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Fenomeni del misticismo

A cura del dott. Mario Rizzi.

Dalla Decima Lettera della raccolta La Luce dell'Anima. Collaboratori: Andrea Monti, Pino Munnia. Assistenza tecnica: Claudio Carli - Edizione: 3 Marzo 1998.

 
 
 
 
 
 
 
Introduzione 

Negli ultimi anni le società industrializzate dell'Occidente sono state percorse da un fermento religioso di vaste proporzioni. È un fenomeno che ha assunto forme molto diverse ma che comunque trova fondamento nella profonda crisi di valori che contraddistingue le nostre società, proiettate alla ricerca di un successo e di un benessere concepiti spesso in termini esclusivamente materiali. 

Il revival religioso sembra compiersi al di fuori delle religioni istituzionali, incapaci spesso di uscire da una prospettiva dogmatica, rituale e consolatoria. Si tratta certamente di un fenomeno ambivalente: il tentativo di dare alla propria esistenza un senso che vada aldilà delle finalità materialistiche di abbondanza e benessere può condurre ad approdi molto diversi e talora opposti. 

La ricerca di verità e di significati più profondi ha condotto taluni sulla strada di un'autentica crescita interiore, alla riscoperta di una spiritualità che ha assunto forme nuove: si pensi alla diffusione dello yoga, dello Zen e di alcune forme di meditazione di derivazione orientale. In altri casi gli effetti sono drammatici e spesso contrari alle stesse intenzioni iniziali di chi ha intrapreso la nuova via: invece che una liberazione si verifica una perdita di libertà, piuttosto che a un arricchimento spirituale e umano si assiste a un impoverimento della persona, a un restringimento piuttosto che a un allargamento della coscienza. 

La ricerca compiuta negli Stati Uniti da Conway e Siegelman documenta questo aspetto del fenomeno, che non è certamente l'unico, ma che non può essere trascurato, soprattutto negli Stati Uniti, dove ha assunto dimensioni socialmente rilevanti e ha dato luogo a tragedie come la strage di Bel Air dove perse la vita l'attrice Sharon Tate e il suicidio collettivo dei seguaci del reverendo Jones in Guyana nel 1978. 

La situazione italiana appare diversa. Qui il fenomeno sembra avere più solide radici culturali ed esprimersi in forme meno oppressive di quelle descritte dai due ricercatori americani soprattutto nei casi (vedi i seguaci del buddismo tibetano e gli arancioni di Rajneesh) in cui la dottrina pone al centro dell'insegnamento la liberazione dell'individuo da ogni costrizione e conformismo sociale. 

 
 
 
Le sette sotto inchiesta (2) 

Flo Conway e Jim Siegelman hanno interrogato persone che avevano fatto parte di sette e gruppi religiosi. Dalle loro risposte è emersa una dura realtà. 

Questa ricerca, condotta su scala nazionale tra ex adepti delle varie sette, ha messo in luce che molte di queste, nella loro opera di proselitismo e nei loro rituali, si avvalgono di una nuova forma di controllo mentale, una manipolazione senza precedenti nella storia della nostra società. 

Effettuare un confronto con il lavaggio del cervello sarebbe fuorviante, poiché tale metodo di condizionamento del pensiero si basa sulla coercizione fisica come fattore dirompente. 

Nelle sette americane, la partecipazione inizia quasi sempre volontariamente. Dal primo contatto alla conversione e nella vita quotidiana degli adepti, il controllo non viene esercitato attraverso la coercizione fisica, bensì attraverso un mezzo ancora più potente: l'informazione. 

 
 
 
Strategia dell'alienazione 

Abbiamo studiato per sei anni le tecniche di comunicazione usate da alcuni santoni delle sette americane per ottenere il controllo mentale delle persone e abbiamo riscontrato che essi si basano prevalentemente sull'uso e sull'abuso di informazioni: linguaggio ingannevole e distorto, suggestione studiata ad arte e intense esperienze emozionali, tattiche alienanti portate al limite dello sfinimento fisico e dell'isolamento. 

In genere, per arrivare a ciò, le sette svolgono un'intensa opera di proselitismo con linguaggio imbonitore: abbacinanti immagini di facili vie all'estasi e d'incontri personali con Dio, Cristo o altri messia viventi della setta. E quando l'individuo e ormai completamente coinvolto, la conversione avviene generalmente nel momento di un'intensa esperienza determinata dalla manipolazione dell'informazione. 

All'inizio delle nostre ricerca abbiamo notato più di venti gravi alterazioni mentali, emozionali e fisiche, conseguenza della vita di setta. Fra le modificazioni fisiologiche vi sono: elevato aumento o perdita di peso, dermatiti esantematiche, eczemi, acne; disfunzioni mestruali nelle donne, variazioni del tono vocale e diminuzione della crescita della barba negli uomini. Le pressioni indotte dalla gregarietà portavano anche a sensi di colpa, fobie, ostilità e crisi depressive, esplosioni di violenza e tendenze autodistruttive. 

Ma gli effetti più inquietanti sono costituiti da turbe della coscienza, della percezione, della memoria e di altre funzioni fondamentali legate all'elaborazione delle informazioni. Alcuni ex adepti lamentano disorientamento fluttuazioni fra stati di coscienza e di obnubilamento, incubi ricorrenti, allucinazioni e fissazioni; esperienze di fenomeni psichici stupefacenti o snervanti e, assai diffusa fra gli appartenenti a sette note per il loro intenso rituale ripetitivo, un'incapacità a interrompere i ritmi mentali del salmodiare, della meditazione e della confessione pubblica ... 

... Ci si domanda come sia possibile alterare il modo di pensare e di sentire di una persona con il solo mezzo dell'informazione. Gli studi condotti nel campo della neurofisiologia hanno chiarito che, fin dalla nascita, gli schemi mentali di elaborazione vengono modellati e conservati da un flusso costante di informazioni. Possiamo andare più in là e affermare che, a qualsiasi età, è possibile alterare o deteriorare questi stessi schemi mediante un improvviso bombardamento di informazioni o di esperienze nuove. 

Parlando con alcuni neurofisiologi e specialisti di bioinformatica della Stanford University, Caltech, e dell'University of California, Berkeley, abbiamo appreso che, in alcuni casi, esperienze nuove e intense possono innescare una riorganizzazione di microstrutture sinaptiche di vecchia data; in altri, nuovi modelli intellettuali e psicologici possono superare o sovrapporsi ai precedenti. 

Ma, fin dall'inizio della nostra ricerca, abbiamo osservato uno stretto rapporto tra la frequenza e la gravità degli effetti riscontrati e la quantità di tempo dedicata alla pratica di riti disgregatori dell'autonomia mentale. Una pratica protratta di queste tecniche sembra imprimersi nella mente in modo più duraturo. Nelle nostre conversazioni con ex adepti, abbiamo sentito parlare di turbe mentali ed emozionali che persistevano per mesi, talora anche per anni, dopo il distacco dalla setta. Testimoni sconvolti dicevano di aver avvertito un vero e proprio dolore fisico quando tentavano, per la prima volta dopo anni, di prendere decisioni autonome e razionali; ricordavano periodi d'incapacità a distinguere fra mondo reale o esterno e mondo immaginario o interno. 

Alcuni ex adepti affermano di essere diventati incapaci di pensare; di non essere più sicuri delle proprie azioni e di non essere in grado di ricordare avvenimenti risalenti al periodo di appartenenza alla setta o precedenti a esso. Una giovane donna che per diversi anni ha fatto parte della Chiesa della Scientologia si è resa conto che la sua mente aveva smesso completamente di funzionare. Ho dormito, La mia mente è rimasta inerte per quasi se anni e mezzo ci dice. La mia personalità ha smesso di evolversi sia intellettualmente che psicologicamente, non appena ho incominciato gli esercizi iniziatici. Ero come stordita e ipnotizzata. 

 
 
 
I risultati della ricerca 

Il nostro studio si è concluso nel 1981 avevamo esaminato oltre 400 ex appartenenti a 48 diverse sette, incluse le cinque più importanti sette religiose internazionali, Scientologia, Missione della Luce Divina, La Via, Chiesa dell'Unificazione Hare Krishna, le sette locali e le sette minori, quali I Bambini di Dio (o Famiglia dell'Amore), Il grande Faro, seguaci d guru orientali. 

Abbiamo sollecitato 98 risposte precise e 4 risposte pluriopzionali a domande che riguardavano ogni fase dell'esperienza pseudomistica: reclutamento, vita gregaria, decondizionamento, riabilitazione effetti a lungo termine. 

Le risposte erano assai varie, secondo l'età dai 15 ai 25 anni (età media: 21 anni e il periodo di appartenenza alla setta da 3 giorni a 12 anni (periodo medio: 3 mesi). Erano divise pariteticamente per sesso (51 per cento uomini, 49 per cento donne), mentre variava ampiamente l'estrazione religiosa (46 per cento protestanti, 26 per cento cattolici, 21 per cento israeliti, 7 per cento atei, agnostici o altro). 

Dalle risposte alle nostre domande, sulla loro vita quotidiana, emerge una dura realtà. Per la maggior parte di membri la vita di setta è un moto perpetuo, un estenuante programma di lavori umili, di raccolta di fondi e opera di proselitismo senza sosta, il tutto intrecciato con obblighi rituali e di devozione. Nella maggior parte delle sette, i rapporti sessuali sono scarsamente importanti. Prevale il celibato (72 per cento), benché un quarto circa delle persone (24 per cento) riferisca di aver avuto rapporti eterosessuali almeno occasionalmente. 

Lo sfruttamento sessuale a opera dei membri d'alto rango è minimo. Solo il 5 per cento ammette di aver avuto rapporti sessuali coi maggiorenti della setta. Un'importante eccezione è costituita dai Bambini di Dio, alle cui donne s'impone di trasformarsi in pescatrici di uomini e prostitute felici per Gesù. Il 60 per cento di esse riferisce di aver avuto rapporti sessuali coi membri d'alto rango. 

Le punizioni fisiche, di cui parla circa uno su cinque intervistati, comprendono digiuni, asservimento fisico, docce e immersioni fredde e ore di fatiche umilianti e degradanti. Un ex scientologo riferisce: "Fui tenuto in un 'campo di prigionia' sotto sorveglianza e isolato per quindici mesi. Per tutto il tempo si cercò di convincermi che ero pazzo e malvagio". 

Le sette si aspettano però ben altro che contributi spirituali. Il nostro modesto campione aveva versato oltre I miliardo e ottocento milioni risparmi e possedimenti al proprio gruppo (donazione media: circa mezzo milione) e quasi metà degli intervistati era impegnata in campagne per la raccolta di fondi e in lavori esterni che avevano fruttato, nel periodo di appartenenza, altri 8 miliardi (apporto medio: 1 milioni e mezzo). 

Senza alcuna eccezione, le attività più vincolanti consistono nelle intense pratiche quotidiane, rituali o terapeutiche, richieste da ogni setta. I metodi variano largamente da setta a setta: meditazione per la Missione della Luce Divina; incentramento sugli insegnamenti del reverendo Moon, per i suoi seguaci; il rituale delle confessioni per La Via; i regimi di training e la consulenza pastorale per gli scientologi: il canto dei mantra per i seguaci di Krishna. 

I nostri intervistati riferiscono di aver dedicato da tre a sette ore al giorno all'assolvimento di uno o più di questi obblighi. Vi erano, inoltre, quotidianamente, i riti di gruppo, comprendenti sedute parapsicologiche. psicodrammi, elaborazione di fantasie e una serie di attività religiose ad alto coinvolgimento emotivo. Inoltre, quasi tutti gli intervistati riferiscono di aver dedicato 2030 ore settimanali a conferenze, seminari, o allo studio privato della loro dottrina. 

L'estenuante programma di attività devote va da 40 a 70 ore settimanali (tempo medio: 55 ore), trascorse in varie pratiche di controllo della mente. Il risultato può essere catastrofico. Quasi tutti i nostri 400 intervistati riferiscono di aver sofferto di uno o più degli effetti negativi a lungo termine da noi catalogati nella nostra ricerca iniziale. In questa parte DK nostro studio avevamo ovviamente escluso quelle persone che avevano avuto precedenti problemi di salute fisica o mentale. 

Quando lasciai la setta dice uno degli intervistati mi sentivo distrutto, sconvolto e atterrito da tutti e da tutto, soprattutto da me stesso. Un ex seguace di Moon si sfoga: Sono furioso. Mi sono rovinato la salute con anni di denutrizione, di paura, di sensi di colpa, di tensione nervosa. 

Ma, come già è stato sottolineato, è nel campo delle turbe della percezione, della memoria e delle altre funzioni legate all'elaborazione delle informazioni che la nostra analisi si fa più rivelatrice. Il 52 per cento degli intervistati riferisce di periodi di disorientamento o di fluttuazione fra stati di coscienza e di obnubilamento. Il 40 per cento riferisce di aver incubi sulla setta. Più di un terzo riferisce di non riuscire a rompere ritmi mentali del salmodiare, della meditazione e della confessione pubbliche. Uno su cinque dice di aver sofferto di allucinazioni e fissazioni per otto anni dopo il distacco dalla setta. 

"Pensare fa male, fa male fisicamente". dice un ex membro della Missione della Luce Divina. La setta ha limitato le mie facoltà immaginative e creative in modo forse irreparabile" dice un altro. 

Per molti ex adepti, uscire da queste sette si è dimostrata la più tormentosa delle prove. In media, una completa riabilitazione richiede più di sedici mesi. Più di uno su cinque degli intervistati riferisce di aver avuto quel periodo cruciale tendenze suicide o autodistruttive. e più di uno su tre ha dovuto ricorrere a terapie di sostegno anche nel periodo successivo. 

Questi diffusi resoconti di effetti traumatici starebbero dunque a dimostrare che le sette provocano turbe informazionali? Di per sé, no. Ma la nostra ricerca ha messo in luce quello che sembra essere un rapporto numerico diretto fra le ore settimanali dedicate ai riti e all'indottrinamento e gli effetti a lungo termine. Inoltre abbiamo riscontrato un'analoga correlazione fra ore settimanali dedicate ai rituali e all'indottrinamento e tempo di riabilitazione. Detto in parole povere: i nostri dati sembrano confermare che il trauma psicologico inferto dalle sette ai loro membri è direttamente proporzionale al tempo dedicato all'indottrinamento e ai riti di controllo della mente. 

Ma vi è un secondo fattore, ancor più sorprendente: in molte sette, dopo il primo periodo di tre-sei mesi di noviziato, le conseguenze del rituale e dell'indottrinamento variano di poco, qualunque sia il periodo di permanenza nel gruppo. In altri termini: la maggior parte del danno sembra verificarsi nei primissimi mesi ... 

 
 
 
Il decondizionamento 

Alcuni dei commenti più appassionati ci vennero in risposta alle nostre domande sul distacco e sul decondizionamento. Dall'inizio degli anni '70, quando si è cominciato ad allontanare a forza, su richiesta delle famiglie, i giovani che avevano aderito alle varie sette, il decondizionamento è sempre stato un punto dolente all'interno del dibattito sui diritti civili. I portavoce delle sette lo condannano come violazione brutale dei diritti individuali e delle garanzie costituzionali sulla libertà di culto, mentre gli ex-aderenti l'approvano come intervento provvidenziale che aiuta i giovani a ritrovare la loro autonomia mentale. 

A propria difesa, gli psicologi che operano il decondizionamento affermano che l'allontanamento forzato è solo un mezzo esterno e il processo di decondizionamento è una pura e semplice maratona di domande e risposte. 

Ai membri vengono fornite informazioni sulle pratiche di culto e sui loro possibili effetti sulla mente; essi sono inoltre incoraggiati a esaminare i loro dubbi e problemi. Attraverso questo procedimento, quasi tutti i giovani emergono dal loro stato di trance nel giro di pochi giorni. 

La nostra inchiesta ha confermato che il decondizionamento è il primo e vitale passo sulla via del recupero dello stato di indipendenza mentale. Durante questo processo si passa attraverso tre fasi distinte: anzitutto la separazione, che, per chi è sotto controllo mentale, può comportare il distacco forzato dalla setta: poi, il decondizionamento vero e proprio; infine, un più lento processo di riabilitazione, nel quale l'individuo ricostruisce gradualmente le proprie indebolite capacità di pensiero e decisionali, nello stesso modo in cui si riallenerebbe un muscolo atrofizzato. 

Più dei due terzi (il 71 per cento) degli intervistati sono stati decondizionati, ma di essi solo il 40 per cento è stato allontanato a forza. In genere, quelli che sono stati decondizionati si sono ripresi più rapidamente e hanno risentito meno degli altri degli effetti a lungo termine. I giovani decondizionati hanno richiesto, in media, un periodo di riabilitazione di dieci mesi più breve (14 mesi anziché 24) e presentato, in media, meno della metà degli effetti a lungo termine. 

Non abbiamo trovato prove che suffragassero talune affermazioni secondo le quali il decondizionamento avverrebbe in modo violento. Solo il 5 per cento parla di minacce, di insulti e di maltrattamenti fisici durante la separazione o il decondizionamento e in 6 di questi casi si trattava di lesioni autoinferte. 

Il campo del decondizionamento resta il punto cruciale del dibattito, ma i responsabili della salute pubblica si sono fermamente rifiutati di riconoscerlo formalmente. Malgrado i molti problemi e alcune gravi deficienze da parte di decondizionatori inesperti, questa terapia resta il solo rimedio ora disponibile per molte vittime del controllo mentale. 

 
 
 
Sette: idee e vita (3) 

È un fatto elementare, ma spesso dimenticato, che ogni setta ha almeno due aspetti: un'ideologia e una prassi. Non si possono capire i Testimoni di Geova, ad esempio, se ci si dimentica che aspettano la fine del mondo. Questo è l'aspetto "ideologico", con tutta una storia che gli studiosi possono analizzare. 

Chi non conosce direttamente le sette tende a guardare soprattutto le loro idee. Le sette tendono a pubblicare molto materiale di propaganda di facile reperimento, che una persona colta può confrontare con altro materiale di altri gruppi per ricostruire dei filoni culturali o ideologici. 

È insomma un lavoro che si può fare in "casa" senza sforzi eccessivi. Ma questo approccio ha alcuni limiti. 

Spesso ci sono due gruppi con le stesse idee, però con comportamenti radicalmente diversi. Ad esempio, nella Società Teosofica e in Nuova Acropoli si dicono le stesse identiche cose. Ma nella Società Teosofica ci si riunisce sì e no una volta al mese per una chiacchierata, mentre i seguaci di Nuova Acropoli finiscono sulla cronaca dei giornali per campi paramilitari, traffico di reperti archeologici e possesso di armi da fuoco. Si cercherebbe invano una spiegazione in termini di meri "filoni culturali". 

Poi, chi appartiene a una setta di solito non sa nulla di "filoni culturali". È in genere una persona piuttosto semplice, e per lui le idee della sua setta non hanno storia: sono una rivelazione personale del fondatore. Egli ignora che altri gruppi hanno idee simili, e se lo sa, li considera degli imitatori. 

Infine, nessuna setta considera le proprie idee fini a se stesse. Parafrasando Marx, il loro scopo non è interpretare il mondo, ma cambiarlo. Il loro ragionamento è semplice. Nel mio gruppo, è possibile trovare la salvezza o la realizzazione, vivendo in un certo modo. Questo costituisce una esperienza. Ma un'esperienza non si può trasmettere: si può solo fare un po' di "poesia" che ne renda vagamente l'idea, e che attiri la gente a fare la stessa esperienza. Quindi il materiale pubblico di una setta è spesso uno specchietto per le allodole. 

Appartenere ai Testimoni di Geova non significa solo credere in "Geova": bisogna esserne anche "Testimoni", cioè vivere in un certo modo. 

Questo significa una vita intera fatta di obbedienza ad una organizzazione con sede a Brooklyn; significa farsi sbattere le porte in faccia, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno; significa che il massimo di creatività ammessa consiste nel leggere pubblicamente discorsi scritti da sconosciuti; significa vivere nel quotidiano terrore del "mondo"; significa allevare i propri figli a obbedire a mille piccoli divieti, come ad esempio partecipare alla festa di compleanno di un compagno di classe; significa non andare al cinema, separarsi dai parenti, senza poter nemmeno crearsi una vita alternativa che soddisfi le esigenze fondamentali della vita umana. Cosa che comporta un grado altissimo di frustrazione, che ogni tanto esplode in atti di violenza. Studiare la vita quotidiana e l'organizzazione di una setta è molto più difficile che leggerne i testi pubblici. 

Ogni setta si propone come gruppo perfetto. Ogni setta ha quindi qualcosa di fondamentale da nascondere: il divario tra questa presunta perfezione e la realtà. E ogni membro di una setta è mobilitato per tenere questo segreto. Un segreto che può consistere semplicemente nel fingere di essere felici quando si e infelici, oppure in reati, o almeno in pratiche che "il mondo non potrebbe capire": la setta della "Grande Madre" non parlerà mai pubblicamente del fatto che essa divide le coppie, ne "rieduca" i figli in austere scuole in India e fa risposare i genitori secondo i capricci della "Madre" stessa. Tutte cose che la setta considera "buone", ma che la società ripudia. 

Per una setta, svelare uno di questi "segreti" costituisce un grave delitto: l'adepto che lo fa diventa un nemico morale del gruppo. 

Se un ricercatore viene a conoscenza di uno di questi segreti, può parlarne o tacere. Se parla, diventa automaticamente nemico della setta e si preclude l'amicizia dell'oggetto delle sue ricerche. Se tace, diventa complice. A una setta non preoccupa una critica "ideologica", anche profonda e seria; preoccupa solamente lo svelamento dei suoi segreti. 

Alcuni ricercatori, di grande capacità intellettuale, scelgono la via più comoda: quella di limitarsi a discutere con spirito critico le idee di questi gruppi, ma accettando di tacere della loro realtà organizzativa. A questo punto, questi ricercatori corrono il rischio di diventare dei "testimoni" della stessa, che può dire: "Vedete, questo grande studioso critica la nostra ideologia, ma non presta orecchio alle calunnie contro di noi". 

Per arrivare a capire cosa è veramente una setta, bisogna avere molta pazienza. Bisogna diffidare di un loro eventuale rancore, certo, ma bisogna anche capire che questo rancore ha spesso fondati motivi. Un cane, tenuto per una vita a guinzaglio corto, può essere un cane furioso; ma la sua stessa furia è un indizio di quello che ha subito. 

Bisogna capire che il materiale pubblico delle sette è materiale propagandistico, e quindi bisogna imparare a leggere il materiale interno e segreto delle sette. 

Bisogna notare piccoli particolari la setta della "Grande Madre", ad esempio, nel suo dépliant dice esplicitamente che non ci sono "divise" nell'organizzazione, ma nelle conferenze si vede che tutte le ragazze appartenenti al gruppo portano gonne molto lunghe. Nulla da ridire ma il fatto che le portino tutte vuol dire che c'è una direttiva in questo senso. Lo stesso dépliant dice che i corsi della setta sono gratuiti, ma è stampato a colori su una bella carta patinata. E così via. 

Uno studio obiettivo di una setta non può piacere alla setta stessa. Perché deve includere una ricerca proprio sulla vita quotidiana, sull'organizzazione e sui "segreti". 

La setta si ritiene perfetta; se viene vista come meno che perfetta, si offende ed entra in una condizione paranoica, perché crede di essere aggredita. Siccome ogni setta si dà una grande importanza, ritiene che questa aggressione provenga da qualche potente nemico. La "Grande Madre" nota a ben poche persone ritiene che esista una congiura diabolica in tutto il mondo contro di lei. Quindi chi ne svela i segreti è un nemico del progresso dell'umanità. 

Nuova Acropoli ritiene che la stessa "Inquisizione che ha messo al rogo Giordano Bruno" le stia facendo la guerra. 

Scientology crede che esista una congiura mondiale di psichiatri ai suoi danni. 

Quindi chi studia le sette seriamente diventerà automaticamente non solo un estraneo, ma anche un "agente" di queste "cospirazioni", e sarà trattato di conseguenza. Un prezzo che non tutti i ricercatori sono disposti a pagare. 

 
 
 
Un suggerimento di Roberto Gervasio (4) 

Tutto ciò che posso fare, ora, è di tentare di mettere in guardia con i mezzi a disposizione la gente, cercare di evitar loro esperienze traumatizzanti. 

Questi mistificatori non sono una teoria astratta, sono vicini, vicinissimi a noi. Hanno persone incaricate di fare proseliti ovunque, utilizzano tutti i sistemi moderni di comunicazione. 

I mercanti dell'occulto, quelli che vi promettono (a pagamento) l'illuminazione, la conoscenza, addirittura la remissione del Karma, il risveglio Iniziatico, vivono fra noi. 

Quelli che vi promettono di cambiare in meglio la vostra vita, che dicono di curare il cancro ed ogni altro male, sono persone reali, mettono su giornali e riviste lusinghiere inserzioni, diffondono opuscoli mielati con fotografie e disegni accattivanti. Spesso hanno consulenti psicologi, esperti in messaggi subliminali che impostano le loro campagne pubblicitarie! 

Attenzione! Usate la massima, assoluta attenzione! Andateci cauti prima di fare qualunque scelta. Prima di prendere decisioni in loro favore pensate e ripensate ... 

Fate questo semplicissimo ragionamento che è tratto dal Vangelo. Quando chiesero a Gesù come fare per riconoscere i falsi profeti, Gesù rispose: "Un albero si riconosce dai frutti che porta". 

Sulla base di questa similitudine ribaltate il discorso e chiedetevi: Costui mi sta promettendo mari e monti, perché lo fa? Quale è il suo tornaconto? A chi, o a cosa giova? Cosa guadagna lui da questo e cosa guadagno io? 

Fate questo discorso a mente fredda. Valutate quanto di vostro può passare a lui, quanto beneficio materiale può provenirgliene e quanto beneficio effettivo potrà invece venire a voi. 

Le cose dello spirito, dovrebbero essere date con amore e per amore. Non vendute, mercificate e strapagate. Fate prima il calcolo di quanto denaro può ricavarne l'altro e quanto potete beneficiarne voi. Lucidamente. 

Fatta questa semplice operazione allora decidete cosa fare o non fare. Questo purtroppo è un vortice che non avrà mai fine perché la massa di persone che brancola nel buio alla ricerca di qualcuno disposto a dar loro una mano, un appoggio morale, è enorme! 

 
 
 
Riferimenti bibliografici

1) Articolo di Paolo Anselmi su Science Digest, Luglio 1983, pag. 74. 

2) Estratto da un articolo di Flo Conway e Jim Siegelman su Science Digest, Luglio 1983, pag. 74. 

3) Articolo di Giulio Franceschini su Presenza Cristiana, Novembre 1974. 

4) Giuditta Dembech, Quinta Dimensione, pag. 156, Edizione L'Ariete (1989). 

 
 
 
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