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Il Posteggiatore

Mauro, ex Scientologist italiano. Note a cura di Harry.

Ovviamente la mia giornata era assolutamente piena dal mattino fino alla sera tardi, molto tardi. Mi alzavo alle sette del mattino per buttarmi nel traffico e arrivare in tempo al lavoro alle otto e mezza, lavoravo fino alle sette di sera, un panino, e via all'Org a studiare sino alle 
dieci e mezza; poi a casa dalle undici e mezza fino alle due o alle tre a lavorare sul computer che mi ero costruito saldatura per saldatura. Avevo sposato in pieno il concetto che attività e produzione dovevano essere ognuna "più alta che mai". 

Ovviamente lo studio all'Org comprendeva anche la domenica mattina; la domenica pomeriggio, invece, normalmente consacrata al divertimento, era diventata succube di un naturale fenomeno letargico che si impossessava di tutte le mie cellule. 

Più nessun amico fuori da Scientology, nemmeno [...], che dopo aver provato a fare i "taciassist" [1] se ne era andato nella nebbia dicendo che della "diabetica" non gli importava proprio niente. Avevo pensato che fosse uno stupido inetto salvo ricredermi, e chiedergli scusa per tutto, quando, uscito dal buio, mi accolse e mi riportò al lago dagli amici che non vedevo da eoni. 

L'unica persona con cui avevo un rapporto sincero e disinteressato era un posteggiatore che lavorava vicino all'Org dove ero solito lasciare l'auto (non era sufficiente spendere uno sproposito in corsi). Era cordiale e loquace, sempre pronto a perdere un po' di tempo in 
chiacchiere con chiunque; avevamo lo stesso nome. 

Un giorno pensai di potergli vendere un libro (era diventato il mio chiodo fisso) e lui, che forse aveva capito già da tempo che giro frequentassi, mi guardò con un'aria sconsolata e mi disse qualcosa come «Nooooo, anche tu con quelli lì». Ci rimasi molto male ma mi consolai pensando che per lui avesse parlato la sua mente reattiva [2]. Non fummo più gli stessi. Io lo salutavo con distaccata cortesia e lui mi rispondeva scuotendo la testa. Poi iniziai a non portare più l'auto al suo posteggio. Lo vedevo da lontano e facevo un giro largo per non doverlo salutare. Quando lasciai l'Org non rividi più neanche lui. 

Oggi, quando passo per quella piazza ora chiusa al traffico, il mio primo pensiero va a lui, un amico che non ho potuto avere e che ora non ho più perché mi avevano fatto credere di appartenere ad un popolo eletto che non si mescola con nessuno. Che grossa sciocchezza. 

Non si chiamava neanche come me: il suo vero nome era Maurilio, un nome raro come un amico.

Note 

[1] touch assist = sorta di assistenza terapeutica tesa al miglioramento fisico. 

[2] mente reattiva = secondo Hubbard, l'"inconscio aberrato", basato su un meccanismo reattivo di stimolo-risposta, che impedisce alla persona di realizzare il suo pieno potenziale.

 
 
 
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