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Intervista a Cinzia Torrini, regista del film "Plagio"

Tratto dalla rivista Famiglia TV, autunno 1997.

Articolo apparso nella rubrica Video Flash - "alla scoperta di una setta".

Un bambino di sei anni, Jan, che al giorno d'oggi non conosce giocattoli né televisione. Neanche fosse un alieno. Ma, in effetti, il piccolo protagonista di "Plagio", film per la TV girato da Cinzia Th Torrini, proviene da un altro mondo, quello delle sette religiose. Fenomeno allarmante, questo dei fanatici raggruppamenti pseudoconfessionali, che dopo le delittuose cronache negli Stati Uniti si sta diffondendo anche in Europa. 

A volte si tratta di vere e proprie associazioni per delinquere, guidate da carismatici furbacchioni, che fanno leva sullo sbandamento di valori riscontrabile negli individui più ingenui. 

Nella storia girata dalla Torrini il bambino (il piccolo David Simon Blagg) funge da pretesto per guidare gli spettatori, attraverso i due protagonisti Oscar e Alice (Stephen Brennan e Leslie Malton) alla scoperta della realtà inquietante e spesso sconosciuta di una setta.

"Plagio", programmato da Rai Tre in prima serata l'11 e 12 Ottobre, è già stato trasmesso dalla prima rete televisiva tedesca facendo registrare un ascolto di 6 milioni di persone con uno share del 20%: un successo, visto che è andato in onda a cavallo di ferragosto.

Cinzia, nel film la storia finisce per assumere i contorni di un giallo. Pura invenzione o ti sei rifatta alla realtà?

"Girando una fiction occorre tener conto anche del lato spettacolare, per questo ho forse calcato un po' la mano" ammette la Torrini, 36 anni, fiorentina, documentarista con due film importanti già all'attivo: "Giocare d'azzardo" e "Hotel Colonial". "Diciamo che ho portato sullo schermo un caso limite ma, scrivendo la sceneggiatura insieme con Silvia Napolitano, non ho inventato nulla. Abbiamo solo messo insieme i pezzi di realtà affiorati qua e là in occasione di fatti di cronaca. Per cercare di capire il mondo delle sette, ci siamo clandestinamente avvicinate a quelle più attive in Italia. Abbiamo parlato a lungo con gli adepti e anche con i leader di molti gruppi".

Com'è nata l'idea di girare "Plagio"?

"Raitre era alla ricerca di copioni per realizzare film per la TV che rispecchiassero problemi della nostra vita di tutti i giorni. Mi hanno offerto alcune sceneggiature, io ho proposto questa mia idea. Delle cosiddette sette avevo cominciato ad occuparmi tre anni fa in seguito a un fatto personale: un caro amico, con tanto di lavoro e famiglia felice, che di punto in bianco era cambiato allontanandosi inspiegabilmente da tutto e da tutti dopo aver preso a frequentare una di queste comunità".

Come fanno certe sette a raccogliere tanti discepoli?

"Con una capillare opera di persuasione mescolata ad un'innegabile abilità psicologica. Sai quante persone, oggi, cono confuse, insoddisfatte, stressate dalla convulsa vita moderna. L'emissario della setta si propone subito come amico, fa parlare, s'interessa. Poi si passa alle promesse: con noi raggiungerai la felicità, imparerai a star bene con te stesso, conquisterai il successo, scoprirai poteri paranormali. Poi scattano vincoli, regole, ricatti psicologici. Difficile uscire una volta entrati."

È vero che in Germania, dopo la messa in onda, una setta ti ha denunciato? Temi reazioni di questo genere anche in Italia?

"I responsabili di Dianetics, o Scientology, hanno tentato fino all'ultimo di bloccare il film. Non essendoci riusciti hanno poi sporto denuncia asserendo di riconoscersi in esso. Peggio per loro, vuol dire che ho colto nel segno. Spero che in Italia non si arrivi a questo. Vorrei però che di discutesse del problema".

ma. t.

 
 
 
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