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Messia o pazzo? - Capitolo 1/5: La "crociera di impedimento" e altre avventure

Di Bent Corydon e Ron Hubbard, Jr. (alias Ronald DeWolf)
© 1987 Lyle Stuart Inc. Secaucus, New Jersey, ISBN 0-8184-0444-2

© Traduzione in italiano a cura di Simonetta Po, 2003-2004

 
Nel corso di tutti gli anni '50 Hubbard aveva molto parlato dello "spirito di gioco", dell'importanza di avere un "cuore leggero" e di come le punizioni non funzionassero.

Parlava di come i gruppi fossero composti di individui, e dell'importanza della libertà individuale. Ancora oggi gli scientologist leggono queste parole e sospirano per la saggezza che esse emanano. Contemporaneamente annuiscono di consenso per i sentimenti di Hubbard - espressi prevalentemente dalla metà degli anni '60 in poi - che riflettono un punto di vista opposto. Trovare pace tra contraddizioni così eclatanti rilevabili negli scritti dell'amato Fondatore è soltanto uno dei piccoli aspetti dell'essere uno scientologist felice e bene inserito.

L'Hubbard Communication Office Bullettin del 7 febbraio 1965, "Mantenere Scientology in Funzione", dice:

Se vuole andarsene, che lo faccia, e in fretta. Se si sono iscritti, sono a bordo, e se sono a bordo, sono qui alle stesse condizioni del resto di noi: vincere o morire nel tentativo. Non permetter loro mai di essere incerti sull'essere o no degli scientologist. Le migliori organizzazioni della storia sono state rigide e devote. Nessun branco smidollato di bambocci dilettanti ha mai concluso qualcosa. un universo duro. La patina sociale lo fa sembrare mite. Ma solo le tigri sopravvivono: ed è dura anche per loro.

Questa è un'attività mortalmente seria. E se non ce la faremo ad uscire dalla trappola ora, forse non avremo mai più un'altra occasione.

Quando la "Signora Batti-Batti-Le-Manine" viene a ricevere dell'addestramento, muta quel dubbio che le serpeggia negli occhi in uno sguardo fermo, pieno di dedizione e lei vincerà e noi vinceremo. Sii indulgente con lei e periremo tutti poco a poco.

Nel 1967, con lo stesso tono grave, Hubbard dichiarò di avere isolato il nemico di Scientology. Il nemico, disse, consisteva in un piccolo gruppo che «stava martellando Scientology fin dal 1950». Sostenne di aver isolato «una dozzina di uomini al vertice» e l'organizzazione da essi utilizzata, e i loro collegamenti in tutto il mondo. «Sono rossi come il sangue» disse. Essi avevano scelto «la psichiatria» e «la salute mentale» per minare l'Occidente! «E noi ci siamo messi di mezzo».

****
Nei mesi successivi la partenza del fidanzato John O'Keefe, Hana si trovò ad essere una delle favorite di Hubbard, che la promosse ad incarichi di alta responsabilità. E cadde ancora più profondamente nel suo incantesimo.

Hana Eltringham:

Stavamo facendo rotta da La Goulette (il porto di Tunisi) verso Valencia, dopo aver portato a termine il progetto "Missione nel Tempo".

R [come a volte Hubbard veniva chiamato, soprattutto per "questioni di sicurezza] mi chiamò nel suo ufficio e mi disse che da quel momento sarei stata il Capitano. Joe Van Staden stava per lasciare l'incarico perché sarebbe partito presto per una missione.

Risposi «OK» o qualcosa del genere, uscii dall'ufficio e... mi misi a tremare!

In questa vita non avevo avuto alcuna esperienza di mare, nemmeno su piccole barche. E la mia unica esperienza era quella sulla Avon River (Athena) - durata circa cinque mesi e senza un solo giorno in posizione di comando.

Devo essermi seduta alla mia scrivania sul ballatoio tra i due ponti, perché la cosa successiva che ricordo è che R mi chiamava con un cenno dalla porta del suo ufficio.

In una mano aveva l'E-meter e con l'altra mi porse le lattine, dicendomi di afferrarle. Senza preamboli R preparò il meter, eravamo ancora sul ballatoio che portava al suo ufficio. Mi chiese «Quand'è stata l'ultima volta in cui sei stata Capitano?». Gli parlai di un'esperienza (di vita precedente) e lui mi diede un riconoscimento.

Poi mi chiese di andare indietro in cerca di un episodio precedente simile. E lo feci. Trovai un episodio piuttosto importante e glielo raccontai, lui annuiva entusiasticamente dicendomi di continuare. Deve essere stato ciò che stava cercando, credo...

«Sei un Ufficiale Leale? [1]» mi chiese poi. La domanda mi sconcertò. Divenni euforica, ma allo stesso tempo mi sentivo confusa. R lasciò perdere e mi disse che potevo andare.

Circa un quarto d'ora dopo uscì dalla cabina raggiungendomi sul ponte. Mi fissò dritto negli occhi. Gli sorrisi dicendo che andava tutto bene. «L'ultima domanda è stata molto indicativa» gli dissi, «anche se non sono ancora riuscita a mettere assieme tutte le tessere del puzzle». Mi batté sulla spalla in modo molto affettuoso.

«Ecco qui la mia ragazza!» disse sorridendo radioso. «Ne scoprirai presto di più». Si girò rientrando nel suo ufficio.


Valencia, costa meridionale delle Spagna, 1968.

Elena Lorrell:

L'Apollo era rimasta nel porto di Valencia mentre noi eravamo fuori per il progetto "Missione nel Tempo". Nessuno degli ufficiali, tra cui Mary Sue [la moglie di Hubbard], sapeva a sufficienza di navigazione per spostare la nave.

Anche chi all'epoca aveva il grado di capitano non sapeva come muoverla, così venne lasciata ormeggiata alla banchina per circa due mesi. Un giorno la Capitaneria di porto chiese di spostarla. Il capitano, per pararsi il didietro, andò a terra e piantò su un gran casino in Capitaneria, con una scenata degna di Krusciov, quasi sbattendo la scarpa sulla scrivania. Così furono cacciati. E come conseguenza "perdemmo" la Spagna [2].

L'incidente ci costrinse a terminare in anticipo la "Missione nel Tempo". Eravamo nel mezzo di alcuni scavi a Cartagine che non poterono essere completati perché dovemmo precipitarci a Valencia per salvare l'equipaggio dell'Apollo.

Una volta là il Vecchio [Hubbard] diede l'incarico a noi dell'Atena di spostare l'Apollo (eravamo stati in mare per tre mesi navigando nelle situazioni meteorologiche peggiori. La forte stagione delle burrasche mediterranee durante le quali, tra uno scavo e l'altro, eravamo stati costantemente in mare, ci aveva resi marinai provetti).

L'Athena venne ormeggiata a fianco dell'Apollo e il Vecchio ebbe questo incredibile scontro verbale con Mary Sue. Potevamo sentire le loro urla nell'ufficio di LRH, come se le pareti fossero state di cartone.

Lui gliene disse di tutti i colori, che non aveva mai realmente voluto lei e i figli a bordo, e che lei doveva fare le valige, prendere i bambini e togliersi dai piedi. Litigarono a lungo. Mary Sue l'aveva molto deluso, non aveva spostato la nave e aveva lasciato accadere quel gran casino. LRH gridava con quanto fiato aveva in gola, gliene disse davvero di cotte e di crude.

Lei lo pregava di farla restare. Poi parecchio tempo dopo e in risposta alle sue preghiere le disse: «Bene, che cosa pensi di fare con questa nave di pazzi?». Lei gli propose di essere messa alla prova.

Così togliemmo la nave dall'ormeggio e la spostammo alla fonda. Il Commodoro le tolse la bandiera lasciando solo un cencio grigio a mezz'asta. Per loro iniziò ciò che venne definita "la crociera di impedimento".

****
Stettero in mare per circa due mesi e mezzo con un programma molto rigido. Noi, l'equipaggio dell'Atena (che in quel momento era l'ammiraglia, poiché avevamo a bordo il Commodoro) restammo in porto per quasi tutto il tempo.

L'Apollo intraprese questa crociera con lo scopo dichiarato di addestrare l'equipaggio. Il capitano era Mary Sue.

Potete immaginare questo equipaggio di 120 persone, tutti che dovevano addestrarsi da marinaio e fare tutti i tipi di corsi nautici, e anche risalire le condizioni di etica per togliere la nave dalla condizione di "impedimento". Dovevano imparare ad usare il radar, ad essere ufficiali e tutto il resto.

Impiegarono circa due mesi e mezzo e fu in quel periodo che violarono un paio di importanti convenzioni internazionali ed ebbero grossi problemi in un paio di paesi.

Innanzitutto furono mandati a fare la crociera di impedimento senza una bandiera, per cui non erano autorizzati ad entrare in nessun porto non avendo alcuna bandiera da issare (e non puoi entrare in porto senza una bandiera che ti identifichi). In secondo luogo, il fatto che avessero un capitano donna in acque spagnole li faceva identificare abbastanza sicuramente come una nave sovietica o del blocco orientale.

Furono fatti partire con carte nautiche vecchie e non aggiornate, senza conoscere le zone militari della zona. E iniziarono la loro crociera in zone militari top secret categoricamente vietate, poiché c'erano sottomarini nucleari in addestramento.

Presero terra un paio di volte e fu una commedia degli errori.

Alla fine vennero fermati da militari spagnoli armati che salirono a bordo e presero il controllo della nave. I militari arrestarono tutti sotto minaccia delle armi. Interrogarono a lungo Mary Sue e non potevano credere che non si trattasse di una nave spia.

Alla fine vennero rilasciati, ma iniziarono le chiacchiere su di una "nave spia" con paralleli con la Pueblo, la nave spia americana.

I militari fecero rapporto al Ministero dell'Interno spagnolo, pensavano che fossimo collegati alla CIA o al KGB, e alla fine all'Apollo venne vietata la navigazione in acque territoriali spagnole e fu espulsa dal paese.

****
Alla fine del 1968 i tre vascelli (Apollo, Athena e lo yacht Diana) si riunirono a Corfù, in Grecia. Eravamo in quel porto quando iniziò la pratica di scaraventare la gente in mare. Il Vecchio era davvero rabbioso e urlava a pieni polmoni.


Per qualche tempo far volare oltre il parapetto della nave chi violava le regole di Hubbard (fargli fare il cosiddetto "fuoribordo") divenne una tradizione della Sea Org. Solitamente i malcapitati venivano lanciati dal secondo ponte, ma in un paio di occasioni si utilizzò il ponte-passeggiata (a circa 8 metri d'altezza).

Hubbard scrisse un "Flag Order" in cui elencò l'ordine di gravità delle violazioni passibili di "fuoribordo" e le relative regole, ad esempio da quale ponte doveva venire lanciato in mare il colpevole, se gli si dovevano bendare gli occhi e se gli si dovevano legare le mani o i piedi.

Durante la cerimonia solenne tenuta ogni mattina all'alba, il Master at Arms [ufficiale di etica] chiamava il nome di chi il giorno prima era stato riconosciuto colpevole, il quale veniva afferrato da due suoi assistenti e lanciato in mare.

Hubbard scrisse anche la "tech" per fornire la teoria di questo tipo di azione disciplinare. Spiegò di come la mente reattiva (il subconscio) eserciti in realtà una "forza" contro l'individuo, e tale forza lo spinge al compimento di trasgressioni o atti illeciti. Sostenne perciò la necessità di applicare una forza maggiore per spingere l'individuo verso "le buone azioni".

Il che, essenzialmente, è quanto accade in un sistema penale che fornisca un procedimento equo. Tuttavia non sempre l'entourage di Hubbard disponeva di un procedimento equo, come illustra il seguente esempio.

L'imprenditore Homer Shomer, che ha vissuto a bordo dell'Apollo, ha raccontato:

Ero in plancia assieme a Marianne Wicher, una ragazza di 19 anni che si occupava dei tracciati radar. Eravamo di guardia.

LRH salì in plancia, guardò lo schermo del radar e vide due navi che secondo lui erano troppo vicine. Saranno state ad almeno cinque miglia di distanza. E saltò alla gola di Marianne. La offese in modo osceno assegnandola su due piedi al Rehabilitation Project Force [3]: «quella succhiacazzi di figa di merda di tua madre! Hai messo in pericolo la nave! Sei assegnata al RPF!» e la cacciò a calci dalla plancia.

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Mentre la neonata Sea Org viveva le sue prime avventure mia moglie ed io lavoravamo sodo, fino a notte fonda, a Saint Hill in Inghilterra. Studiavamo a davamo auditing per un salario che ci permetteva appena di sopravvivere. Avevamo firmato un contratto di due anni e mezzo in cambio di tariffe ridotte per corsi e auditing.

In primavera la foresta di Furnace che circondava il nostro piccolo cottage in affitto era bellissima e, nei rari momenti liberi, facevamo lunghe passeggiate.

Occasionalmente sentivamo fare racconti della vita a bordo dell'Apollo e dell'Athena. Ci dicevano che la disciplina era piuttosto severa. Ma in generale sapevamo davvero poco di quanto stava accadendo. Se ad esempio fossi venuto a conoscenza del fatto che dei bambini venivano rinchiusi nel vano delle catene sarei rimasto molto turbato e confuso. Dopo tutto progettavo di costruirmi una famiglia e sognavo di educare i miei futuri bambini secondo la "tech" di Hubbard.

Avevo letto quasi tutti gli scritti di Hubbard su "Come vivere con i bambini", cose come:

Vuoi che tuo figlio cresca in modo da non doverlo controllare, in modo che sia sempre in pieno possesso di se stesso. Da questo dipendono il suo buon comportamento, la sua salute, la sua sanità mentale.

I bambini non sono cani. Non possono essere addestrati come si fa con i cani. Non sono oggetti controllabili. Essi sono, e non trascurare questo punto, uomini e donne. Un bambino non è una specie particolare di animale distinto dall'uomo. Un bambino è un uomo o una donna che non ha ancora raggiunto la sua piena crescita.

Come ti sentiresti se fossi tirato e destra e a manca, se ricevessi continuamente degli ordini, se ti fosse impedito di fare ciò che vuoi fare? Ti irriteresti. La sola ragione per cui un bambino "non si irrita" è che è piccolo. Tu, adulto, avresti la tentazione di uccidere chi dovesse trattarti a quel modo, con gli ordini, le contraddizioni e la mancanza di rispetto che si riserva al bambino comune. Il bambino non ti picchia perché non è abbastanza grosso. Ma infanga il pavimento, interrompe il tuo pisolino, distrugge la pace della casa. Se fosse pari a te per quanto riguarda i diritti, non chiederebbe "vendetta". Questa forma di "vendetta" è un comportamento standard dei bambini...

La dolcezza e l'amore di un bambino vengono conservati solo fino a quando egli può esercitare il suo autodeterminismo. Interrompilo e, in un certo senso, interromperai la sua vita.

Esistono solamente due motivi per cui il diritto di decidere da solo di un bambino viene revocato - la fragilità e il pericolo del suo ambiente e te, perché tu farai a lui le cose che sono state fatte a te, indipendentemente da ciò che pensi...

L'idea di un minimo di disciplina non mi ripugnava. Dopotutto, se a bordo di una nave i marinai non avessero mantenuto la disciplina la nave sarebbe stata mal governata ed essi avrebbero potuto rischiare la vita.

Ma le punizioni arbitrarie? Quelle non hanno mai motivo di esistere. In fondo Hubbard aveva scritto che che:

Ricatto e punizione sono punti chiave di tutte le operazioni più oscure... la punizione non cura nulla... l'Uomo è fondamentalmente buono e la punizione lo danneggia... la disciplina severa potrebbe produrre obbedienza immediata, ma soffoca l'iniziativa.
Durante l'auditing questi punti di vista venivano fermamente applicati. Audii una persona tenendo a mente il dato che la forza, le punizioni e i traumi da essa subiti facevano parte di ciò che in lei non andava, e che per liberarsi dai loro effetti negativi doveva affrontarli gradatamente.

L'altra faccia della medaglia era quella "dell'overt". La persona doveva gradatamente affrontare anche la forza, le punizioni e i traumi che aveva inflitto ad altri, poiché essi erano componenti importanti dei suoi problemi e irresponsabilità attuali.

Per come la intendevo io l'auditing aveva a che fare con l'accrescere la capacità individuale di affrontare [confrontare] e comunicare, di diventare più vitale, più "se stessi". Per me l'auditing era un modo meravigliosamente efficace per de-ipnotizzare le persone.

Esisteva un "Codice dell'Auditor" i cui due punti più importanti dicevano: "Non valutare per il preclear" (vale a dire che in nessun modo l'auditor doveva dire al "preclear" che cosa egli avrebbe o non avrebbe dovuto pensare), e "non invalidare o correggere i dati del preclear". Molto importante era anche la regola " Nel corso della seduta resta sempre in una condizione di comunicazione a due vie ottimale con il preclear ". Vale a dire che bisognava tenere informato il preclear sulla procedura che si stava percorrendo stando attenti a qualsiasi cosa egli desiderasse dire, mostrandosi disponibili ad ascoltarlo con interesse e dando riconoscimento del fatto che si era udito ciò che egli aveva detto, e lo si era compreso.

Mi sembrava che il seguire queste regole producesse risultati stupefacenti. Ben presto Mary ed io ci guadagnammo la reputazione di auditor molto efficaci. Eravamo molto ricercati e davvero orgogliosi del costante flusso di lodi e racconti di vite cambiate in meglio. L'affetto dimostratoci da chi avevamo aiutato era un'enorme fonte di gratificazione.

L'auditing era la vera essenza della comunicazione civile. Per me, e all'epoca per molti altri, era ciò di cui Scientology consisteva, la sua vera natura.

Uno degli scritti più pubblicizzati di Hubbard è intitolato "Che cos'è la Grandezza":

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... il compito più duro che si possa incontrare è continuare ad amare un compagno nonostante tutti i motivi che potrebbero indurre a fare il contrario.

E il vero segnale di sanità mentale e grandezza è il continuare a farlo.

Per chi è in grado di farlo, c'è enorme speranza...

La vera grandezza rifiuta semplicemente di cambiare nonostante le cattive azioni subite - e una persona veramente grande ama i suoi compagni perché li comprende...

Quando una razza è dominata dalla crudeltà in nome della disciplina, a quella razza è stato insegnato ad odiare. E quella razza è destinata a fallire.

La vera lezione è imparare ad amare.

Per me era inconcepibile anche solo pensare che L. Ron Hubbard, il quale aveva "scoperto" tanta saggezza, l'avesse in prima persona totalmente violata. Forse c'era qualcuno vicino a lui - persone che non era ancora stato in grado di identificare - che stavano violando queste verità. Ma lui personalmente? No, il pensiero non poteva nemmeno sfiorarci.

Mi sarebbe occorso ancora diverso tempo per rendermi conto che la comunicazione civile e l'assistenza che ritenevo così di valore servivano soprattutto come "esca sull'amo".


Note:

1. Hana non aveva ancora fatto il livello di Thetan Operante sezione III, per cui non sapeva a che cosa si stesse riferendo Hubbard. Il lettore capirà in pieno significato della sua domanda al Capitolo 13, "Il Muro del Fuoco", nella seconda parte di questo libro.

2. Hubbard "voleva un paese", un luogo in cui potersi sentire al sicuro e da cui esercitare la propria influenza. "Prendere" un paese era il primo passo verso la "presa" del pianeta intero; per questo si parla di "perdere" dei paesi.

3. Essenzialmente, un campo di lavoro forzato di Scientology.

 
 
 
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