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Prefazione 

Di Martini, che ha tradotto i racconti di Kim Baker. Maggio 1998.

 
Ho deciso di tradurre la lunghissima storia, per non dire saga o epopea, di Kim Baker, Sud-Africana, perché mi sembra toccare innumerevoli ed interessanti punti che non riguardano solo Scientology: punti che vanno dai grandissimi problemi passati e presenti di un paese in estremo movimento all'ingenuità personale; allo sfruttamento da parte di Scientology (e non solo) di qualità e debolezze della gente comune.

La storia si snoda attraverso un processo di autocoscienza profondo e ritengo molto onesto nella sua ingenuità.

Kim è al contempo una ragazza forte e debole, passionale e appassionata, che si lancia nelle sue crociate senza forse valutarne a fondo le conseguenze. È una persona viva, vera e reale in tutte le sue sfaccettature, ed è per questo che la sento vicina.

La storia consiste in una serie di post al newsgroup alt.religion.scientology: aperto quasi per scherzo da un ex membro, nel giro di pochi anni è diventato il punto d'incontro per eccellenza di chi ha qualcosa da dire sulla faccenda, fonte inesauribile di informazioni, discussioni, denunce ecc., e il forum telematico che ha probabilmente dato inizio alle migliaia di pagine e siti web che hanno finalmente mostrato il vero volto della di Scientology, come mai prima era successo.

Kim Baker è stata anche, per un certo periodo, condirettore di F.A.C.T.N.et, e qui si toccano altri punti di attualità come l'evanescenza dei rapporti cyber-personali e la loro "irrealtà".

Nel 1994 Kim è stata premiata come migliore poster di alt.religion.scientology [a.r.s. nel testo], alla quale si era avvicinata quando ancora faceva parte della di Scientology, e che le ha fornito la conoscenza e gli inputs per uscirne. La sua storia tocca tutti i tasti di un appassionante giallo psico-sociologico, ma purtroppo è il racconto della realtà vissuta da questa umanissima e passionale giovane donna del Sud Africa.

Dopo molte peripezie e innumerevoli problemi Kim è da poco tornata tra i posters regolari di alt.religion.scientology.

La prima parte del lavoro riporta alcuni messaggi inviati da Kim, compreso il primo quando ancora era membro attivo di Scientology.

Potete trovare altri suoi interventi in inglese nel sito internet di Tilman Hausherr.

La seconda parte riguarda la storia scritta da Kim sulla sua esperienza personale nell'organizzazione di Scientology e i drammi del distacco. È una storia bella, profondamente onesta, scritta con sincerità da una persona sincera.

Kim non era scientologa di alto livello, ma in ogni sua parola si avverte il dolore di quanto l'esperienza l'abbia segnata. Ripercorre il suo passato e lo fa con coscienza, ci ha riflettuto a lungo. Non si tratta di una mera esposizione dei fatti. È un racconto che farà riflettere.

Ed è ancora più affascinante perché parte della storia di Kim si è svolta completamente in Rete: i suoi contatti con materiali critici, la sua comparsa su a.r.s. da scientologa praticante, la sua uscita dall'organizzazione e l'aiuto dei cyber-amici di tutti i continenti, e ancora l'assunzione dell'incarico presso F.A.C.T.Net di cui sto per parlarvi.

Ancora "convalescente" fu forse frettolosamente arruolata come condirettore di F.A.C.T.Net, grande archivio elettronico con base in Colorado, USA, di materiali su molti gruppi sospettati di usare tattiche coercitive, Scientology in particolare.

F.A.C.T.Net fu fondata da due ex scientologisti di lungo corso, Lawrence Wollersheim e Bob Penny. Wollersheim ha vinto la causa intentata contro Scientology per danni morali e psicologici, danni quantificati in primo grado in 30 milioni di dollari ridotti a 2,5 in appello. A tutt'oggi Scientology ha fatto di tutto per non pagare, e il debito ormai, tra capitale e interessi, ha raggiunto i cinque milioni di dollari [1998].

Nell'Agosto del '97 Scientology ha offerto a F.A.C.T.Net un accordo extragiudiziale per ritirarsi dal contenzioso legale che vede impegnate da anni le due organizzazioni, e si è detta disposta a pagare 12 milioni di dollari per il ritiro e la consegna dell'intero archivio dati.

Wollersheim ha rifiutato, dicendosi convinto di riuscire a dimostrare una volta per tutte che i diritti d'autore di cui Scientology vanta la proprietà di fatto non gli appartengono.

Nel caso ciò si verificasse, Scientology sparirebbe probabilmente dalla faccia della terra. Non è un mistero per nessuno infatti che sopravvive solo sui soldi che raggranella con i suoi costosissimi corsi e procedimenti, tutti rigorosamente coperti da copyright e marchi di fabbrica.

La guerra di Scientology contro F.A.C.T.Net ha purtroppo fagocitato la nostra Kim, ancora troppo vulnerabile, inesperta e che viveva lontano dall'arena ed era sostanzialmente sola. Kim infatti collaborava a F.A.C.T.Net unicamente via computer dell'ufficio.

Kim si dimise da condirettore di F.A.C.T.Net dopo che un amico sudafricano l'aveva informata che qualcuno stava progettando attentati dinamitardi contro Scientology.

In seguito vennero postate in Rete due sue Dichiarazioni firmate in cui diffamava gli ex colleghi di F.A.C.T.Net, gettando un velo oscuro su tutta l'operazione e mettendo in serio pericolo il lavoro dell'archivio elettronico.

La seconda parte di questa storia contiene il racconto fatto da Kim l'anno successivo alle Dichiarazioni che portarono grosso scompiglio tra i partecipanti al forum di alt.religion.scientology, e su come quelle dichiarazioni le furono estorte.

Il racconto è allucinante.

Mi chiedo come un'organizzazione che ricorre a questi metodi, a questo tipo di intimidazioni possa in coscienza definirsi "chiesa" e "religione", e come gli organismi chiamati a giudicare e vigilare non si siano ancora resi conto della vera natura della cosiddetta "chiesa" di Scientology.

Il rapporto diffuso dal Viminale nell'Aprile del 1998 pare comunque mostrare una certa consapevolezza sulla sua pericolosità.

Purtroppo parte del testo originale su cui ho lavorato deve aver perso dei bit durante le varie riproduzioni, e a volte mancano intere parole. Quando è stato possibile ho fatto del mio meglio per ricostruire i pezzi che mancano, ma a chi ha buona conoscenza dell'inglese consiglio di leggere l'originale. Le parti impossibili da ricostruire sono marcate [../..].

 
 
 
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