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Narconon: Aiuto, proselitismo e business

Federico, già autore di Carne cruda: esperienza al Centro Narconon (l'entità affiliata alla Chiesa di Scientology che si occupa di tossicodipendenze), analizza il programma a cui è stato sottoposto, cioè quelli che in definitiva non sono altro che i "Corsi di Base" di Scientology, i primi elementi di fascinazione del nuovo accolito. Dicembre 2008.

 



Premessa

Immaginare una società libera dalle droghe è forse possibile? Io penso di no, per molti motivi. Il primo è di natura puramente economica, poiché gli stupefacenti sono un grandissimo affare per molte organizzazioni, tale da fargli guadagnare cifre che superano di gran lunga il PIL di intere nazioni. In una società come questa è il denaro che comanda.

Il secondo motivo è legato all'uomo e al fatto che, messe da parte le ipocrisie, la gran parte di noi ama assumere droghe, e che nell'immaginario collettivo queste sostanze vengono percepite come raffinata trasgressione, come forma di protesta nei confronti delle regole e dello stress che la vita di tutti i giorni spesso ci impone, una forma di rifiuto rispetto alle brutture della vita "benpensante". La droga è anche moda, quindi.

L'esperienza mi ha insegnato che il fenomeno della droga è talmente radicato nella nostra società che ormai fa parte di noi, del nostro costume. La stragrande maggioranza dei consumatori è costituita da insospettabili, persone perfettamente integrate, che conducono una vita normalissima, e che, all'insaputa di tutti, hanno un "debole" per la droga.

Tra i milioni di consumatori, ovviamente, ci sono coloro che non hanno controllo, che perdono completamente la bussola cavalcando l'onda della compulsività nei confronti della sostanza, e che, a mio dire, sono gli unici che possono essere definiti autentici tossicodipendenti. Sono coloro che fanno e disfanno la propria vita in funzione della droga, che costituiscono un peso per la società. Gente che delinque, che non produce, che muore di overdose. Sono loro che, con le esistenze inutili che vivono, costituiscono la "piaga" sociale da risanare.

Esistono molti gruppi di "cooperazione sociale" che si occupano del recupero e del reinserimento di questa gente, con risultati estremamente discutibili, secondo me. Questa mia analisi, basata sulla mia recente esperienza di "ricoverato", vorrebbe riuscire ad individuare quali sono le luci e le ombre di un programma di disintossicazione che si autocelebra come "la soluzione sicura a qualunque problema di tossicodipendenza": Il programma Narconon.


1. Astinenza, uso e rifiuto di farmaci

La prima fase di questo programma consiste ovviamente nel superamento del periodo di astinenza.
Bisogna tenere presente che c'è molta differenza tra le varie droghe e relative sindromi da astinenza. Abbiamo l'astinenza da eroina, connotata più che altro da dolori fisici, quali dolore alle ossa, sudorazione, insonnia, colite (disidratazione), che dura più o meno tra i tre ed i cinque giorni.

Abbiamo l'astinenza da metadone, sostanza ahimè molto diffusa in Italia, poiché somministrata dal SERT come terapia sostitutiva, che dà lo stesso tipo di astinenza data dall'eroina, ma estremamente più prolungata ed estremamente più dolorosa, e non poche volte ho visto persone affette da questo tipo di astinenza presi dal delirio più totale.

Abbiamo l'astinenza da alcol, che nella maggior parte dei casi è solo psicologica, ma nei casi di alcolisti ventennali può portare al famigerato delirium tremens, molto spesso letale.

C'è l'astinenza da cocaina, che è solo psicologica ma ci mette anni ad essere smaltita, e conduce ad uno stato depressivo profondo, difficilmente superabile in breve tempo.

Abbiamo gli psicofarmaci, che danno un'astinenza molto brutta, perché latente. In sostanza, va e viene. Molto spesso chi è farmacodipendente non lo è in virtù di folli progetti di qualche setta di medici, ma lo diventa proprio perché si organizza delle deleterie terapie fai da te, senza consultare medici. Il risultato è che chi esagera con tavor, minias, subutex, molto spesso ne rimane segnato a vita.

Ora, al Narconon tutte le sindromi da astinenza vengono trattate allo stesso modo, ossia con un periodo più o meno lungo di isolamento controllato, somministrazione di grandi quantità di vitamina b1 e di cal-mag (una bevanda a base di calcio, magnesio e aceto di mele). Inoltre, vengono somministrate all'astinente quelle che vengono chiamate assistenze e/o procedimenti, che servirebbero ad "estrovertire" il soggetto (ossia ad evitare che il suo pensiero sia sempre introspettivo). Totale assenza di farmaci e sostitutivi, quindi.

Ovviamente, il mancato uso di farmaci è uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori del Narconon, che fanno leva sul fatto che il servizio nazionale si limiterebbe a rimpiazzare delle sostanze con altre, (basti pensare al metadone, o agli stessi psicofarmaci che vengono somministrati abbondantemente agli utenti dei SERT).

Se però dovessimo fare un calcolo dei rischi che un atteggiamento del genere potrebbe provocare ci sarebbe meno certezza riguardo all'efficacia del metodo proposto dagli scientologist del Narconon.
Il personale che il Narconon utilizza per sorvegliare gli astinenti non è qualificato per affrontare emergenze di tipo medico, cui gli astinenti (sicuramente quelli da metadone e da eroina) spesso vanno soggetti, in assenza di terapie farmacologiche. Inoltre, l'astinente versa (e questo vale per tutti i casi in condizioni psicologiche terribili, che possono farne una fonte potenziale di violenza e per sé stesso e per gli altri. Il fatto, poi, che il personale Narconon non annoveri tra il suo personale (per scelta, per così dire, religiosa) nessun operatore qualificato a fornire un sostegno psicologico che in questi casi potrebbe rivelarsi molto utile, aumenta ulteriormente le probabilità che determinate situazioni possano finire molto, molto male. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, sono convinto che un sostegno psicologico mirato mi avrebbe aiutato molto, ed avrebbe accorciato sicuramente i tempi di ripresa dall'impasse cui sono stato soggetto a lungo.
Per molti altri soggetti, sono convinto che la somministrazione di farmaci come stabilizzatori dell'umore, od anche solo dei blandi antidolorifici, sarebbe stata auspicabile per alleviare almeno in parte le enormi sofferenze che hanno dovuto sopportare, secondo me, inutilmente. E sicuramente una diversa strategia avrebbe evitato il ripetersi continuo di risse. Per non parlare di episodi ancora più gravi (di cui sono stato testimone una volta) come il tentato suicidio.

Di contro, si può affermare che talvolta le assistenze e i procedimenti scientologici hanno prodotto (non su di me) degli effetti positivi sull'immediato, ma dato che la comunità scientifica non riconosce minimamente l'efficacia di queste pratiche, il tutto si può spiegare con un effetto placebo che certo non dirada le grandi incertezze che ho tentato di rendere chiare con le mie argomentazioni.


2. TRs, o Routine di addestramento

Il secondo step previsto dal programma Narconon consiste nell'inserimento del paziente/cliente all'interno di un gruppo di studio teso al miglioramento personale. Si incomincia con i TRs (training routines). Molto è stato scritto al riguardo, io tenterò di analizzare questi esercizi nell'ottica di capire quale beneficio possano apportare alla situazione di un tossico.

I primi due esercizi di questo "pacco di studio" sono costituiti dal TR0, cioè sedersi di fronte ad un "twin" (compagno), con le ginocchia che si sfiorano, e resistere per due ore consecutive prima ad occhi chiusi, poi fissandosi a vicenda negli occhi. Ora, per eseguire correttamente questi esercizi bisogna restare immobili e si è costretti a sedere su sedie di plastica abbastanza scomode. Provate a stare due ore seduti nella stessa posizione: non è cosa facile. Inoltre, detti esercizi vanno eseguiti "senza pensare, bisogna semplicemente essere lì". Io, personalmente, ho dovuto ripetere molte volte questi esercizi perché dichiaravo che mi era impossibile non pensare e sostenevo, ricordo, che l'unica persona che non pensa è la persona morta. Riuscii a ottenere i pass nel momento in cui, invece di divagare con il pensiero, focalizzai la mia speculazione concentrandomi sulla mia presenza in quel luogo ed in quel momento, tentando cioè di evitare di pensare al mio passato e al senso di costrizione all'interno di una comunità.

Va detto che quelli furono gli unici esercizi che, obiettivamente, mi aiutarono a esercitare una forma di autodisciplina che mi era sempre mancata in passato. E questa, forse, può essere una ragione plausibile per cui un esercizio del genere sia inserito in un programma di disintossicazione.

Altro discorso vale per i restanti TRs. Gli esercizi che seguono, infatti, sono descritti come tesi a migliorare il processo di comunicazione. Si leggono dei passi di un libro, "Alice nel paese delle meraviglie", con la raccomandazione di non leggerli nel contesto in cui sono stati scritti, ma estrapolandoli dal loro senso originario.

Ora, mi chiedo quale sia il senso di questi esercizi, dato che il risultato è quello di passare ore e ore comunicando frasi senza senso e ricevendo risposte senza senso. Ho sempre pensato che la comunicazione è importante e non riesco a vedere come, azzerando i contenuti di una comunicazione, si possa migliorarne la qualità. La mia ipotesi, peraltro avallata dalle mie sensazioni durante l'esecuzione di questi esercizi, è che in realtà con essi si indebolisca fortemente la capacità di comunicare, col risultato di appiattire il tasso di emozioni espresse durante una conversazione, e di atrofizzare la capacità di effettuare conversazioni, come dire, di contenuto, perché l'attenzione viene concentrata - direi esageratamente - sulla forma con cui si comunica (solita fissità dello sguardo, evitare incertezze e divagazioni), piuttosto che sulla sostanza di una conversazione. Tutte le divagazioni, di qualsiasi tipo, vengono definite "Q & A", (Question and Answer - domanda e risposta) e costituiscono un errore che viene sanzionato con la ripetizione dell'esercizio. "Il Q & A ti riporta su droghe" , mi dicevano i supervisori, ma io non ero assolutamente d'accordo.

È vero che due persone che hanno avuto problemi di tossicodipendenza spesso e volentieri parleranno di droghe, ma non è necessariamente detto; è invece probabile che censurare con lo spauracchio della droga qualsiasi tipo di discorso che trascende dall'esercizio instilli in colui che si esercita una forma di timore nel comunicare qualsivoglia cosa che di certo non migliora la capacità di comunicare.

Per quanto riguarda il resto dei TRs, non ho osservazioni particolari da esprimere, posso dire che per quanto mi riguarda non ne ho tratto né benefici, né danni. Concludendo su questa prima parte della mia analisi, bisogna fare presente che con questi primi esercizi il tossico entra in contatto con una forma di controllo che può tornargli utile come può tornargli dannosa. Mi spiego, un tossicodipendente ha un disperato bisogno di autocontrollo, questo è certo, ma per essere duraturo l'autocontrollo deve poggiare le sue basi sopra deduzioni logiche. Il fatto che l'autocontrollo che indubbiamente viene sviluppato con questi esercizi sia basato su evidenti forme di censura non giustificate (vedi il Q & A) secondo me lascia spazio a non pochi dubbi sugli esiti che tali tecniche possono avere nell'ottica di un "recupero".

Inoltre, il paziente/cliente che entra in questo gruppo di studio entra anche in contatto con il gergo "tecnico" che lo studio di tali materiali impone. Trattasi di un lessico estremamente diverso dal lessico che abitualmente viene usato in italiano corrente, a volte completamente errato a livello grammaticale e semantico. Se il paziente/cliente non ha una buona conoscenza dell'italiano e delle sue regole finirà col sovrapporre questo lessico a quello corrente, senza scindere il linguaggio normale da quello tecnico, con dei risultati sicuramente dannosi per la sua capacità di comunicazione al di fuori del contesto della comunità e del gruppo di studio (bisogna anche tenere conto che la permanenza in una comunità non prevede nessun contatto con la realtà esterna, cosa comprensibile; questo fatto d'altronde velocizza terribilmente la suddetta sovrapposizione di linguaggi, sempre in soggetti privi di un background grammaticale solido, che, a dir la verità, quando io ero ospite del centro costituivano la maggioranza dei casi).


3. "Purification Rundown", o "sudare via le droghe"

Mi sembra superfluo approfondire il discorso sul "Purification Rundown" ("programma di purificazione"), che costituisce il terzo step del programma. Molti studi effettuati da medici (con nome e cognome) hanno dimostrato la sostanziale infondatezza di tutte le teorie enunciate da Ron Hubbard, teorie secondo cui l'uomo, sottoponendosi ad un ciclo più o meno lungo di saune affiancato da un regime di assunzione di vitamine e niacina, dovrebbe uscirne purificato nello spirito e nel corpo.

Senza dilungarmi troppo, e sempre nell'ottica di riuscire ad individuare come si possa aiutare un tossicodipendente con queste pratiche, mi sento di fare fondamentalmente due osservazioni:

  • Mi sembra irresponsabile da parte del personale Narconon, che si dichiara laico, porre tutta questa enfasi attorno al programma di saune, enfasi che può essere giustificata solo in ambito religioso. Non è corretto cercare di persuadere persone che non hanno alcuna cultura scientifica dell'infallibilità della cura, con tutte le conseguenze che una cosa del genere può comportare. Il rispetto "religioso" nei confronti di questa teoria dimostra solamente che la laicità del Narconon è una pura dichiarazione a beneficio del mondo esterno per cercare di slegarsi dalla Chiesa di Scientology, e che in realtà al suo interno di laico c'è ben poco.

  • Contenuto delle teorie sciento/narconiane: Nel libro "Mente sana in corpo sano" di L. Ron Hubbard, lettura obbligatoria nei centri Narconon, si sostiene che il nostro corpo immagazzina i residui di droghe nei tessuti adiposi, e che tali residui contribuiscono a fissare nella nostra memoria delle "immagini mentali" legate alla droga che, riaffiorando, fungono da "restimolazione" costituendo un serio rischio di ritorno alla droga. Tramite il programma di saune tutti questi residui saranno eliminati dai tessuti adiposi, e con essi anche le "immagini mentali" che, a dire di Hubbard, sono la vera causa dei nostri problemi.

Ecco, io penso che sia una soluzione estremamente superficiale. Penso che i problemi legati a queste esperienze si possano superare veramente non tanto dimenticando, cancellandone i ricordi, quanto invece tenendo presenti a se stessi tali ricordi, facendo in modo che servano da avvertimento, da monito per non commettere più quelle leggerezze che in passato sono state cause di sofferenze. Anche il discorso della "re-stimolazione" lascia molto a desiderare: Il problema delle droghe va risolto superandolo, non nascondendo, evitando qualunque cosa ce le ricordi. Ed è un discorso che è anche grave per le ripercussioni sul paziente/cliente, che potrebbe maturare la paura di entrare in contatto con la realtà esterna, poiché in ogni angolo del mondo potrebbe nascondersi una "re-stimolazione" pronta a farci ricadere in tentazione. Penso quindi che un modo serio per superare veramente il problema sia quello di riuscire ad affrontare queste "re-stimolazioni" e non rifuggerle. Non riesco ad immaginare la noia di una vita passata a bendarsi gli occhi per non incorrere nel pericolo di vedere qualcosa di imbarazzante. Una nota positiva di questa fase del programma può essere l'attività fisica che viene eseguita quotidianamente, che sicuramente non può che far bene a fisici intossicati, ma mi sembra troppo poco per promuovere tutto il resto.


4. Migliorare l'apprendimento, o "Tecnologia di Studio"

Una volta concluse le saune, si passa ad una fase interessante del programma, il corso per "migliorare l'apprendimento".
Ora, per quanto sia sempre importante avvicinare le persone allo studio, mi sembra un passaggio, questo, che ha poco a che vedere con la disintossicazione. Sicuramente, comunque, l'intento è nobile.

Il corso comincia con la descrizione dei tre ostacoli allo studio, costituiti dalla "mancanza di massa", dal "gradiente troppo ripido", e dalla "parola mal compresa". In sostanza, questi sarebbero i tre motivi per cui uno studente dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) incontrare delle difficoltà nello studio.

La "mancanza di massa": il testo prende ad esempio uno studente che studia un trattato sui trattori, ed ha dei problemi nel comprendere quale sia il funzionamento di detto oggetto. Poi un suo amico lo porta in un garage dove è esposto un trattore vero e proprio e lo studente, libro alla mano, sembra avere risolto i suoi problemi di comprensione perché, come dice il testo, ha "la massa" a disposizione.

Il "gradiente troppo ripido": un apprendista meccanico ha dei problemi nel comprendere quale sia il funzionamento di un motore, e sembra bloccato nello studio del suo funzionamento. Sennonché arriva il suo insegnante che lo fa tornare indietro sul manuale che stava studiando, e gli fa notare che aveva saltato delle fasi dello studio; una volta approfondite dette fasi, l'apprendista sembra avere dipanato ogni dubbio.

La "parola mal compresa": uno studente che sta studiando qualcosa di imprecisato si trova in difficoltà, chiedendosi come mai non riesce ad andare avanti nello studio e perché tutto quello che studia gli sembra ormai privo di senso. Fortunatamente una sua amica gli chiede fino a che punto non aveva avuto difficoltà, ed arrivati a quel punto, comincia a chiedergli sistematicamente, vocabolario alla mano, il significato delle parole di quel punto, che precedeva la comparsa delle difficoltà. Una volta individuata e chiarita la parola "mal compresa", come "per magia" (cito il testo) lo studente non ha più difficoltà e conclude il suo studio con successo. Viene anche fatto un altro esempio, quello della "non comprensione brillante": uno studente che ha una mal comprensione non si ferma e va avanti, fingendo sistematicamente di avere capito quanto studia. Di primo acchito vorrebbe lasciare lo studio, diventa un vandalo e comincia a distruggere la scuola dove studia (è un particolare molto importante) poi però, su spinta della famiglia e dei suoi insegnanti, continua, fingendo, ed arriva al diploma. Una volta conseguito il diploma, trova un lavoro ma non riesce ad applicare sul lavoro quanto studiato e la sua vita va a rotoli...

Ora, quanto descritto non mi pare sia criticabile, mi pare anzi che sfiori la banalità. Ci sono due osservazioni da fare: una volta che il paziente/cliente ha terminato lo studio di uno degli ostacoli deve imparare a memoria delle formule che descrivono l'ostacolo. Queste formule consistono nella descrizione di sintomi fisici (che rasentano il ridicolo) che dovrebbero conseguire ai vari ostacoli nei quali ci si è imbattuti.

Visto dall' esterno, questo corso sembra inserirsi in un progetto di rieducazione di elementi sociopatici o dissociati, e sicuramente il fatto che molte persone imparino ad usare un vocabolario e siano avvicinate in qualche modo ad una metodologia di studio può sembrare un'operazione utile e "nuova". Purtroppo io, che ho avuto modo di studiare questo corso, posso affermare tranquillamente che non è così.

Il fatto di legare dei fenomeni fisici alle "mal comprensioni" è sicuramente arbitrario e contribuisce a creare confusione in menti che già di per sé sono abbastanza confuse. Uno sbadiglio può essere sicuramente il segnale di una mancanza di comprensione, ma il più delle volte sarà dovuto alla stanchezza del soggetto, maturata per le più svariate cause, oppure ad un semplicissimo scarso interesse all'oggetto di studio.

Si crea inoltre così una specie di "fobia dello sbadiglio", per cui lo "studente" che procede nello studio all'interno del gruppo, nel timore di essere ripreso e sottoposto ai procedimenti di chiarimento - che illustrerò compiutamente più avanti - tende a censurare quello che è un fenomeno assolutamente normale e accettato durante lo studio in luoghi normali. Ma questo fenomeno non è grave, è solo curioso e, come dicevo, arbitrario.

Diverse sono le conseguenze che sullo studio può avere il fenomeno della "parola mal compresa", che nel testo viene descritta come il più importante ostacolo allo studio ponendo grandissima enfasi sulla sua scoperta da parte di Hubbard; nel testo si afferma che, utilizzando le tecniche per chiarire le "parole mal comprese", non si incontreranno sicuramente più problemi sullo studio.

Supponiamo che mentre procedo nello studio di qualche materiale io non mi trovi d'accordo con quanto leggo. Mi è capitato spesso di non essere d'accordo con quanto studiavo e per me e una cosa normale, come penso lo sia per la maggior parte degli esseri umani. Si tratta di puro spirito critico. Ma per Hubbard il disaccordo sarebbe causato da qualche "parola mal compresa" (rivedere il punto in cui si descrive lo studente che protesta e che arriva a compiere atti di vandalismo), e quindi, secondo Hubbard, gli scientologist e i centri Narconon, dovrei tornare indietro e individuare una fantomatica "mal comprensione". Si prende un vocabolario e si procede all'analisi di TUTTE le parole che compongono il testo, una per una. È un vero e proprio stillicidio che il più delle volte spinge poi chi non era d'accordo a ritrattare per evitare di continuare quello strazio,. In sintesi, questo procedimento costituisce un grave attacco alla capacità di analisi critica di tutti coloro che sono soggetti all'apprendimento della "tech" di studio e alla sua applicazione. Non sei d'accordo? C'è una "mal comprensione", torniamo indietro e facciamo un chiarimento. No, no, sono d' accordo, tutto ineccepibile! (l'ho dovuto fare anch'io non so quante volte... ).

Utilizzando questo metodo non si stimola il doveroso senso critico del paziente/cliente ma lo si atrofizza, e se da una parte si insegna ad utilizzare degli strumenti molto importanti nello studio come il vocabolario, dall'altra si allena la mente a non esercitare alcun tipo di analisi su quello che si legge, inficiando così la capacità di discernimento del paziente/cliente. Lo studente, cioè, tenderà a porsi in posizione di massima passività nei confronti della materia di studio poiché, con un metodo di questo tipo per cui ogni forma di analisi è vista come errore, si inibisce la capacità di analizzare.

È una questione molto importante, questa della parola mal compresa, che fa dell'intero corso in oggetto un potenziale pericolo invece che una forma di aiuto.

Questo corso potrebbe essere funzionale solo all'esigenza di Hubbard di censurare qualsiasi tipo di critica nei confronti della sua opera, dimostrando che il Narconon è semplicemente una propaggine della Chiesa di Scientology e un sistema per attenuare le normali difese critiche di chi, attraverso il Narconon, dovrà poi diventare un fedele seguace della "religione" Scientology.

Il corso per "migliorare l'apprendimento" continua poi con le varie forme di espressione non verbale dei diversi concetti, quali il "demokit" e le "esercitazioni al tavolo della plastilina".

Questi mezzi possono essere utili in caso si soffra di seri problemi di espressione, ma negli altri casi si tratta, a mio modo di vedere, di colossali perdite di tempo.

Il demokit consiste in un metodo di espressione mista, cioè si parla e, gesticolando con degli oggettini, si dovrebbe supportare con la gestualità le mancanze dell'espressione verbale. Il che non è sbagliato, ma spesso succede che gli staff, soprattutto quelli un po' più ignorantelli, si esprimono troppo frequentemente a mezzo demokit sperando di illustrare più efficacemente un concetto, per cui in quasi tutte le discussioni si vedono questi personaggi che prendono sassi, foglie, matite, temperini, anche per spiegarti che devono andare al bagno.

Le figure in plastilina, invece, hanno il dichiarato intento di "bilanciare massa e significato", per cui ad ogni concetto deve corrispondere una figura, una scena attraverso le quali i concetti sembrerebbero più chiari. Sono sempre dell'avviso che questo strumento, oltre ad essere una colossale perdita di tempo (bisogna improvvisarsi scultori), diventa - come i chiarimenti di parole - un deterrente di potenziali critiche. È largamente utilizzato, infatti, nel caso ci siano delle "mal comprensioni" (cioè delle critiche). Detto questo, non so in che modo questo corso possa essere utilizzato in un contesto che si dedica al recupero dei tossicodipendenti, dato che stravolge persino il suo obiettivo dichiarato, peggiorando la qualità dell' apprendimento. E non solo. La maggior parte dei pazienti/clienti che ho visto fare questo corso, semplicemente non lo hanno capito e quindi meglio così. Ma mi chiedo cosa succede a chi fa sue ed interiorizza profondamente queste teorie veramente folli, a quale tipo di analisi della realtà possa accedere nel momento in cui ogni disaccordo con quanto si legge viene letto come errore o mancanza da parte di chi studia, invece di diventare oggetto di discussione.

Con questo tipo di lettura del senso del corso ci si spiega il perché della monotematicità degli studi e della speculazione degli staff e degli scientologist in generale, che leggono solo materiale scritto dal fondatore della chiesa.


5. Corso "Alti e Bassi della Vita", ovvero come identificare le "personalità antisociali" che ti "stanno distruggendo"

Durante la mia esperienza di studente Narconon il corso che in assoluto trovai più insulso e passibile di critiche fu indubbiamente il corso 5, cioè quello per superare gli "Alti e bassi della vita".

Si tratta, nell'intento dichiarato, di un mezzo per superare le ostilità della vita, le difficoltà connesse al vivere in questa società. Intento, anch'esso nobile, almeno sulla carta.

Dunque, il corso comincia con la descrizione delle due tipologie umane prevalenti in questo mondo. La tipologia sociale e quella antisociale. L'introduzione descrive come, durante lo svolgimento della Storia dell'umanità, si siano avvicendati uomini di potere rispondenti alle due tipologie: per la tipologia sociale Hubbard cita i fondatori dell'ONU, per la tipologia antisociale egli cita Hitler e Napoleone.

Subito una critica montava nei miei pensieri. Non è possibile bollare in modo così superficiale personaggi che sono in realtà figure storiche molto complesse. Non mi prendete per neonazista, lungi da me, ma se Hitler nel 1933 salì al potere ci sono una congerie di motivazioni legate al momento storico della Germania del pre e post primo dopoguerra, non è possibile liquidare processi storici così complessi con una semplice sete di sangue e potere, e con intenti distruttivi verso i propri simili. Ma passi per Hitler...

Napoleone, che sicuramente era assetato di potere, ebbe il merito di diffondere in tutta Europa gli ideali della Rivoluzione Francese e fu l'artefice della diffusione nel continente dell'istituto del Codice Civile nonché, indirettamente, delle stesse Costituzioni, cosa non da poco. Ma, per Hubbard, l'Imperatore dei francesi (personaggio discutibile, ma non bollabile in questo modo estremamente superficiale) era un antisociale. Stop.

Il materiale del corso "Alti e Bassi" descrive quali sono le caratteristiche, 12 in totale, che contraddistinguerebbero la "personalità antisociale" (tra di esse, ricordo: "non risponde a terapie mediche" (?), "non se la prende mai con i diretti responsabili, ma sfoga la sua rabbia con chi non c'entra niente", "non rispetta la proprietà privata", "appoggia solo gruppi distruttivi", "è avverso alla costituzione di gruppi costruttivi", "generalizza sempre, non è mai preciso quando parla male degli altri ".... e così via.

Le 12 caratteristiche che invece contraddistinguono la "personalità sociale" son le stesse, viste allo specchio.

Non mi dilungherò a descrivere l'evidente manicheismo che questi pseudo ragionamenti dimostrano, perché sono le conclusioni di questa parte del testo che lasciano veramente allibiti. Hubbard sostiene infatti che al mondo esiste una percentuale del 20% di "personalità antisociali", di cui solo il 2,5% riesce ad arrivare a posizioni di potere. Se fosse possibile eliminarle, dice Hubbard, il mondo sarebbe migliore, libero dal pericolo di precipitare in una "spirale d'odio e di calamità". Solo che, e cito testualmente, essendo la democrazia "l' ultima moda", finché sussisterà questa forma stupida di governo non sarà possibile eliminare gli "antisociali" ed il mondo sarà costretto a correre il rischio che questi personaggi prendano il potere come accaduto, ad esempio, con "l'antisociale" Napoleone.

Ora, correggetemi se sbaglio, ma che razza di discorso è questo? Oltre al qualunquismo più sfrenato dimostrato nel bollare personaggi con quella leggerezza, oltre all'evidente lettura della realtà ipersemplificata, manichea e superficiale, in quelle parole si definisce la democrazia "l'ultima moda". In quelle parole si consiglia l'eliminazione di esseri umani. Quelle parole trasudano la follia di una visione del mondo totalitaria, a tutti gli effetti.

Oltre a pormi la solita domanda (a cosa serve tutto questo per la disintossicazione e il recupero dei tossici?), ne pongo un'altra: Vi sembrano cose sensate queste, a prescindere dal contesto di disintossicazione? Spero che si tratti per tutti di una domanda retorica, eppure c'è gente che ci crede, e molto fanaticamente. Detto questo - che da solo sarebbe forse sufficiente a far chiudere tutti i Narconon del mondo e tutte le org dell'orbe terracqueo per tentativo di sovversione dell'ordine democratico - si passa ad un'altra interessante teoria: la teoria della "condizione PTS" (Potential Trouble Source - Sorgente Potenziale di Guai).

Secondo tale teoria, quando la nostra vita sembra non andare più bene, si è depressi e stanchi, ci si ammala ecc. significa che siamo entrati "nell'area di influenza" di un antisociale (SP o "Persona Soppressiva"). Tutto questo determina in noi una sorta di instabilità emozionale (definita "roller coaster", montagne russe) che ci rende una "fonte potenziale di guai".

Secondo il testo che sto descrivendo, e che ho scoperto essere - assieme a tutto il resto fin qui descritto - parte integrante dei corsi di base della religione "Chiesa di Scientology", la soluzione a questa condizione di patimento è l'individuazione dell'antisociale che sta agendo di proposito per rovinarci la vita, e la sua eliminazione dalla nostra esistenza. La teoria afferma che bisognerebbe passare dallo "stato di effetto" allo "stato di causa" (e cioè porsi attivamente nei confronti dei problemi che ci affliggono; che ha senso ed è sicuramente un'istanza che può essere letta in modo positivo ma, contestualizzandola meglio, vedremo come poi faccia parte di una teoria assolutamente sbagliata).

Per "eliminare" l'"antisociale" dalla nostra esistenza vengono proposti due modi: uno è "maneggiare", ossia tentare con tutti i mezzi di riportare alla "ragione" l' "antisociale" (la sostanza è: o con me o contro di me) e l'altro, molto più gettonato (ne sto pagando personalmente le conseguenze), è "disconnettere", cioè troncare ogni tipo di rapporto con il presunto "antisociale" ed eliminare quella persona dalla propria esistenza.

La teoria suddetta, a mio vedere, è molto diseducativa ed estremamente pericolosa per i seguenti motivi:

Che razza di percorso di responsabilizzazione è questo, che fa ricadere la colpa dei nostri errori su altri, sempre e comunque? Certo se l'individuo non arriva a capire di essere stato lui stesso a farsi del male, oltre ad evitare sempre di assumersi le proprie colpe - alimentando in modo deleterio la mania di vittimismo che è la vera e propria causa, a mio vedere, del processo che porta le persone a diventare dipendenti - non capirà mai che lui stesso potrà essere l'artefice del proprio cambiamento, del proprio miglioramento, ma delegherà sempre ad altri la responsabilità delle sue azioni, nel bene e nel male. È così che il Narconon crea i suoi fidi servi. "io ti dico che le colpe dei tuoi fallimenti sono di altri, e tu mi darai tutto il merito dei tuoi successi, così che ti controllerò per sempre"...

Io penso che quella che nel testo di Hubbard si chiama "condizione PTS" sia una condizione che dipende da noi stessi, e certo non si potrà mai risolvere addebitando responsabilità ora a Tizio, ora a Caio, ora a Sempronio. Quella condizione potrà risolversi solo quando si avrà il coraggio di assumersi le proprie responsabilità ed agire di conseguenza. Per quanto riguarda il mio caso, mi sono reso conto che io mi autodistruggevo soprattutto perché ero entrato in un circolo vizioso che usava il vittimismo come strumento giustificatorio (la società è cattiva con me, ed io mi drogo).

Io, studiando il corso 5, ho fatto presente tutto questo ed è stato molto frustrante vedere che NESSUNO era disposto a discuterne ma non solo, venivo invitato a fare "chiarimenti di parole", interminabili dimostrazioni con la plastilina (e qui mi riallaccio al corso 3), senza che poi nessuno fosse minimamente disposto ad accettare le mie (spero, mi dirai tu) ragionevoli critiche. Questa dalle mie parti si chiama cecità integralista, ma lì veniva chiamata "libertà totale". Alla fine, seguendo il consiglio di un amico madeirense che in francese mi diceva « jamais contrarier les fous, jamais dans ta vie, t'en aura que du mal... » (mai contraddire i matti, ne avrai solo patimenti), dicevo ai responsabili del Narconon che avevano ragione, proprio come si fa con i folli e con gli stupidi.

Ultimo punto importante del corso "Alti e Bassi", una frasetta da imparare a memoria: "tutte le malattie, più o meno gravi, dipendono da una situazione PTS", frase nella quale è racchiusa, ben nascosta, la teoria della reincarnazione della Chiesa di Scientology.

Ora, quali conseguenze può avere lo studio di questi materiali su una persona che intende responsabilizzarsi? Nessuna, semmai ha l'effetto contrario: deresponsabilizza e rende schiavi, tra l'altro.

La cosa più incomprensibilmente nefasta di tutti i corsi analizzati finora è il ricorso troppo frequente agli assoluti. A parte il corso 5, che boccio completamente, gli altri potrebbero esprimere qualcosa di valido se non avessero sempre la presunzione di costituire l'UNICA e SOLA via di lettura di certe problematiche. E questo, purtroppo, rende fin troppo palese l'impianto dogmatico di un sistema di credenze che si dichiara laicissimo e dedito all'aiuto, ma che è nella sostanza settario e finalizzato al proselitismo. Io, quando stavo lì al Narconon senza la possibilità di sapere nulla su Scientology, chiedevo continuamente il perché di tutta quella convinzione e la risposta era irrimediabilmente "È così, fìdati".( A Roma si dice che Fìdati, insieme a Tranquillo e Non ti preoccupare, è morto inculato).

Per dimostrare a me stesso la fondamentale ottusità del sistema e dei suoi operatori, facevo un esperimento. Io studiavo sbadigliando, costringendo il "supervisore del corso" a correre da me ogni volta e farsi dire che andava tutto bene. Poi lui si girava, altro sbadiglio, e così via, per ore. Era esilarante. Quel poveraccio che doveva sempre arrivare lì e chiedermi se conoscevo il significato di questa o quella parola (che io conoscevo perfettamente), e poi io che dicevo che ero tanto stanco, e lui che ricominciava a fare domande ed io che rispondevo in modo preciso e puntuale ... Era frustrante vedere che la dimostrazione pratica dell'infondatezza delle teorie sullo studio non li spostava assolutamente, andavano dritti come panzer per la loro strada. Come si può anche solo immaginare di dialogare con soggetti del genere?.


6. Gli "oggettivi" di Scientology: processi ipnotici e fortemente destabilizzanti?

Il giorno 5 novembre del 2008 descrivevo così agli utenti del newsgroup "free.it.religioni.scientology" la mia personale e sgradevole esperienza con le sedute di azione oggettiva:

Il quarto corso del programma Narconon consiste nelle "azioni oggettive", che sono tese (almeno così vengono presentate) a "riportare lo studente in PT" (tempo presente), e sono in totale 11.

Sono una serie di comandi che, a turno, i twin si danno; una volta si fa l'allenatore, una volta si fa lo studente. Il supervisore del corso controlla che gli indicatori a fine seduta siano molto buoni, sennò ti fa continuare all'infinito. Spesso mi è capitato di vedere studenti continuare sedute anche a notte fonda.
La prima seduta consiste in questi tre comandi:
Guardati intorno e trova qualcosa che ti è (sic) veramente reale;
Guardati intorno e trova qualcosa con cui non ti dispiacerebbe comunicare;
Guardati intorno e trova qualcosa la cui presenza non ti dà (sic) fastidio.

Per la prima seduta feci spudoratamente "not-is" (ossia arrivare con la logica alla realizzazione finale) poiché è fin troppo chiaro che il tutto è riferito al trovarsi in ARC con l'ambiente circostante.

La seconda seduta, invece, è un pò più complessa è lì ebbi qualche problema in più. È divisa in quattro parti:

Parte a) studente e allenatore siedono l'uno di fronte all'altro, a pochi centimetri di distanza: L'allenatore dà allo studente questo comando: "dammi quella mano", lo studente mette la sua mano sopra il palmo della mano dell'allenatore, che la prende e la rimette in grembo allo studente, ringraziandolo. Eseguire il comando fino a un punto flat ( tre comandi consecutivi senza variazione ).

Parte b) studente e allenatore si alzano e l'allenatore, alla destra dello studente, impartisce questi comandi: "tu, guarda quel muro", "tu, cammina fino a quel muro", "tu, tocca quel muro", "tu, girati" (ovviamente sempre seguiti da riconoscimento da parte dell'allenatore ). Eseguire fino a punto flat.

Parte c) studente e allenatore siedono l'uno di fronte all'altro ad una distanza di circa un metro: il comando è il seguente: "metti le tue mani di fronte alle mie a circa un metro di distanza, seguile, e contribuisci al loro movimento". Quindi l'allenatore incomincia a muovere la mano e lo studente, lavoro improbo, deve cercare di seguire la mano dell' allenatore e fare il medesimo movimento (la posizione consiste nel tenere le braccia perpendicolari al torace con i palmi delle mani aperti e rivolti verso l'allenatore, una posizione che ricorda un po' la posizione che molti tifosi assumono negli stadi). Eseguire fino al punto flat.

Parte d) L'allenatore, usando un libro, traccia nell'aria una forma, a suo piacimento, poi passa il libro allo studente che deve fare lo stesso movimento fatto da lui e poi chiedere: "soddisfatto di come hai duplicato il movimento?". Eseguire fino al punto flat.

Durante queste sedute si redige una specie di verbale, nel quale l'allenatore annota tutte le originazioni dello studente, le variazioni nelle reazioni, le realizzazioni, i somatici e via così. Stando alla relazione del mio twin, io rimasi completamente imbambolato per più di due ore sulla parte d) della seduta, e rispondevo ai comandi in modo completamente irrazionale, non duplicavo. Per quanto mi riguarda, ricordo che provai una forma di depressione cosmica, improvvisa e lacerante, e ebbi voglia di bere. Il supervisore mi avrebbe detto che questa reazione era "caso", ossia il passato che si ripropone, durante le sedute, e cui "bisogna passare attraverso".

Ebbene, per me non solo non si disattivò, ma questa sensazione continuò costante anche durante la serata, e durante la notte scappai dalla finestra e mi presi una ciucca pazzesca al ristorante del paesino adiacente al centro. Il giorno dopo, ebbi paura e li mandai tutti a quel paese. Me ne andai perché erano quattro mesi che mi stavo sinceramente impegnando a non reiterare vecchie abitudini, (come del resto faccio ora), ma quel giorno non ero in me, credetemi. Fu una scelta, quella dell'alcol, dettata dall' angoscia più totale nel quale ero piombato a seguito della seduta. Trattasi di mera suggestione o di qualcosa di più grave, determinato da una serie di comandi apparentemente privi di senso?

Questo è quanto, spero di essere stato esauriente nella mia descrizione.

Penso sia chiaro ormai a tutti quello che mi successe, e che sia altrettanto poco inquadrabile la natura del fenomeno cui andai soggetto quella sera: lo ripeto, non so che cosa accadde dentro di me, fu una sensazione un po' sgradevole e angosciosa. Ci sono due possibilità: o c'è veramente un effetto "magico" in quelle sedute, un effetto che su di me ha avuto un risultato di indebolimento, di abbassamento della difesa razionale, o semplicemente sono stato colto da una forma acuta di depressione, cui sicuramente potevo essere particolarmente vulnerabile vista l'atmosfera che vivevo quotidianamente.

Facendo un discorso più obiettivo, slegato dalla mia esperienza personale e teso all'analisi razionale del corso proposto dal Narconon, come quarto step mi sento in dovere di fare alcune osservazioni:

Il corso è percepito come un'esperienza chiave, un passaggio cruciale del programma, e tutti gli staff sostengono che il superamento di quella fase determina una sicura uscita da tutte le forme di dipendenza. Il paziente/cliente che è "su oggettivi" viene preso particolarmente a cuore da tutti, perché, a quanto dicono i libri, attraversa sicuramente un periodo delicato, ed è bene fare attenzione che mangi, che dorma, che non tenga astinenze (ma questa è una regola cui si derogava spesso), e bisogna fare in modo di trattarlo "coi guanti" in quanto più suscettibile del normale a causa dei procedimenti, delle sedute cui viene sottoposto quotidianamente per un periodo che può durare anche un mese e mezzo - due mesi.

Ora, il fatto che io vedessi tante persone che avevano già fatto gli oggettivi trovarsi a ripetere il programma perché ricadute nella tossicodipendenza dopo la fine del primo programma, mi fa intuire che tutta questa sicurezza di uscita dalle droghe sia mendace.

La mia ipotesi, che cercherò di argomentare più obiettivamente possibile, è un'altra: le sedute di azione oggettiva sono usate dal Narconon come forte spinta nei confronti del paziente/cliente, spinta a diventare adepto di Scientology.

Sono gravi accuse queste, ma penso di avere delle buone argomentazioni. Attorno agli oggettivi aleggiano un mistero ed un rispetto quasi mistici. Quando sei ancora indietro nel programma non potresti, in Accademia, nemmeno avvicinarti a chi li sta facendo per ascoltare il contenuto dei comandi. Io, che lo facevo regolarmente (sono curioso), venivo sempre ripreso con veemenza. Inoltre, le reazioni che io ebbi a sperimentare, che tuttora non saprei definire, le vidi molto spesso in altri pazienti/clienti che davano di matto letteralmente, dovevano riprendere le sedute in piena notte perché non "erano passate attraverso al caso", ossia non avevano superato gli episodi del passato che si riproponeva. L'effetto che fa vedere tutte queste cose è estremamente suggestivo e si tende così a dare un valore quasi trascendentale a tali pratiche, un valore religioso, nel vero senso della parola. Sono un mistero, agli occhi del neofita, sono il sigillo che giustifica un po' le cose senza senso che si debbono studiare prima e dopo. Ed anche agli occhi di chi la sperimenta, questa forma di "esteriorizzazione" non può che fungere da forte convincimento della validità della "tech", una "tech" che altrimenti sembrerebbe solo una congerie di concetti astrusi, fondamentalmente priva di reali attrattive, per chiunque.

Ora, io non ho i mezzi per giudicare compiutamente, ma penso che queste pratiche facciano leva sulla parte più irrazionale del nostro io, scatenando quelle sensazioni così forti ed inspiegabili. Poi, arriva qualcuno che ci dice che sono le sensazioni del nostro passato che si ripropone, e noi gli crediamo perché non sappiamo spiegarcele. Bisogna dire che Ron Hubbard deve aver fatto degli studi riguardo a pratiche ipnotiche, dalle quali poi sono scaturite tutte queste strane sedute, con il loro strano cerimoniale e con tutta la suggestione che ne consegue.

Il problema è questo: come si può liberare una persona da una dipendenza senza fare in modo che usi la ragione? Io credo nella ragione, ed è per questo che penso che gli esiti cui porta un programma del tipo Narconon possano essere solo buoni per instillare nel paziente/cliente paura e irrazionalità, proprio tutto il contrario di quello che serve per vivere una vita più degna.


Conclusioni

In sintesi, colui che vorrà cominciare questo programma ha i mezzi per giudicarlo in modo più compiuto.

Purtroppo, va detto che il programma Narconon è sicuramente il più costoso esistente sulla piazza, ma non fatevi ingannare dalle cifre (che si aggirano sui 20.000 euro per sette mesi di programma); non troverete ambienti asettici, costose attrezzature, non troverete igiene impeccabile né cucina da gourmet. Non avrete il vostro spazio personale, la vostra privacy ve la potete anche scordare. Dovrete lavare e cucinare come in tutte le altre comunità, comunità lavorative che non costano nulla, o al massimo qualche decina di euro al mese.

Tutti i soldi che il Narconon chiede agli utenti non si sa dove vadano a finire. Gli operatori sostengono che, come ogni onlus, non avendo profitto reinvestono gli utili per la creazione di altre comunità. A me è stato detto che c' era un centro in costruzione in Pakistan, e molti altri in America Latina. Il tutto molto lodevole, ma come si può solo pensare di costruire un centro di recupero a quei costi in paesi nei quali si guadagna in un anno ciò che qui si guadagna in una settimana? Perché intendiamoci, i prezzi rimangono gli stessi in ogni parte del mondo.

Certo, si paga anche la durata esigua di un programma che si inserisce in un panorama di offerte che presuppongono una permanenza molto più lunga - quasi sempre si parla di più ANNI passati a lavorare, a perdere il contatto con il mondo. Certo, sette mesi sono pochi. Ma, alla luce di quanto analizzato, siamo sicuri dell'utilità di questo tipo di "aiuto"? Penso di no.

Siamo sicuri che il programma funzioni, che questa gente che dice di "aiutare", sia in grado di farlo veramente? E ancora, l'aiuto è o non è fine a sé stesso?

Questa gente fa dell'aiuto una prospera impresa commerciale che con il recupero dei tossicodipendenti non ha nulla a che vedere. Perché il vero recupero deve partire dal soggetto, che sicuramente ha bisogno di isolamento e di sostegno psicologico, ha bisogno di guardarsi attorno ed ha bisogno di diffidare delle panacee cui troppe volte si fa affidamento, illudendosi. La dipendenza non è uno scherzo, è qualcosa che ci mette anni a scomparire definitivamente.

Resto del parere che programmi di "responsabilizzazione" di questo genere, completamente sbagliati - a mio modo di vedere - nelle teorie predicate e negli esiti cui portano, sarebbero veramente da eliminare, esattamente come Hubbard sostiene che si dovrebbe fare con le "personalità antisociali".

Il programma Narconon prospera in Italia a causa della mancanza di un servizio nazionale degno di questo nome, a causa delle alternative certo molto, troppo onerose in termini di tempo e di isolamento sociale. Ma fare della disintossicazione un mezzo di speculazione economica, e cercare di fare della cura una ulteriore intossicazione fatta di dogmi e teorie fuori di senno, mi sembra veramente criminale.

Raramente chi entra nei centri Narconon sa che l'oggetto dei libri che si studiano fa parte del Corpus delle opere "religiose" del fondatore di Scientology, e come non lo sapevo io, praticamente tutti gli altri ne erano all'oscuro.

Fortunatamente, la stragrande maggioranza di noi percepiva che quanto si predicava come cura era completamente fuori luogo nell'ottica di un recupero" e, come ho fatto io, sfruttava solo l'isolamento fisico e ridacchiava guardando quegli strani soggetti iperconvinti ed ipernoiosi. Ma intanto le famiglie pagavano un conto salatissimo per un servizio, come già ebbi a dire precedentemente, inesistente.

Di contro, alcuni, non molti, i meno dotati di personalità e senso di discernimento, si lasciavano cullare da quelle teorie ponendo veramente in pericolo la loro stessa libertà di scelta.

Non ci vuole grande cultura per capire che le teorie di Hubbard sono un pericolo, oltre che essere noiose e dogmatiche.

Ci vuole sicuramente coraggio e senso di autocritica per capire che per uscire da un problema è fondamentale farlo partendo dai propri errori e mettersi in discussione, cercando di cambiare. E non cercando di "pagarsi" l'obolo per la felicità, che sarà sempre una chimera. O, tutt'al più, una truffa.

Federico

 
 
 
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