di auto con cui non avevamo mai avuto a che fare stessero facendo richieste sui nostri conti di credito personali. 

Così mi sono chiesto: «Questi incidenti sono stati più di una coincidenza?» 

Ogni volta che giornalisti fanno domande critiche su Scientology devono aspettarsi di essere sottoposti a un approfondito scrutinio personale. Nel corso degli anni vari reporter sono stati querelati, infastiditi, spiati, e sono anche stati oggetto di tiri mancini. 

La nostra inchiesta su Scientology è iniziata nel 1985. Il lavoro è durato più di cinque difficili anni, e ha dimostrato la volontà del giornale di andare avanti, dato che siamo stati ripetutamente oggetto delle tattiche intimidatorie della chiesa. 

Alla fine abbiamo pubblicato, in sei giorni, 24 storie che esploravano praticamente ogni sfaccettatura di Scientology, dalle sue dottrine confidenziali ai suoi abusi contro ex membri, al background romanzato del suo fondatore, il defunto scrittore di fantascienza L. Ron Hubbard. La serie ha inoltre rivelato come gli Scientologist avessero creato numerosi "gruppi di facciata" esentasse e studi commerciali di consulenza allo scopo di diffondere le loro credenze all'interno della società americana; su come la notevole sequela di 22 bestseller di Hubbard fosse stata raggiunta, in parte, con acquisti multipli dei suoi libri da parte di Scientologist e dipendenti della casa editrice di Hubbard, controllata da membri della chiesa. 

La storia ci ha portato attraverso gli Stati Uniti e in Canada, abbiamo intervistato centinaia di persone, esaminato migliaia di pagine di documenti, e abbiamo studiato gli arcani scritti di Hubbard stesso. 

Una volta lungo il percorso siamo stati querelati, e ci siamo opposti con successo a due inviti a comparire della corte federale che Scientology aveva richiesto per guadagnarsi l'accesso alla nostra ricerca. 

In varie occasioni siamo stati osservati da squadre di investigatori privati, fino a tre per volta, ingaggiati dai legali di Scientology. Fino alla settimana della pubblicazione il giornale ha continuato a ricevere lettere degli avvocati della chiesa che minacciavano azioni legali. Un para-legale della chiesa mi ha denunciato per sequestro di persona dopo avermi consegnato, al giornale, un invito a comparire, e dopo che gli avevo chiesto di attendere in un ufficio della redazione l'arrivo di un addetto alla sicurezza per scoprire come era entrato nell'edificio. 

Un fotografo del Times che aveva fermato la macchina sulla pubblica via all'esterno dei Golden Era Studios di Riverdale, California, e aveva iniziato a scattare foto del complesso fu affrontato da guardie di Scientology con uniforme e walkie-talkie che gli ordinarono di consegnare i rullini. Rifiutò di farlo, e durante un lungo e teso confronto gli fu chiesto se lavorava per la CIA. Più tardi, davanti a una sede della chiesa a Hollywood, il fotografo parcheggiò sulla strada e iniziò a fotografare due Scientologist assegnati alla Forza del Progetto di Riabilitazione [R. P. F.] -- una specie di campo di prigionia in cui i membri portano al braccio fasce nere, corrono continuamente e svolgono compiti umili finché i loro superiori non decidono che si sono riabilitati in modo appropriato. Allo scattare della macchina fotografica uno degli uomini lanciò sulla macchina del fotografo una sostanza corrosiva che rovinò la vernice. 

In un'occasione, alcune persone che avevamo intervistato per la serie ricevette la visita di investigatori privati che si spacciarono per una equipe che stava facendo un documentario su Scientology. 

Nelle settimane successive alla pubblicazione della serie Scientology iniziò la controffensiva. Acquistò spazi pubblicitari su più di 120 cartelloni stradali e 1.000 autobus di Los Angeles. Gli annunci, che consistevano prevalentemente nel logo del giornale e nei nostri nomi, citavano gli articoli ma gli estratti erano stati redatti in modo da creare la falsa impressione che il Los Angeles Times stesse appoggiando Scientology. Per me era stranissimo imboccare ogni mattina l'autostrada per andare al lavoro e vedere il mio nome a caratteri cubitali su giganteschi cartelloni, o aspettare a un incrocio pedonale e vedere il mio nome che mi sfrecciava davanti sulla fiancata di un bus. 

Quando il 6 Maggio scorso la rivista Time pubblicò una storia di copertina su Scientology, il Redattore Associato del Time Richard Behar scriveva che «Scientology e i suoi seguaci sguinzagliarono almeno 10 avvocati e sei investigatori privati nel tentativo di minacciarmi, molestarmi e screditarmi» Behar ha dichiarato che una copia del suoi rapporti di credito personale con informazioni dettagliate sui suoi conti bancari, mutuo della casa, pagamenti effettuati con la carta di credito, indirizzo di casa e numero della Sicurezza Sociale erano stati illegalmente sottratti ad un'agenzia nazionale di credito. Investigatori privati avevano contattato i suoi vicini e conoscenti. 

Ricevette un invito a comparire da parte di un avvocato, e aggiunse che un altro fece illazioni sostenendo che probabilmente possedeva azioni di una compagnia su cui stava scrivendo un articolo. 

Un investigatore privato di Miami, che lavorava per i legali di Scientology, si spacciò per una donna la cui nipote era Scientologist, e cercava consiglio su come trattare lei e la chiesa. 

«Hanno sguinzagliato detective privati alle calcagna della maggior parte delle fonti nominate nell'articolo» ha rivelato Behar in un'intervista. 

Sul fronte pubblico, pare che Scientology abbia speso più di 3 milioni di dollari per far pubblicare annunci quotidiani sul USA Today

Un annuncio inveiva contro il Time affermando che la rivista una volta aveva appoggiato Adolf Hitler e il suo regime nazista. Inoltre la chiesa inviò per posta migliaia di copie di un opuscolo di 80 pagine intitolato «Fatti contro Finzione» in cui cercava di correggere le "falsità" nell'articolo di Behar. In Scientology questi tentativi sono conosciuti come "dead agenting". 

L'esperienza di Behar non è stata isolata. 

Quando Linda Stasi del New York Newsday scrisse una colonna avvelenata su Scientology menzionando la storia di copertina del Time di uscita imminente, ricevette una lettera da un uomo che si identificava come un agente del Servizio Doganale degli Stati Uniti dell'Aeroporto Kennedy. «Sosteneva che il mio nome e quello di entrambi i miei reporter [Dough Vaughan e Antony Scaduto] erano sui loro computer, e avrebbe controllato personalmente che fossimo sottoposti a perquisizioni personali complete e ispezioni rettali fino a che non ci avessero trovato con droga o roba di contrabbando, la prossima volta che fossimo passati per la dogana» ha ricordato la Stasi. 

Allarmati, i dirigenti del giornale riferirono la cosa al Servizio Doganale affinché indagasse. 

Poco tempo dopo, hanno aggiunto i dirigenti, un agente del Fsl li contattò dicendo che un individuo di cui non riferì il nome si era lamentato che il Newsday lo stava molestando, e voleva che l'agenzia mettesse il giornale sotto inchiesta. Al momento della stesura di questo articolo l'esito delle due inchieste non è conosciuto. 

Stephen Koff, della redazione del St. Petersburg Times, ha dichiarato che dopo l'inizio della sua inchiesta sulla chiesa di Hubbard, nel 1988, un concessionario di macchine della California controllò i suoi rapporti di credito personale, e lo fece anche uno scultore, ora deceduto. «Il mio sospetto è che si trattasse di un investigatore privato» ha detto Koff. 

Mentre era a Los Angeles per il suo lavoro sulla chiesa, ha continuato, sua moglie cominciò a ricevere telefonate oscene notturne, e persone che affermavano di lavorare per aziende di carte di credito chiamarono per avere informazioni personali su di lui. Una settimana dopo la pubblicazione della sua serie di articoli notò un investigatore privato parcheggiato davanti a casa sua. A un certo punto sbirciò tra le tende ma la macchina era scomparsa. 

«Circa due ore dopo, stavo uscendo per portare mia figlia dalla baby sitter, quando  vedo la stessa macchina parcheggiata su una strada diversa, ma messa in modo da poter vedere casa mia» 

Appena partito, all'imbocco dell'autostrada la stessa macchina gli apparve davanti. Koff ha detto di aver appreso da fonti della polizia che l'auto era stata noleggiata da un investigatore privato. 

Quando Robert W. Lobsinger, editore del Newkirk Herald Journal di Newkirk, Oklahoma, iniziò a scrivere editoriali pungenti mettendo in guardia i residenti che gli Scientologist stavano tranquillamente costruendo un grande centro di riabilitazione dalle droghe in una riserva Indiana poco lontano, fu anch'egli visitato da investigatori privati inviati da Scientology. 

Uno «andò nell'ufficio dello sceriffo frugando in giro in cerca di tutta la terribile storia criminale mia, di mia moglie e dei miei ragazzi» ha ricordato Lobsinger. «Naturalmente queste cose non esistono. Se ne andava in giro per la città parlando con tutti, cercando cose su di me. L'avevano mandato giù con un annuncio a tutta pagina da far uscire sul mio giornale, e una manciata di biglietti da cento dollari per pagare la pubblicazione. Naturalmente l'annuncio era una condanna nei miei confronti per aver messo Scientology alla berlina, e insinuava che naturalmente ero uno spacciatore di droga e un tipo terribile... così lo portarono al quotidiano che si stampa 15 miglia a nord di qui e venne pubblicato là» 

Lobsinger ha detto che gli Scientologist successivamente inviarono l'annuncio ai 2.500 residenti di Newkirk. Non importa in quale posto si parli o si scriva su Scientology, i giornalisti devono aspettarsi di diventare l'obiettivo di un'inchiesta "rumorosa". 

«Ricordate» ha scritto Hubbard fin dal 1959 «l'intelligence lo facciamo con un sussurro. Le indagini le facciamo urlando» Nel suo Manuale di Giustizia Hubbard forniva istruzioni punto-per-punto su come trattare un "cattivo articolo di giornale." Primo, scriveva, «Comunicategli per iscritto di ritrattare immediatamente nell'articolo successivo» Il secondo punto, è di «assumere un investigatore privato di un'agenzia di tipo nazionale per indagare sullo scrittore, non sul giornale, e trovare tutto quello che c'è sul suo passato criminale o Comunista» Il terzo punto è che gli avvocati scrivano al giornale minacciando querele, e quindi usare le informazioni raccolte dall'investigatore per fare in modo che lo scrittore venga "ridotto al silenzio" (orig. "shudder into silence" -- lett. "tremi di paura e stia zitto" - n.d.t.). 

 
L'uso di avvocati per attaccare i critici è procedura standard di Scientology. Tra i milioni di parole che Hubbard ha lasciato ai suoi seguaci ci sono precise direttive su come trattare con critici e stampa: 
 
 
  • «Lo scopo [della querela] è di molestare e scoraggiare piuttosto che di vincere»
 
  • «Se attaccati su qualche punto vulnerabile da qualcuno, o qualcosa, o qualche organizzazione, trovate sempre o costruitegli contro abbastanza minaccia da fare in modo che implori per la pace... Non difendetevi mai. Attaccate sempre»
 
  • «Non vogliamo che la stampa parli di Scientology, in nessun posto che non siano le pagine religiose del giornale... Quindi dobbiamo stare molto all'erta e querelare per diffamazione alla più piccola opportunità, in modo da scoraggiare la stampa pubblica dal menzionare Scientology»
 
  • «Non siate MAI d'accordo su un'inchiesta su Scientology. Siate solo d'accordo con un'inchiesta sull'attaccante... Cominciate a fornire alla stampa prove vere di crimini luridi e di sporco sesso sull'attacco. Non sottomettetevi mai docilmente ad un'inchiesta su di noi. Rendetegliela dura agli attaccanti, molto dura, sempre»
 
 
Quando, nel 1988, l'autore britannico Russel Miller pubblicò una biografia critica di Hubbard, un anonimo chiamò la polizia implicandolo nell'irrisolto omicidio a colpi di ascia di un investigatore privato di South London. 

Miller fu interrogato da Scotland Yard, che successivamente ammise che l'inchiesta era stata una perdita di tempo e aveva «causato al Sig. Miller qualche imbarazzo» 

Nel 1987 il Sunday Times di Londra intervistò un investigatore privato che affermò di aver ricevuto dalla Chiesa di Scientology 2.500 dollari per cercare di infangare Miller. Il giornale scrisse che il detective pensava che Miller fosse "a rischio" e aggiunse: «La gente che agisce per conto della chiesa paga volentieri grandi somme di denaro per screditarlo. Questi bastardi non si fermeranno davanti a niente» 

Quando il St. Petersburg Times programmò di recensire un'altra biografia critica di Hubbard ricevette una lettera di un legale di Scientology che minacciava di querelare il giornale. 

«Abbiamo le prove che il vostro giornale ha dei profondi pregiudizi contro la Chiesa, e che con questa recensione è vostra intenzione colpirla duro» affermava la lettera dell'avvocato di Los Angeles Timothy Bowles... «se darete spazio a una di queste bugie vi ritroverete in tribunale non solo con accuse di diffamazione e calunnia, ma anche con accuse di cospirazione per violazione di diritti civili. Se pubblicherete anche una sola cosa potrete trovarvi in tribunale a difendervi da accuse in base a quanto sappiamo sulle vostre intenzioni. Sappiamo molto di più sulla vostra istituzione e motivazioni di quanto voi pensiate» 

Il giornale pubblicò la recensione e la lettera di Bowles. 

Ma la più grande storia dell'orrore appartiene all'autrice di New York Paulette Cooper. 

La Cooper, che nel 1972 pubblicò un libro caustico intitolato Lo Scandalo Scientology [disponibile in italiano] fu imputata con l'accusa di aver minacciato di far esplodere una bomba contro la chiesa. Alla fine le accuse caddero, dopo che le autorità scoprirono che la chiesa era riuscita ad avere della carta intestata che lei aveva toccato, e l'aveva usata per falsificare le minacce di bomba. 

Oggi, quando giornalisti lanciano un'inchiesta su Scientology, devono aspettarsi di essere contattati dall'Office of Special Affairs [O.S.A., "Ufficio degli Affari Speciali" - n.d.t.], l'unità della chiesa responsabile per le contromisure verso le minacce esterne. Gli avvocati dell'O.S.A. coordinano le attività degli investigatori privati che raccolgono informazioni e spiano i critici della chiesa. 

I giornalisti dovrebbero sapere, prima ancora di iniziare a intervistare i rappresentanti della chiesa, che gli Scientologist che trattano regolarmente con i media sono addestrati su come maneggiare le domande. La chiesa una volta ha emesso un bollettino su come "sottomettere" un reporter «urlando, sbattendo i pugni sul tavolo, impuntandosi e imprecando» 

Gli Scientologist sono stati anche istruiti su come essere "copertamente ostili" verso un reporter: «Usa le parole come una spada che trafigge il reporter, in modo che il reporter si chiuda in se stesso e lasci perdere le domande» 

Prepararsi ad un'intervista ostile è una cosa. Chiedersi se si è l'obiettivo di molestie è un'altra. 

Parecchie settimane prima della pubblicazione delle nostra serie stavo con un certo numero di altri reporter del Times a bere e chiacchierare in un locale vicino. Mentre sedevamo ridendo e parlando, notai una donna che sedeva sola, di fronte a me, a un tavolo vicino. Ogni volta che guardavo nella sua direzione lei sbirciava l'orologio da polso, come a indicare che stava aspettando un amico che non arrivò mai. 

Aspettò per ben oltre un'ora, e alla fine dissi a un collega quanto tutto questo fosse strano. 

Non appena imboccai l'autostrada verso casa notai una Pattuglia della Stradale della California che scartava tra le corsie, rallentando incredibilmente il traffico. Scivolò dietro di me e mi ordinò di accostare. Chiesi all'ufficiale che cosa avessi fatto, e vidi che c'erano altre tre autopattuglie in fila dietro di me, tutte con il lampeggiante in funzione. 

Dopo avermi sottoposto ad un test alcolico gli ufficiali si consultarono e mi dissero di andare, visto che ero sobrio. Quando chiesi perché fossi stato fermato, un ufficiale mi rivelò che avevano ricevuto una segnalazione che stavo sbandando e mettendo in pericolo gli altri automobilisti. 

Il giorno seguente venni a sapere che la CHP aveva ricevuto una chiamata da un telefono cellulare da parte di un uomo identificatosi come un ex agente della Polizia di Los Angeles. Aveva detto che mi stava seguendo e li aveva indirizzati nella mia direzione. 

Stranamente non aveva mai detto il suo nome. 

I miei colleghi più tardi commentarono che ero stato fortunato a non fare movimenti improvvisi nello scendere dall'auto. In una città afflitta da sparatorie sull'autostrada e gang i piedipiatti diventano nervosi. 

 
 
 
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